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Cassazione Penale, Ordinanza n. 03538/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non essendo state ravvisate ragioni di esonero.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che, in riforma della decisione di primo grado, aveva rideterminato la pena in anni due, mesi tre e giorni dieci di reclusione ed euro 140 di multa per un tentato furto aggravato in concorso. I motivi dedotti erano tre: 1) manifesta illogicità della motivazione sulla responsabilità penale, sostenendo che non fosse vera la circostanza relativa al perfetto funzionamento del cavo utilizzato; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla quantificazione della pena, ritenuta eccessiva; 3) vizio di motivazione sull'aumento di pena per la recidiva. La Corte di cassazione ha ritenuto che le censure mirassero in realtà a una diversa lettura del compendio probatorio e a una rivalutazione del merito, attività preclusa in sede di legittimità; quanto al trattamento sanzionatorio, ha ribadito che una motivazione specifica è necessaria solo quando la pena sia prossima al massimo edittale o superiore alla media, mentre la scelta di una pena media o prossima al minimo resta insindacabile se sorretta dai criteri di cui all'art. 133 c.p.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    richiamato quale norma sul concorso di persone nel reato, in relazione al fatto contestato

  • art. 56 c.p.

    richiamato per la configurazione del tentativo

  • art. 624 c.p.

    richiamato quale norma incriminatrice base del furto

  • art. 625 n. 2 c.p.

    richiamato quale aggravante del furto

  • art. 625 n. 7-bis c.p.

    richiamato quale ulteriore aggravante del furto

  • art. 606, lett. e), c.p.p.

    richiamato per delimitare il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione, non esteso alla rilettura del fatto

  • art. 133 c.p.

    richiamato come criterio di commisurazione della pena, la cui applicazione in misura media o prossima al minimo è insindacabile se adeguatamente sorretta

  • Corte Cost., sent. n. 186/2000

    richiamata per escludere ragioni di esonero dalla sanzione pecuniaria conseguente all'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione del materiale probatorio o una diversa ricostruzione dei fatti rispetto a quella operata dal giudice di merito; il vizio di motivazione non può trasformarsi in una richiesta di riesame del merito.
  • Le censure di illogicità della motivazione sono inammissibili quando non si confrontano specificamente con il percorso argomentativo seguito dai giudici di merito e si limitano a proporre una lettura alternativa delle risultanze processuali.
  • La determinazione della pena è sindacabile in cassazione solo quando la sanzione sia fissata in misura prossima al massimo edittale o comunque superiore alla media; se la pena è media o prossima al minimo, il giudice di merito può limitarsi a un richiamo ai criteri di cui all'art. 133 c.p.
  • L'aumento per recidiva e, più in generale, la quantificazione del trattamento sanzionatorio restano valutazioni di merito, censurabili in cassazione solo per manifesta illogicità o violazione di legge effettivamente specificata.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta, per legge, la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo ragioni di esonero.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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