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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38508/2025 del 27/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello nella parte relativa alla confisca disposta ex art. 648-quater c.p., denunciando l'errata applicazione della norma e chiedendo che la confisca per equivalente fosse limitata al valore del profitto effettivamente conseguito dal singolo autore (evitando una confisca del 'prodotto' in termini ampi e un vincolo solidaristico tra imputati). Si richiamava un contrasto giurisprudenziale e la pronuncia delle Sezioni Unite n. 13783/2025 (Massini) per sostenere che l'oggetto ablativo debba essere delimitato al vantaggio patrimoniale individuale e che non sia possibile una indebita moltiplicazione di sanzioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che l'art. 648-quater c.p. consente la confisca del prodotto e del profitto del reato e, nella forma per equivalente, può raggiungere anche il prezzo del reato. La Corte ha richiamato orientamenti nazionali e sovranazionali e la giurisprudenza di legittimità che definisce il prodotto come l'intero ammontare ricavato dall'operazione illecita e il profitto come il vantaggio economico. Ha ritenuto coerente e legittima la confisca del valore delle somme impiegate per ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa anche se tali somme non corrispondono all'utilità economica privata del riciclatore. Il profilo relativo al principio di proporzionalità e al contributo causale di ciascun concorrente non è stato esaminato perché non devoluto al giudice d'appello. Condanna dei ricorrenti alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648-quater cod. pen.

    Stabilisce obbligo di confisca del prodotto o del profitto per reati di riciclaggio/reimpiego/autoriciclaggio; il secondo comma consente, ove non sia possibile la confisca diretta, la confisca per equivalente anche riferita al prezzo del reato. La Corte interpreta la norma in senso ampio, includendo il prodotto come l'ammontare ricavato dall'operazione illecita e ammettendo confisca per equivalente del valore delle somme impiegate per occultare la provenienza illecita.

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Regola la sentenza pronunciata su accordo delle parti; la Corte ha rilevato che, dovendosi pronunciare su questioni espressamente devolute, l'esame in cassazione è limitato ai motivi rimasti disponibili.

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento al concorso di persone nel reato; i ricorrenti avevano richiamato la normativa per contestare il vincolo solidaristico della confisca, ma la Corte ha richiamato la distinzione tra prodotto e profitto e la possibilità di ablazione anche in presenza di concorso.

  • art. 648-bis, 648-ter, 648-ter.1 cod. pen.

    Fattispecie presidiate dall'art. 648-quater; la confisca mira a rimuovere dal circuito economico i beni di origine illecita e gli investimenti derivanti da tali proventi.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Introdotto per rafforzare l'ablazione dei beni di dubbia origine nei casi di condanna o patteggiamento; la Corte lo cita per sostenere la coerenza sistematica di un'interpretazione estensiva della confisca.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Riferimento alla patteggiamento e agli effetti di confisca obbligatoria previsti in casi analoghi; utilizzato per illustrare la funzione repressiva e ablativa del sistema.

  • Direttiva UE 2014/42 e Direttiva UE 2024/1260

    Le fonti UE definiscono il 'provento' ampiamente come ogni vantaggio economico derivato direttamente o indirettamente dal reato e autorizzano la confisca di proventi e beni di valore equivalente, sostenendo un approccio estensivo alla materia.

  • Convenzioni internazionali (Convenzione di Strasburgo 1990; Consiglio d'Europa Varsavia 2005; Convenzione di Vienna; Convenzione di Palermo; Convenzione ONU contro la corruzione)

    Richiamate per confermare l'orientamento sovranazionale che qualificano i 'proceeds' o 'proventi' in senso ampio, includendo beni ottenuti direttamente o indirettamente dal reato e giustificando una confisca estesa.

Massime di principio

  • In materia di riciclaggio/autoriciclaggio l'oggetto della confisca può comprendere sia il prodotto sia il profitto del reato; la confisca per equivalente può raggiungere anche il prezzo del reato e il valore delle somme utilizzate per occultare la provenienza illecita.
  • La nozione di 'prodotto' è intesa in senso ampio (l'intero ammontare ricavato dall'operazione illecita) mentre il 'profitto' è il vantaggio economico conseguito; il giudice deve distinguere le categorie ma la legge e la giurisprudenza supportano un'ablazione estesa per tutelare l'ordine pubblico economico.
  • Le censure basate sul principio di proporzionalità o sulla necessità di quantificare la quota di arricchimento attribuibile a ciascun concorrente devono essere tempestivamente e specificamente devolute al giudice di merito per poter essere esaminate in cassazione; se non sono oggetto di appello, non sono scrutinabili in cassazione.
  • La confisca per equivalente può colpire beni non materialmente trasformati ma che rappresentano investimenti o riposizionamenti del profitto; non è necessario che l'utile economico sia rimasto nella disponibilità diretta del riciclatore per legittimare l'ablazione quando le somme sono state impiegate per ostacolare l'identificazione della loro provenienza.
  • In processi conclusi su accordo delle parti ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., la gravità dei limiti di impugnazione comporta che la cassazione esamini soltanto le questioni rimaste disponibili; pertanto, per ottenere la revisione di una confisca è determinante aver specificamente censurato la questione in sede d'appello.

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