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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34274/2024 del 11/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Due motivi: (1) censura della qualificazione dei fatti come induzione indebita (art. 319-quater c.p.) e vizio di motivazione: il difensore sostiene che Lazzaro si limitò a chiedere prestiti (esponendo difficoltà economiche) senza esercitare persuasione, pressione o promessa di vantaggi; contesta l'interpretazione di frasi intercettate (es. "qualche cosa si aggiusta"). (2) censura relativa al reato di accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter c.p.): il difensore afferma che gli accessi erano per finalità istituzionali o per verifiche legittime sul proprio nominativo, che l'imputato aveva negato il dolo nell'interrogatorio e che il giudice non avrebbe adeguatamente valutato tali dichiarazioni; contesta inoltre la mancata indicazione del titolare dello "ius excludendi" dello SDI e lamenta violazione dell'art. 546 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi prospettati risultano diversi da quelli ritenuti ammissibili o manifestamente infondati. Ha confermato la ritenuta legittima qualificazione delle condotte come tentativi di induzione indebita (riqualificazione operata dalla Corte d'appello) e la condanna per gli accessi abusivi a sistema informatico nella forma aggravata; ha ritenuto non consentito in cassazione rimettere in discussione la valutazione di fatto svolta dai giudici di merito e ha ritenuto congrua la confutazione delle dichiarazioni difensive rese in interrogatorio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende; la sentenza impugnata resta efficace.

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen. (concussione)

    La Corte richiama la distinzione tra concussione e induzione indebita: l'art. 317 presuppone abuso costrittivo tramite violenza o minaccia (danno contra ius) che limita gravemente la libertà di determinazione della vittima.

  • art. 319-quater cod. pen. (induzione indebita a dare o promettere utilità)

    La norma configura condotte di persuasione, suggestione o inganno con valore condizionante più tenue rispetto alla concussione; la Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie quando emergono ripetute richieste, posizione di supremazia del pubblico agente e prospettiva di vantaggio indotto nei privati.

  • art. 615-ter cod. pen. (accesso abusivo a sistema informatico)

    La Corte conferma che l'accesso o il mantenimento in un sistema per ragioni ontologicamente estranee alle funzioni attribuite integra il reato; può configurarsi in forma aggravata se le consultazioni sono estranee allo svolgimento del servizio.

  • art. 56 e art. 81, secondo comma, cod. pen. (tentativo e continuazione)

    Richiamati come regole generali per la configurazione del tentativo e per l'unificazione di più reati per il vincolo di continuazione; la Corte d'appello li ha applicati nella determinazione della misura della pena.

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    Citato nell'impostazione originaria dell'accusa (esclusione della rilevanza penale di fatti denunciati); la pronuncia di Cassazione si è concentrata però sulla qualificazione come induzione indebita e sugli accessi abusivi.

  • art. 479 cod. pen. (falsità ideologica o materiale?)

    Il capo relativo all'art. 479 è stato dichiarato non sussistente in primo grado; la Corte di cassazione non ha riformato tale accertamento di fatto.

  • art. 546 c.p.p. (motivi di appello)

    Il difensore aveva invocato questa norma per criticare la mancata valutazione dell'interrogatorio di garanzia; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito si siano effettivamente confrontati con quelle dichiarazioni e le abbiano confutate.

  • art. 606, ultimo comma, c.p.p. (limiti del ricorso per cassazione)

    La Corte ha dichiarato inammissibile la censura che introduce argomenti nuovi non prospettati in sede di appello, richiamando il divieto di nuovi motivi in Cassazione.

  • art. 154-ter disp. att. cod. proc. pen. (comunicazioni all'amministrazione di appartenenza)

    La cancelleria deve comunicare il dispositivo della sentenza all'amministrazione pubblica di appartenenza dell'imputato.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione alla decisione di imporre la somma alla Cassa delle ammende, precisando che non si ritiene il ricorso presentato con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non può rivedere la valutazione di fatto dei giudici di merito: contestare la ponderazione delle prove è in genere inammissibile in Cassazione.
  • La distinzione tra concussione (art. 317) e induzione indebita (art. 319-quater) si fonda sulla gravità della pressione: la prima richiede un abuso costrittivo con danno contra ius, la seconda persuasione o pressione morale meno intensa ma capace di indurre la prestazione.
  • Richieste reiterate di denaro da parte di un pubblico agente, in presenza di posizione di supremazia e con prospettiva di vantaggi per il privato, possono integrare il delitto di induzione indebita anche in assenza di minacce esplicite.
  • L'accesso a sistemi informatici protetti per ragioni estranee alle funzioni attribuite configura il reato di cui all'art. 615-ter, anche se l'agente è abilitato tecnicamente; la finalità dell'accesso è elemento decisivo.
  • Le eccezioni introdotte per la prima volta in Cassazione (nuovi motivi) sono inammissibili ai sensi dell'art. 606 c.p.p.; le doglianze vanno formulate già in appello.
  • Le contestazioni basate unicamente sulla percezione soggettiva della vittima o su possibili interpretazioni alternative di frasi intercettate devono confrontarsi con la valutazione complessiva e logica del giudice di merito, che ha ampi poteri di interpretazione.

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