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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33415/2025 del 09/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione della sentenza che confermava la condanna, deducendo: 1) violazione di legge e nullità per presunta perdita/omissione dell'istanza di patteggiamento (con consenso iniziale del Pubblico Ministero) e mancata ricostituzione degli atti; 2) vizio di qualificazione giuridica: il fatto sarebbe tentato furto (o altro reato) e non tentata rapina impropria, con contestuale censura sulla sussistenza della minaccia; 3) mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62, primo comma, n. 4 c.p. e delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che: a) non sussiste violazione procedurale relativa all'istanza di patteggiamento, poiché dagli atti risulta il decreto di giudizio immediato e un precedente rigetto dell'istanza da parte del GIP (1 marzo 2017), e la rinnovazione della richiesta era priva dei requisiti previsti; b) la qualificazione del fatto come tentata rapina impropria è corretta poiché l'imputato avrebbe proferito minacce nei medesimi atti idonei alla sottrazione, integrando la fattispecie di rapina impropria secondo la giurisprudenza; c) il mancato riconoscimento dell'attenuante di speciale tenuità e delle generiche è adeguatamente motivato: per la rapina va valutata la pluralità di offese (patrimoniale e alla persona) e il giudice di merito può basare la decisione anche su un solo parametro rilevante. Confermata la condanna per tentata rapina impropria in concorso e la condanna alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 112 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente in relazione a presunte violazioni procedurali; la Corte ha ritenuto non provata la nullità e assente l'illegittimità denunciata.

  • art. 113 cod. proc. pen.

    Richiamato assieme all'art. 112 nella censura sulla procedura di patteggiamento; la Corte ha escluso la violazione in base alla documentazione e alla valutazione del giudice di merito.

  • art. 62, primo comma, n. 4 cod. pen.

    art. 62, primo comma, n. 4 cod. pen.

    La norma relativa a una specifica attenuante è stata invocata dal ricorrente; la Corte ha ritenuto non applicabile l'attenuante perché, nella rapina, non è sufficiente il modico valore della cosa sottratta: va valutata anche la lesione alla libertà e all'integrità della persona.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato per i parametri di valutazione delle circostanze attenuanti generiche; la Corte sottolinea che il giudice di merito può utilizzare uno dei parametri ritenuto prevalente per concedere o negare l'attenuante.

  • Sez. 5, n. 21877 del 16/03/2023 (Tofan)

    Giurisprudenza richiamata in tema di rinnovazione dell'istanza di patteggiamento: la rinnovazione, in caso di dissenso del PM, può essere proposta solo con termini diversi rispetto alla precedente istanza.

  • Sez. 2, n. 35134 del 25/03/2022 (Velkovic)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che integra tentata rapina impropria la condotta in cui, dopo atti idonei alla sottrazione non portati a compimento per cause indipendenti, l'agente usa violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità.

  • Sez. 2, n. 50987 del 17/12/2015 (Salamone)

    Citata in relazione al principio che la speciale tenuità del danno richiede una valutazione complessiva degli effetti dannosi, non solo del modesto valore economico del bene.

  • Sez. 2, n. 19308 del 20/01/2010 (Uccello)

    Riferimento giurisprudenziale sul tema della valutazione della speciale tenuità in reati che ledono più beni giuridici.

  • Sez. 2, n. 23903 del 15/07/2020 (Marigliano)

    Richiamata per il principio che anche un solo elemento fra quelli previsti dall'art. 133 può giustificare il diniego o la concessione delle attenuanti generiche.

  • Sez. 2, n. 4790 del 16/01/1996 (Romeo)

    Giurisprudenza di riferimento sulle modalità di valutazione delle circostanze attenuanti generiche da parte del giudice di merito.

Massime di principio

  • La rinnovazione dell'istanza di patteggiamento, dopo un precedente rigetto o dissenso del pubblico ministero, può essere ammessa solo se formulata in termini diversi dalla prima richiesta e prima dell'apertura del dibattimento; in mancanza la nuova istanza può essere respinta.
  • Se le minacce o la violenza sono contestuali ad atti idonei alla sottrazione e dirette a garantire l'impunità, la fattispecie va qualificata come rapina (anche impropria) e non come semplice furto; la valutazione è di merito e difficilmente sindacabile in cassazione salvo vizi logico-giuridici.
  • L'attenuante della speciale tenuità non può essere riconosciuta valutando solo il modico valore del bene sottratto: per reati plurioffensivi (es. rapina) occorre una valutazione complessiva degli effetti dannosi sulla persona e sul patrimonio.
  • Le decisioni del giudice di merito sulle circostanze attenuanti generiche possono fondarsi anche su un solo elemento rilevante tra quelli indicati dall'art. 133 c.p.; la Corte di legittimità verifica la correttezza logico-giuridica della motivazione più che la congruità della scelta discrezionale.
  • Prove di fatto rilevanti (es. comprensione della lingua, contenuto e contesto delle minacce, esistenza documentale di istanze) devono essere concretamente dimostrate: affermazioni generiche o mere supposizioni non sono sufficienti per ribaltare la decisione di merito.

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