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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8639/2024 del 27/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto che ha disposto l'esecuzione, nei confronti del ricorrente, della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (misura di prevenzione) rimasta sospesa per la sopravvenuta esecuzione di pena detentiva. Il ricorrente contestava la carenza o insufficienza della motivazione quanto alla perdurante pericolosità sociale: si dolceva della mancata considerazione della distanza temporale e dell'eterogeneità dei precedenti (reati contro il patrimonio risalenti fino al 2008) rispetto al fatto del 2022 (coltivazione in casa di 37 piante di marijuana), della mancata specificazione della categoria di pericolosità ai sensi dell'art. 1 lett. b) vs lett. a) del d.lgs. 159/2011 e dell'assenza del requisito dell'abitualità intesa come scelta di vita criminale protratta nel tempo.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto che la motivazione del provvedimento impugnato fosse presente ed effettiva: le censure sollevate attengono prevalentemente al merito (valutazione della congruità probatoria, rilevanza della distanza temporale e dell'eterogeneità delle condotte) e non a violazioni di legge. La Corte ha inoltre ritenuto fondata la qualificazione del ricorrente tra i soggetti di cui all'art. 1, lett. b), d.lgs. n.159/2011, avendo egli tratto in parte il proprio sostentamento da attività illecite. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 6 d.lgs. n.159 del 2011

    Invocato dal ricorrente in relazione alla motivazione; la Corte ha ritenuto che non vi sia stata violazione del principio posto da tale disposizione, essendo la motivazione nel merito effettiva e non meramente apparente.

  • art. 14, comma 2-ter, d.lgs. n.159 del 2011

    Richiamato dal ricorrente come parametro di valutazione della misura di prevenzione; la Corte non ha rilevato una specifica violazione di tale norma, valutando le contestazioni come censure di merito.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiesto dal ricorrente in tema di motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione richiesta dall'art.125 c.3 sia stata fornita in modo adeguato e quindi non sussista motivo di cassazione per violazione di legge.

  • art. 10, comma 3, d.lgs. n.159 del 2011

    La Corte ha richiamato tale norma per ricordare che il ricorso per cassazione avverso i decreti in materia di misure di prevenzione è consentito esclusivamente per violazione di legge, escludendo il sindacato di merito.

  • art. 1, lett. b), d.lgs. n.159 del 2011

    La Corte d'appello ha qualificato il ricorrente come soggetto rientrante nella lett. b) (chi trae anche in parte i mezzi di sostentamento da attività illecite); la Cassazione ha ritenuto congrua tale qualificazione in base alle emergenze di fatto.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la conseguenza automatica dell'inammissibilità del ricorso: obbligo di condanna del proponente al pagamento delle spese e di una somma a titolo di ammenda; la Corte ha comminato euro 3.000 considerata la manifesta assenza di pregio delle argomentazioni.

  • Corte Cost., sent. n.24 del 2019

    Citata nel testo come riferimento relativo alla lett. a) dell'art.1 d.lgs.159/2011, la sentenza ha ridotto/limitato l'ambito applicativo di quella categoria; la Corte di merito ha comunque escluso la necessità di ricorrere a quella lett. a) per il caso concreto.

  • Corte Cost., sent. n.186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione al principio sulla valutazione della colpa del proponente in caso di inammissibilità; la Corte ha ritenuto non applicabile l'assenza di colpa e ha quindi disposto la sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso decreti in materia di misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge: critiche di merito (valutazione delle prove, apprezzamento dell'abitualità o della distanza temporale dei fatti) non sono sindacabili in cassazione.
  • La carenza o insufficienza della motivazione, se allegata, deve essere configurata come violazione di legge o come motivazione apparente; la semplice diversità di giudizio sulle conclusioni dei giudici di merito non è sufficiente.
  • La Corte può qualificare il soggetto nella specifica categoria di pericolosità (es. lett. b) d.lgs. 159/2011) anche implicitamente, purché dalla motivazione emerga in modo chiaro il fondamento fattuale di tale inquadramento.
  • La produzione di nuovi fatti (es. arresto per coltivazione di stupefacenti durante prova ai servizi sociali) costituisce elemento forte per ritenere la perdurante pericolosità e giustificare la riesecuzione della misura di prevenzione.
  • Chi propone ricorso deve considerare il rischio di condanna alle spese e a una somma a titolo di ammenda se il ricorso è dichiarato inammissibile per carenza di violazione di legge; è quindi strategico focalizzare il gravame su specifiche violazioni normative e non solo su valutazioni di merito.
  • Le questioni relative all'abitualità e alla rilevanza della distanza temporale tra reati sono principalmente di merito: per contestarle efficacemente in cassazione occorre dimostrare che il giudice di merito abbia omesso un passaggio logico-giuridico obbligatorio o abbia applicato erroneamente la legge.

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