Cassazione Penale, Sentenza n. 42348/2022 del 09/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che ha revocato la sospensione condizionale della pena concessa con sentenza del Tribunale di Vibo Valentia (23/06/2006, irrevocabile 21/05/2007). Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art.168 co.1 n.2 c.p., sostenendo che i reati per i quali è stato successivamente condannato erano stati commessi in epoca anteriore al giudicato della sentenza che aveva concesso il beneficio, e quindi non potevano fondare la revoca.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto corretta l'ordinanza impugnata che, conformandosi alla giurisprudenza di legittimità, ha considerato rilevante la circostanza che nel quinquennio successivo all'irrevocabilità della sentenza che aveva concesso la sospensione (21/05/2007) il D'Aloi abbia compiuto altri delitti (tra cui fatti riconducibili all'art.416-bis c.p., usura ed estorsione) per i quali ha riportato condanna con sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro del 18/05/2016, divenuta irrevocabile il 19/08/2018. È stato ribadito il principio che la decadenza dal beneficio si verifica di diritto non appena la nuova condanna diviene irrevocabile e che la pronuncia di revoca ha funzione ricognitiva ed effetti retroattivi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 168 cod. pen., comma 1, n.1
La causa della revoca della sospensione condizionale è la commissione di un nuovo reato entro il termine in cui il rapporto punitivo resta sospeso; la decadenza si verifica di diritto quando la nuova condanna diviene irrevocabile, indipendentemente dalla pronuncia giudiziale di revoca.
art.168 cod. pen., comma 1, n.2
Invocata dal ricorrente come parametro di valutazione della revoca; la Corte ha esaminato la questione in luce della giurisprudenza applicabile e ha ritenuto che la revoca fosse legittima in quanto gli ulteriori delitti rientravano nel periodo utile per la decadenza.
Indicazione del reato (associazione di tipo mafioso) tra quelli accertati nel quinquennio post-irrevocabilità e che hanno contribuito a fondare la revoca del beneficio.
Richiamata come norma relativa a specifici reati contestati in periodo rilevante ai fini della revoca.
Norma che autorizza la condanna al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende per ricorso inammissibile o manifestamente infondato; la Corte ha disposto il pagamento di euro 3.000.
Massime di principio
- Per valutare la revoca della sospensione condizionale la sequenza temporale rilevante comprende: la data di irrevocabilità della sentenza che ha concesso il beneficio, le date di commissione dei fatti che si assumono revocanti e la data di irrevocabilità delle sentenze successive; la decadenza si realizza di diritto quando la condanna successiva diviene irrevocabile.
- La pronuncia di revoca del giudice dell'esecuzione ha carattere prevalentemente ricognitivo: gli effetti della decadenza operano ex tunc dal momento in cui si è verificata la causa (commissone del reato) e non dalla data della pronuncia di revoca.
- In contestazioni simili il punto cruciale è dimostrare che i reati ritenuti revocanti non rientrano nel periodo di sospensione o che, comunque, la condanna successiva non è divenuta irrevocabile in modo da determinare la decadenza automatica; la mera precedente commissione rispetto alla data di giudicato non è automaticamente determinante se, complessivamente, i fatti rientrano nel quinquennio dalla irrevocabilità.
- Il difensore deve verificare e documentare con precisione tre date: irrevocabilità della sentenza che ha concesso il beneficio, date di commissione dei fatti contestati e data di irrevocabilità delle sentenze successive; discrepanze o sovrapposizioni temporali possono essere decisive per il successo del ricorso.
- Quando sussistono condanne definitive per fatti commessi durante il periodo di sospensione, la revoca è agevolmente sostenibile dalla Procura e difficilmente sindacabile, salvo profili di illegittimità formale o errori nel computo dei termini.
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