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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25370/2026 del 06/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La decisione riguarda il controllo di legittimità su un'ordinanza cautelare con cui era stata applicata a un indagato la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicare con terzi, in relazione a condotte contestate come atti sessuali con minore affidato per ragioni di istruzione e corruzione/induzione sessuale di minore mediante compenso, nonché a un'ulteriore imputazione collegata. Il ricorrente deduceva due motivi: primo, manifesta illogicità della motivazione e travisamento della prova, sostenendo che le fotografie rinvenute nel tablet non dimostrassero quanto affermato nell'ordinanza circa l'abitudine di invitare ragazzi in casa; secondo, omessa motivazione sulle osservazioni difensive volte a screditare la credibilità del minore persona offesa, valorizzando il curriculum scolastico/giuridico del ricorrente dal quale emergerebbero assenze per malattia incompatibili con la frequenza mattutina e abituale degli asseriti rapporti.

La decisione

La Corte ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché generico e non confrontato con l'intero compendio motivazionale dell'ordinanza impugnata, che fondava i gravi indizi non solo sulle fotografie ma soprattutto sulle dichiarazioni della persona offesa, su messaggi e chat, su ulteriori riscontri documentali e sulle sommarie informazioni di una testimone. Ha inoltre escluso il dedotto travisamento della prova, osservando che la censura mirava sostanzialmente a una rivalutazione del materiale indiziario. Il secondo motivo è stato reputato infondato: il tribunale del riesame non era tenuto a confutare analiticamente ogni deduzione difensiva e il documento sul curriculum del ricorrente non era comunque indicato come decisivamente incompatibile con il racconto accolto. Pertanto il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità avverso un'ordinanza cautelare, la censura di vizio motivazionale è ammissibile solo se confronta puntualmente l'intero percorso argomentativo del provvedimento, mentre è inammissibile quando si limita a proporre una lettura alternativa di singoli elementi di prova.
  • Il travisamento della prova non può essere dedotto in modo meramente assertivo: occorre indicare il dato processuale asseritamente travisato e la sua decisività rispetto alla tenuta complessiva della motivazione.
  • In sede cautelare, i gravi indizi di colpevolezza integrano una qualificata probabilità di responsabilità e non coincidono con la prova indiziaria di cui all'art. 192, comma 2, c.p.p.; perciò non è richiesta la stessa intensità di precisione e concordanza propria del giudizio di merito.
  • Il tribunale del riesame può fondare la gravità indiziaria su un insieme eterogeneo di elementi, tra cui dichiarazioni della persona offesa, riscontri documentali, chat, immagini e sommarie informazioni testimoniali, purché la motivazione dia conto in modo logico della loro convergenza.
  • Il giudice di merito non deve confutare analiticamente ogni singola deduzione difensiva, essendo sufficiente una valutazione globale e logicamente coerente del materiale probatorio; le argomentazioni incompatibili con la decisione possono ritenersi implicitamente disattese.

Come è indicizzato

MaterieIntercettazioniEsigenze cautelariViolenza sessualeAtti sessuali con minorenne
RamiProcesso penaleReati sessualiMisure cautelari
SottomaterieCaptatore informatico
IstitutiInutilizzabilità della provaOnere della prova

Testo integrale

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