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Cassazione Penale, Ordinanza n. 34630/2025 del 23/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Catania, deducendo violazione di legge e/o vizio motivazionale con riferimento alle deduzioni difensive già formulate in appello. Dal testo emerge che il merito del giudizio riguardava l'individuazione dell'imputato come autore di un furto e la conferma della recidiva applicata in sede di merito. Il ricorrente lamentava, in modo generico, che la Corte territoriale non avesse risposto in modo sufficiente ed esaustivo alle doglianze difensive e contestava anche la motivazione posta a fondamento dell'aumento di pena per recidiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché privo di specificità e sostanzialmente assertivo: non indicava chiaramente i capi o punti censurati né sviluppava specifiche richieste con adeguate ragioni di diritto e dati di fatto. La Corte ha inoltre rilevato che il ricorrente non si confrontava con la motivazione della Corte d'appello, ritenuta logica, congrua e corretta in diritto, sia quanto alla prova della responsabilità per il furto sia quanto alla recidiva, motivata sulla base delle modalità del fatto e dei precedenti penali. Conseguentemente, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 99 c.p.

    aumento di cui all'articolo 99 cod. pen.

    La recidiva può essere applicata quando, in concreto, la nuova condotta criminosa esprima una perdurante inclinazione a delinquere e una maggiore pericolosità sociale; la motivazione deve dar conto dell'apprezzamento individualizzato della capacità a delinquere, non bastando un richiamo meramente formale ai precedenti penali.

  • art. 616 c.p.p.

    a norma dell'art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di inammissibilità del ricorso, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, se non vi è assenza di colpa nella causa di inammissibilità, anche della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

  • art. 192 c.p.p.

    Non richiamato espressamente nel testo, ma la decisione valorizza il fatto che il ricorso non si confronta con la motivazione e con gli elementi di prova richiamati dalla sentenza di merito.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione deve essere specifico: è inammissibile quando si risolve in doglianze generiche, assertive o omnicomprensive, senza indicare con precisione i capi o punti della decisione impugnata e senza formulare richieste coerenti con ragioni di diritto e dati di fatto.
  • Per censurare utilmente la motivazione della sentenza di appello non basta lamentarne l'insufficienza in termini astratti: occorre confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi e spiegare quali passaggi siano illogici, contraddittori o giuridicamente errati.
  • La recidiva non può essere affermata in base al solo dato formale dei precedenti penali: il giudice deve motivare in concreto sulla capacità del nuovo reato di rivelare una maggiore pericolosità sociale e una perdurante inclinazione al delitto, considerando natura dei reati, offensività, distanza temporale e omogeneità tra i fatti.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non risulta assenza di colpa nella relativa determinazione, il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiRecidiva

Testo integrale

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