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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21109/2023 del 17/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello che li aveva condannati per: falso ideologico in atto pubblico (capo B, connesso all'abuso d'ufficio) e truffa aggravata (capo C) per fatti commessi tramite l'inserimento, nel sistema informatico delle sanzioni amministrative, di codici di blocco ("99" = pagato; "45" = illecito insussistente) per archiviare 12 verbali a favore della ditta Domina carrozzeria. I ricorrenti contestavano che tali operazioni fossero atti pubblici falsificabili, sostenendo che i codici erano meri atti interni/gestionali senza autonoma rilevanza giuridica, che non avevano interrotto l'iter procedimentale né hanno creato un atto di disposizione patrimoniale idoneo a integrare la truffa, e deducevano errori di qualificazione giuridica e mancato riconoscimento di attenuanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto non manifestamente infondati i ricorsi e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata agli effetti penali perché i reati residui si erano estinti per prescrizione (reati estinti al più tardi nell'aprile 2014, prescrizione maturata nell'ottobre 2021). Sotto il profilo delle questioni di merito (effetti civili), la Cassazione ha però dichiarato infondati i principali motivi dei ricorrenti: ha confermato l'interpretazione per cui il concetto di "atto pubblico" ai fini penali può comprendere anche atti interni della pubblica amministrazione, ha equiparato il documento informatico al cartaceo, ha ritenuto che l'inserimento dei codici abbia prodotto false attestazioni rilevanti e idonee a incidere sulla procedura (giustificando la qualificazione in falso e la rilevanza ai fini della truffa) e ha escluso la violazione del principio "bis in idem" tra i reati contestati. I motivi relativi alle attenuanti e al trattamento sanzionatorio sono stati assorbiti dall'annullamento per prescrizione.

Norme richiamate

  • artt. 479-491-bis cod. pen. (falsità in atti pubblici e norme correlate)

    La Corte ha ritenuto applicabile il regime delle falsità anche a documenti informatici e ad atti amministrativi interni che abbiano rilevanza giuridica o probatoria nell'ambito della PA; l'inserimento dei codici è stato valutato come falsa attestazione idonea a incidere sulla procedura

  • art. 2699 cod. civ. (riferimento al concetto di atto pubblico in diritto civile)

    La Cassazione precisa che il concetto di "atto pubblico" ai fini penali è più ampio di quello civilistico dell'art. 2699 c.c. e può includere atti interni della PA se aventi rilevanza giuridica/probatoria

  • art. 476, comma 2 cod. pen. (circostanza aggravante evocata nell'imputazione)

    La circostanza aggravante è stata evocata in imputazione ma non è stata contestata nei fatti né ritenuta; la sua mancata contestazione/incidenza ha influito sulla determinazione della prescrizione e del trattamento sanzionatorio

  • art. 480 cod. pen. (falsità ideologica 'in certificazione' amministrativa)

    I ricorrenti avevano chiesto la riqualificazione nel reato di cui all'art. 480; la Corte ha ritenuto invece che le attestazioni false ricadessero nella fattispecie più ampia di falso in atto pubblico (art. 491-bis) considerata applicabile

  • art. 491-bis cod. pen. (falso ideologico in atto pubblico)

    La Corte ha applicato tale norma ritenendo che le falsità informatiche che incidono sulla gestione del registro e sulla procedura sanzionatoria costituiscano falso ideologico in atto pubblico

  • Principio del "bis in idem"

    La Corte ha stabilito che non c'è violazione del "bis in idem" quando sussiste concorso materiale tra reati (es. falso e truffa) perché la falsificazione è stata usata come artifizio per realizzare la truffa; non si tratta di reato complesso previsto come elemento costitutivo di un altro reato

Massime di principio

  • Il documento informatico va equiparato, ai fini penali, al documento cartaceo: le manipolazioni informatiche che incidono sulla rilevanza giuridica o probatoria degli atti possono integrare il reato di falso in atto pubblico
  • Un "atto interno" della pubblica amministrazione può assumere rilevanza penale se è idoneo a influire su procedure o decisioni amministrative: la mera qualificazione come operazione gestionale non esclude automaticamente la rilevanza penale
  • Se la falsificazione informatica è impiegata come artifizio per ottenere un vantaggio patrimoniale o evitare un esborso per l'amministrazione, è possibile il concorso materiale tra falso e truffa (non assorbimento)
  • Per la difesa in casi simili conviene documentare e dimostrare: a) che le operazioni contestate erano prive di efficacia giuridica autonoma, b) che non hanno interrotto o ostacolato l'iter procedurale in modo concreto, c) che non hanno determinato un atto di disposizione patrimoniale né un danno effettivo all'ente
  • La prescrizione può determinare l'annullamento senza decisione sul merito; per gli interessati è cruciale agire tempestivamente sulla prescrizione e, per l'accusa, provare con chiarezza gli effetti giuridico-procedurali delle manipolazioni informatiche
  • In sede di imputazione è importante indicare con precisione le aggravanti contestate e i corrispondenti fatti per evitare che questioni formali ne compromettano l'applicabilità in giudizio

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