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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28599/2026 del 28/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (indagato)

La controversia

Il procedimento nasce da indagini sulla gestione del servizio di trasporto marittimo di passeggeri svolto in convenzione con lo Stato e con la Regione siciliana da una società armatoriale. All'indagato, dirigente operativo e responsabile commerciale/deputy della società, erano stati provvisoriamente contestati plurimi episodi di frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e attentato alla sicurezza dei trasporti, per avere, secondo l'accusa, consentito l'impiego di navi non conformi agli standard di efficienza e sicurezza, occultato o minimizzato avarie e fatto conseguire indebitamente compensazioni pubbliche mediante una rappresentazione non veritiera dello stato della flotta e della regolare esecuzione del servizio. Il Tribunale del riesame aveva annullato solo la misura del divieto di dimora, ritenendo insussistenti i gravi indizi per alcuni reati. Il pubblico ministero ricorreva per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione: contestava, per la frode nelle pubbliche forniture, l'applicabilità dell'orientamento secondo cui il reato non sussiste quando la prestazione è resa all'utenza e non direttamente alla pubblica amministrazione, sostenendo che parte rilevante del costo gravava sull'ente pubblico e che il Tribunale aveva svalutato elementi istruttori e intercettazioni; per la truffa aggravata contestava l'esclusione di un obbligo di comunicazione delle avarie e la mancata valorizzazione di clausole contrattuali, estratti dei giornali di bordo e attestazioni del RINA, nonché la frammentazione analitica degli indizi; deduceva inoltre l'interesse all'impugnazione per cristallizzare il quadro cautelare e prevenire recidive attraverso il mantenimento della misura interdittiva e del divieto di dimora.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'impugnazione non fosse inammissibile per difetto di interesse, ma ha escluso qualsiasi vizio della motivazione dell'ordinanza del riesame. Quanto alla frode nelle pubbliche forniture, ha confermato che il reato non è configurabile nelle concessioni di servizio pubblico quando la prestazione è diretta all'utenza e non alla pubblica amministrazione contraente, richiamando un recente precedente conforme. Quanto alla truffa aggravata, ha rilevato che il Tribunale aveva motivato in modo congruo l'assenza di un obbligo di autonoma comunicazione delle avarie e l'insufficienza degli elementi indiziari sulla natura e gravità delle stesse, con valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità. La decisione cautelare impugnata è dunque rimasta ferma.

Norme richiamate

  • art. 356 c.p.

    Il delitto di frode nelle pubbliche forniture richiede che il destinatario diretto della prestazione sia la pubblica amministrazione contraente; non è configurabile nelle concessioni di servizi in cui la prestazione è resa all'utenza.

  • art. 640-bis c.p.

    La Corte richiama la contestazione di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ma conferma la valutazione del riesame sull'insussistenza di un quadro indiziario sufficiente, anche per mancanza di prova di un obbligo di comunicazione delle avarie.

  • art. 432 c.p.

    È menzionato come uno dei reati provvisoriamente contestati, ma non è oggetto di specifica censura nel ricorso.

  • art. 606 c.p.p.

    Il sindacato di legittimità sul vizio di motivazione in materia cautelare è limitato alla verifica dell'adeguatezza e congruenza della motivazione rispetto ai canoni logici e di diritto.

  • art. 12 del Capitolato d'appalto

    È richiamato dal ricorrente come clausola considerata dal Tribunale per escludere un obbligo di esibizione/documentazione, ma la Corte non ne trae una regola autonoma, limitandosi a confermare la motivazione del riesame.

  • art. 9 del Capitolato d'appalto

    È invocato dal ricorrente per sostenere l'esistenza di ulteriori obblighi documentali e di deposito degli estratti dei giornali di bordo.

Massime di principio

  • Nelle concessioni di servizi pubblici la frode nelle pubbliche forniture non è configurabile quando la prestazione è resa direttamente all'utenza e non alla pubblica amministrazione contraente, poiché manca il destinatario pubblico della fornitura richiesto dalla norma.
  • In sede di legittimità contro provvedimenti cautelari personali, la Corte di cassazione non rivaluta il merito degli elementi indiziari, ma verifica soltanto che la motivazione del tribunale del riesame sia logicamente e giuridicamente adeguata.
  • La censura che si limita a contrapporre una diversa lettura del materiale investigativo alla valutazione del tribunale del riesame è inammissibilmente diretta al merito, se la motivazione impugnata è congrua e non manifestamente illogica.
  • Per la truffa aggravata in materia di erogazioni pubbliche, l'indicazione accusatoria di una condotta omissiva o decettiva deve poggiare su un effettivo obbligo giuridico di comunicazione o rappresentazione, non essendo sufficiente una generica asserzione di non veridicità dei dati se il giudice di merito esclude tale obbligo con motivazione non illogica.
  • Quando gli indizi riguardano avarie o irregolarità tecniche di un servizio complesso, il giudice cautelare può ritenere insufficiente una valutazione frammentaria degli elementi se, considerati unitariamente, non raggiungono la soglia dei gravi indizi di colpevolezza.

Come è indicizzato

MaterieEsigenze cautelariTruffaFrode nelle pubbliche forniture
RamiMisure cautelariDelitti contro il patrimonioProcesso penale
SottomaterieTruffa aggravata
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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