Cassazione Penale, Sentenza n. 24857/2023 del 08/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di dissequestro dell'autovettura Audi A1 R1 Sportback targa GB846HL, sequestrata nel procedimento a carico di Sabrina Mansueto per falsità ideologica in atti pubblici (dichiarazioni false al PRA). Debar sosteneva di aver acquistato lecitamente il veicolo il 25/05/2022 da una concessionaria pagando €28.000 con due assegni circolari e di essere estraneo alle condotte della Mansueto; il Tribunale di Asti aveva ritenuto invece insoddisfacente la prova della sua buona fede, rilevando elementi anomali (origine della provvista non chiarita, accrediti improvvisi sul conto della madre che avrebbe aiutato nell'acquisto, pagamento avvenuto 12 giorni dopo il trasferimento di proprietà nonostante acconto molto ridotto, primo trasferimento dalla Mansueto alla concessionaria senza passaggio di denaro e in prossimità dell'audizione della Mansueto). Debar deduceva nullità, violazione di legge e contraddittorietà della motivazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 325 c.1 c.p.p., è ammesso solo per violazione di legge e che non ricorreva alcuna violazione di legge né un vizio motivazionale tale da rendere nullo o incomprensibile il ragionamento del Tribunale. La Corte ha confermato che il Tribunale aveva correttamente applicato il principio (consolidata giurisprudenza) secondo cui il terzo proprietario che chiede la restituzione del bene sequestrato ha l'onere di provare la propria buona fede, e che nel caso concreto Debar non aveva assolto tale onere, posto che il Tribunale aveva motivato con elementi concreti e logici. Conseguentemente il sequestro è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Il ricorso per cassazione avverso ordinanze rese ai sensi degli artt. 322-bis e 324 c.p.p. è ammesso solo per violazione di legge; la Corte ha applicato questo limite e ha escluso la sussistenza di violazioni di legge nell'atto impugnato.
artt. 322-bis e 324, cod. proc. pen.
Norme che disciplinano i provvedimenti cautelari e le ordinanze reclamabili; richiamate per circoscrivere l'ambito di impugnazione in Cassazione in combinato con l'art. 325 c.1.
Norme penali richiamate nel procedimento di merito nei confronti di Sabrina Mansueto relative alle false dichiarazioni e alle falsità in atti pubblici che hanno giustificato il sequestro preventivo del veicolo; la Corte non ha riformato le valutazioni di merito su tali fatti.
Giurisprudenza consolidata (Sez. 3, n. 12473/2015 e altre pronunce citate)
Principio interpretato dalla Corte: il terzo che si dichiara proprietario o titolare di diritto reale sul bene sequestrato ha l'onere di provare la propria buona fede, intesa come assenza di condizioni che rendano ragionevolmente ipotizzabile una sua responsabilità o negligenza connessa all'uso illecito del bene. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente applicato tale principio e valutato i fatti.
Massime di principio
- In casi di sequestro preventivo poi finalizzato alla confisca obbligatoria, il terzo che domanda il dissequestro deve provare la propria buona fede: non basta l'asserzione di acquisto lecito.
- La prova della buona fede richiede elementi concreti sull'origine della provvista e sulla regolarità dell'acquisto (documentazione di pagamento, tracciabilità dei fondi, assenza di collegamenti sospetti con l'indagato, congruità dei tempi e delle modalità di trasferimento).
- Tempistiche anomale (pagamento posteriore al trasferimento, accrediti improvvisi su conti di terzi, trasferimenti senza passaggio di denaro) possono legittimamente far ritenere insufficiente la buona fede e giustificare il mantenimento del sequestro.
- La Corte di Cassazione, nel rito delineato dall'art. 325 c.p.p., verifica esclusivamente la violazione di legge o vizi motivazionali radicali: non supplisce alla valutazione di merito sui fatti che attengono all'istruttoria e alla valutazione probatoria del giudice di merito.
- Quando si acquista un bene potenzialmente coinvolto in indagini, conviene conservare e documentare immediatamente ogni elemento di prova della lecita provenienza dei fondi e della regolarità dell'acquisto (contratto, ricevute, bonifici tracciabili, comunicazioni alla concessionaria).
- In sede di impugnazione cè scarsa efficacia a contestare valutazioni di fatto ben motivate: è più utile puntare su vizi di diritto o su gravi carenze motivazionali documentabili.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 8 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24636/2023 del 08/06/2023
- Sentenza penale · 8 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24637/2023 del 08/06/2023
- Sentenza penale · 8 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24638/2023 del 08/06/2023
- Sentenza penale · 8 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24639/2023 del 08/06/2023
- Sentenza penale · 8 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24640/2023 del 08/06/2023
- Sentenza penale · 8 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24641/2023 del 08/06/2023
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →