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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24641/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso deduceva: (1) questione di legittimità costituzionale dell'art. 216, comma 1, n. 1, c.p., per l'obbligatorietà dell'assegnazione alla colonia agricola in caso di dichiarazione di delinquenza abituale, violando gli artt. 3 e 13 Cost.; (2) vizio di motivazione e violazione degli artt. 103 e 216 c.p. nella valutazione della pericolosità sociale necessaria per la dichiarazione di abitualità e l'applicazione della misura di sicurezza; (3) vizio di motivazione e violazione di legge nella valutazione della recidiva specifica e reiterata

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e generico. Ha ritenuto manifestamente infondata la questione costituzionale, richiamando la giurisprudenza costituzionale (sentenza 1974) che ha ritenuto legittima l'automatismo dell'assegnazione a colonia agricola in caso di dichiarazione di abitualità fondata su precedenti e indole del reato. Ha inoltre respinto i motivi relativi alla pericolosità sociale e alla recidiva, ritenendo che i giudici di merito abbiano correttamente valutato la concreta e attuale dedizione al delitto dell'imputato alla luce di numerose condanne definitive, della professionalità criminale dimostrata (modalità di effrazione, azione notturna, danni rilevanti), della reiterazione delle condotte e dei falliti tentativi di reinserimento. Conseguentemente è stata confermata la dichiarazione di delinquente abituale e l'applicazione della misura di sicurezza della colonia agricola per 2 anni; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • art. 216, comma 1, n. 1, cod. pen.

    Prevede l'assegnazione obbligatoria a colonia agricola o casa di lavoro in caso di dichiarazione di delinquenza abituale; la Corte ha ritenuto la previsione compatibile con la Costituzione e riconducibile alla discrezionalità del legislatore

  • art. 103 cod. pen.

    Indica gli elementi ai fini della qualificazione soggettiva (es. precedenti, indole del reato) su cui il giudice può basare la dichiarazione di abitualità; la Corte ha ritenuto che tali elementi, debitamente valutati, possano giustificare la dichiarazione

  • art. 203 cod. pen.

    Definisce la pericolosità sociale come probabilità di recidiva; la Corte ha applicato questa nozione per confermare la prognosi di pericolosità dell'imputato

  • art. 133 cod. pen.

    Elenca le circostanze da considerare nella determinazione della pericolosità e della pena (modalità del fatto, danno, intensità del dolo, precedenti, condizioni di vita, motivi): la Corte ha ritenuto che tali parametri fossero soddisfatti dal complesso probatorio

  • art. 3 Cost.

    Richiamato nel contesto della questione costituzionale prospettata (parità e non discriminazione); la Corte ha ritenuto il motivo infondato rispetto alla normativa impugnata

  • art. 13 Cost.

    Richiamato rispetto alla libertà personale nelle censure costituzionali; la Corte ha ritenuto che l'obbligatorietà della misura prevista dall'art. 216 non violi tali garanzie in base alla giurisprudenza costituzionale richiamata

Massime di principio

  • La dichiarazione di delinquente abituale può legittimamente fondarsi principalmente sui precedenti penali e sull'indole del nuovo reato; tali elementi possono giustificare, nei limiti di legge, l'automatismo previsto dall'art. 216 c.p.
  • Per contestare efficacemente la dichiarazione di abitualità o l'applicazione della misura di sicurezza occorre un censimento critico e specifico dei motivi e degli argomenti utilizzati dai giudici di merito: mere ripetizioni generiche del dissenso sono normalmente inammissibili
  • La pericolosità sociale deve essere valutata con riferimento ai parametri dell'art. 133 c.p. (modalità del fatto, gravità del danno, intensità del dolo, precedenti, condizioni di vita, motivi) e la presenza di numerosi precedenti e di modus operandi professionale rafforza la prognosi di pericolosità
  • Le questioni di legittimità costituzionale che investono scelte di politica legislativa (es. obbligatorietà di una misura) sono difficilmente fondate se la Corte costituzionale ha già autorizzato la valutazione legislativa in sede precedente
  • Per ottenere una diversa qualificazione o misura meno afflittiva è utile produrre elementi concreti e attuali di reinserimento sociale o di cessazione della pericolosità; prove generiche di buona condotta non documentata difficilmente sovvertono il giudizio motivato dei giudici di merito

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