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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6389/2023 del 15/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di secondo grado che li ha ritenuti responsabili, in concorso e come associati, di un'associazione per delinquere finalizzata a truffe, ricettazioni, furti e sostituzioni di persona nei confronti di un gestore telefonico (Vodafone) nonché di specifici reati-fine ad essa ascritti. Le censure principali sono: 1) contestazione della configurazione dell'associazione per delinquere (mancanza di vincolo permanente, indeterminatezza del programma criminoso e struttura associativa); 2) inutilizzabilità di intercettazioni e documenti acquisiti in altri procedimenti (art. 270 c.p.p. e sequela di atti estranei); 3) inesistenza o insufficiente prova dei singoli reati (furti, ricettazioni, estorsione) e del ruolo di promotore/organizzatore attribuito a Palmisano e ai De Stradis; 4) errori nell'applicazione della recidiva e nella motivazione relativa alle circostanze attenuanti; 5) doglianze sul trattamento sanzionatorio e sulla valutazione della continuazione e dei connessi aumenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e generici, e pertanto inammissibili. Motivazioni principali: i ricorrenti non hanno specificato gli atti processuali affetti da vizio né dimostrato l'incidenza decisiva dell'eventuale esclusione di tali elementi probatori sul complessivo compendio indiziario; la sentenza di merito si fondava non solo su intercettazioni captate in altri procedimenti ma anche su intercettazioni del procedimento principale, dichiarazioni di persone informate sui fatti e denunce delle persone offese; la Corte territoriale ha adeguatamente motivato la configurazione dell'associazione per delinquere ricavandola dalla reiterazione, durata e omogeneità delle condotte e dalla divisione di ruoli; il possesso di beni di provenienza illecita senza giustificazione ha legittimamente fondato le condanne per ricettazione; la valutazione e la motivazione sull'applicazione della recidiva facoltativa e sul diniego delle attenuanti generiche sono ritenute congrue. Conseguenze pratiche: inammissibilità dei ricorsi; condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che i requisiti dell'associazione per delinquere (vincolo stabile, indeterminatezza del programma criminoso, struttura anche minima) potevano essere desunti dalla ripetizione sistematica di delitti omogenei, dal modus operandi comune e dalla divisione di ruoli tra i partecipanti, distinguendo legittimamente il reato associativo dal mero concorso di persone nei singoli reati-fine

  • art. 270 cod. proc. pen.

    Quanto all'utilizzabilità delle intercettazioni effettuate in altri procedimenti, la Corte ha ritenuto che l'eccezione risultava generica perché i ricorrenti non indicarono quali atti fossero viziati né dimostrarono che, eliminandoli, il resto del materiale probatorio sarebbe stato insufficiente a mantenere il convincimento di colpevolezza

  • art. 133 cod. pen.

    In ordine alle circostanze attenuanti generiche la Corte ha confermato il principio secondo cui il giudice di merito può basare la decisione su uno o più elementi previsti dall'art. 133 (personalità dell'imputato, entità del reato, modalità esecutive), ritenendo congrua la motivazione del diniego delle attenuanti per essersi basata su elementi rilevanti del profilo personale e del precedente penale

Massime di principio

  • Per ottenere l'annullamento in Cassazione per inutilizzabilità di intercettazioni o documenti occorre indicare con precisione gli atti affetti dal vizio e dimostrare l'incidenza decisiva della loro esclusione sul complessivo compendio probatorio; eccezioni generiche sono inammissibili
  • La configurazione dell'associazione per delinquere può essere desunta (anche in assenza di 'mafiosità') dalla reiterazione sistematica di reati omogenei, dalla durata, dal modus operandi comune e dalla divisione di ruoli tra più soggetti; tali elementi devono essere confutati specificamente in grado di appello e in cassazione
  • Il semplice possesso di beni provenienti da reato, se non giustificato plausibilmente, può fondare la condanna per ricettazione in quanto prova del dolo sulla provenienza illecita
  • La contestazione della recidiva richiede una trattazione specifica: il giudice di merito deve motivare l'applicazione o l'esclusione della recidiva e la sua incidenza sulla determinazione della pena; la negazione o l'applicazione sommaria può essere ritenuta conforme se adeguatamente giustificata
  • Nel contestare il ruolo attribuito a un imputato (promotore, organizzatore, mero esecutore) è necessario confrontarsi punto per punto con le risultanze probatorie (intercettazioni, dichiarazioni, atti di indagine) poste a base della qualificazione del ruolo
  • Le censure sul trattamento sanzionatorio (aumenti per continuazione, distanziamento dal minimo edittale) devono essere formulate con argomentazioni concrete e specifiche: richieste generiche non costituiranno motivo di annullamento

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