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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6318/2023 del 15/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d\'Appello di Roma che li aveva condannati per bancarotta fraudolenta patrimoniale (operazioni dolose causative del dissesto) e per bancarotta fraudolenta documentale. Le censure principali denunciavano: violazione del principio della condanna solo "oltre ogni ragionevole dubbio" e vizi di motivazione sull\'elemento soggettivo; mancata prova del ruolo di amministratore di fatto (contestazione dell\'effettivo potere gestionale nonostante procure o cariche tecniche); erronea qualificazione della fattispecie (presunta mera distrazione patrimoniale vs. complesso di operazioni dolose); inesistenza di distrazioni perché beni appartenevano a terzi; omessa valutazione di prove a discarico (richiesta di escussione di testi, mancanza di prova di richiesta di consegna documenti da parte del curatore); e richiesta di riqualificazione da bancarotta fraudolenta documentale in bancarotta semplice o di applicazione di attenuanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha confermato che le prove raccolte in sede di merito (documentali e plurime testimonianze) consentivano di ritenere provata la qualifica di amministratori di fatto e l\'elemento soggettivo doloso, sia per le operazioni dolose che hanno cagionato il dissesto sia per la bancarotta documentale collegata. Ha respinto le censure sulla qualificazione del fatto, sulla presunta appartenenza dei beni a terzi e sulla mancanza di richiesta formale di consegna documenti, ritenendo che la convocazione del curatore e il complesso delle operazioni dimostrassero l\'intento fraudolento. Ha confermato le pene e le pene accessorie già determinate dalla Corte d\'Appello, ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 223, II comma, n.2, Legge fallimentare

    Disciplina le "operazioni dolose" cagionanti il dissesto: si richiede un insieme coordinato di atti (quid pluris) che determini un indebito depauperamento del patrimonio della società, distinto dalla mera distrazione e con autonoma valenza di bancarotta fraudolenta patrimoniale

  • art. 216, I comma, Legge fallimentare

    Riferimento alla fraudolenza patrimoniale generale; la Corte precisa la differenza tra la bancarotta prevista da art. 216 e le operazioni dolose di art. 223, sottolineando l\'autonomia della fattispecie

  • art. 2740 cod. civ.

    Principio della responsabilità patrimoniale del debitore con tutti i suoi beni presenti e futuri; la Corte richiama che il rilievo penale sussiste ove venga meno il diritto di godimento nel patrimonio della fallita, previa verifica del valore effettivo del diritto al momento del trasferimento

  • art. 2639 cod. civ.

    Criteri per individuare l\'amministratore di fatto: non è sufficiente la procura generale in astratto, serve prova significativa e continuativa dello svolgimento di funzioni direttive e gestorie

  • art. 114 cod. pen.

    Riguarda le circostanze attenuanti: la Corte ha escluso l\'applicazione invocata perché ha ritenuto provato il ruolo gestionale concreto e il perdurare del potere gestorio fino al fallimento

  • art. 16, n. 3, Legge fallimentare

    Attribuisce obblighi all\'amministratore dopo la dichiarazione di fallimento (es.: consegna documentazione); la Corte ha ritenuto rilevante la convocazione del curatore quale passo funzionale all\'adempimento di tali obblighi

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. b) - menzionato come richiamo alla motivazione)

    Regola i motivi di ricorso per cassazione e la necessità di specificità delle censure; la Corte ha escluso alcune doglianze per genericità o per mancata specificità degli elementi probatori indicati

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 (conv. L. 176/2020)

    Norma procedurale richiamata in ordine alla richiesta di discussione orale in Cassazione (richiesta effettuata da alcuni difensori); non ha inciso sul merito delle censure

Massime di principio

  • Per ritenere l\'amministratore di fatto non basta la procura generale o la qualifica formale: è necessaria la prova significativa e continuativa di esercizio effettivo dei poteri gestori (atti concreti, presenza decisionale e controllo).
  • La fattispecie delle "operazioni dolose" (art. 223) richiede un complesso di atti coordinati che producano un depauperamento ingiustificato del patrimonio: non è una mera somma di singole azioni, ma un procedimento integrato valutato nel suo complesso.
  • La cessione o l\'utilizzo di beni apparentemente appartenenti a terzi può avere rilevanza penale se produce il venir meno del diritto di godimento nel patrimonio della fallita e contribuisce al dissesto; occorre valutare il valore effettivo del diritto al momento del trasferimento.
  • La bancarotta documentale richiede l\'accertamento del dolo specifico collegato al progetto fraudolento patrimoniale; la connessione fra i fatti patrimoniali e la sottrazione/omissione delle scritture è centrale per escludere la riqualificazione in bancarotta semplice.
  • In sede di impugnazione è essenziale proporre censure specifiche e puntuali con riferimento al dato probatorio; deduzioni generiche o prive di indicazione di quale prova sarebbe stata travisata sono normalmente inammissibili o infondate.
  • La tempestiva convocazione da parte del curatore e il complesso delle condotte poste in essere possono supplire all\'assenza di una formale richiesta di consegna documenti custoditi da terzi, qualora emerga dal quadro probatorio l\'ostruzione o l\'inadempimento doloso.

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