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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19133/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la misura custodiale di maggior rigore nei confronti del ricorrente, gravemente indiziato di più fatti di reato: reati contro la normativa sugli stupefacenti (artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309/1990, con particolare contestazione di associazione finalizzata al narcotraffico al capo 2) e un'ipotesi di corruzione (capo 43). Il ricorso articolava tre motivi principali: 1) censura della gravità indiziaria rispetto alla configurazione dell'associazione (sostenendo invece l'applicabilità del sesto comma dell'art. 74), 2) contestazione dell'intraneità del ricorrente all'associazione e della sua partecipazione soggettiva, 3) contrarietà della misura rispetto alle esigenze cautelari per mancanza di concretezza e attualità del rischio (genericità delle argomentazioni sul rischio di recidiva e marginalità del ruolo).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto i motivi privi di un concreto confronto con la motivazione del Tribunale: il primo motivo è inammissibile per formulazioni di principio e per mancata confutazione delle valutazioni probatorie e normative del Tribunale (anche la questione dell'errore di persona non è stata adeguatamente provata); il secondo motivo non ha messo in discussione i molteplici elementi valorizzati dal Tribunale a sostegno del contributo associativo del ricorrente; il terzo motivo è generico e aspecifico, senza affrontare la motivazione del Tribunale che ha individuato concrete ragioni di pericolosità e rischio di recidiva. Condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Disposto l'invio degli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Individua il Tribunale quale giudice del riesame; la Corte ha ritenuto legittimo il ruolo del Tribunale nel confermare la misura cautelare in base agli elementi investigativi prodotti

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sui delitti in materia di sostanze stupefacenti; richiamata nel quadro dei reati-reato fine contestati nel contesto associativo

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    richiamati in particolare il comma 5 e il comma 6

    Riguarda l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la difesa invocava l'applicabilità del comma 6 (configurazione attenuata), ma la Corte ha ritenuto che tale censura non superi la motivazione del Tribunale e che i reati fine non siano integralmente riconducibili all'ipotesi attenuata

  • art. 94 disp. att.

    Norma procedurale relativa agli adempimenti di cancelleria; la sentenza dispone gli adempimenti previsti a carico della cancelleria

Massime di principio

  • Per impugnare con successo un'ordinanza cautelare è necessario un concreto e puntuale confronto con la motivazione del giudice di merito: mere argomentazioni di principio non sono sufficienti.
  • Le censure sulla qualificazione giuridica del fatto (es. applicabilità del comma 6 vs comma 5 dell'art. 74 DPR 309/1990) devono dimostrare in che modo la diversa qualificazione inciderebbe effettivamente sulla misura cautelare; altrimenti risultano ininfluenti.
  • Contestare l'intraneità o il contributo associativo richiede l'analisi e la confutazione specifica degli elementi probatori e delle considerazioni soggettive svolte dal Tribunale, non affermazioni generiche.
  • Nelle impugnazioni sulle esigenze cautelari occorre negare la concretezza e attualità del pericolo con elementi di fatto (es. prova di stabile residenza, lavoro, misure alternative concrete, incapacità delle fonti probatorie a sostenere il rischio), altrimenti la censura è ritenuta aspecifica.
  • Errori di identificazione o confusione tra indagati devono essere provati puntualmente; la semplice affermazione senza ricostruzione probatoria non scalfisce la motivazione motivata del giudice.
  • In situazioni analoghe è strategico proporre misure cautelari alternative motivate e documentate (obbligo di presentazione, arresti domiciliari, custodia attenuata) e fornire elementi concreti che riducano il rischio di recidiva o di inquinamento probatorio.

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