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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22077/2025 del 12/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Firenze del 19/09/2023 che aveva confermato la condanna di Goddi Rita (amministratrice di azienda agricola) per: 1) abbandono/deposito incontrollato di rifiuti ferrosi (art. 256, comma 2 D.lgs. 152/2006) e 2) combustione illecita di rifiuti (art. 256‑bis D.lgs. 152/2006). Il ricorso articolava otto motivi: prescrizione della contravvenzione; mancata prova del deposito temporaneo (e onere probatorio sulla difesa); inesistenza del pericolo concreto per l'integrazione dell'art. 256‑bis; mancanza dell'elemento soggettivo/colpevolezza; omissione di applicazione dell'art. 131‑bis c.p. (particolare tenuità del fatto); derubricazione alla fattispecie di cui al comma 1 dell'art. 256; illegittima valorizzazione del silenzio dell'imputata; diniego della sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato nella quasi totalità dei motivi e ne ha rigettato le censure. In particolare: la doglianza sulla prescrizione è risultata infondata (calcolo dei termini e sospensioni: prescrizione non maturata); sono state confermate le valutazioni di merito circa la non sussistenza dei requisiti del deposito temporaneo (assenza di separazione per categorie, incertezza sulla provenienza, assenza di registro carico/scarico e sporadicità dei ritiri da terzi); è stata ribadita l'applicabilità dell'art. 256‑bis anche senza prova di un pericolo concreto per l'incolumità (basta l'appiccamento del fuoco ai rifiuti abbandonati/depositati in modo incontrollato); è stata respinta la richiesta del riconoscimento della particolare tenuità (art. 131‑bis) per insussistenza della non abitualità e per gravità della condotta; rigettati anche i rilievi sul diritto al silenzio e sulla sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità. Conseguenza pratica: conferma della condanna di primo grado (pena di 1 anno e 5 mesi di reclusione) e rigetto del ricorso di cassazione.

Norme richiamate

  • D.lgs. 152/2006 art. 256 comma 2

    La fattispecie del deposito incontrollato di rifiuti può assumere natura permanente (deposito "controllabile" con omessa rimozione): esclude la tesi della natura esclusivamente istantanea e giustifica il computo della prescrizione fino al sequestro; la condotta contestata è stata ritenuta riconducibile all'articolo in presenza delle condizioni di accumulo, assenza di registro e incertezza di provenienza.

  • D.lgs. 152/2006 art. 256‑bis

    Per integrare il reato di combustione illecita di rifiuti non è necessario dimostrare il danno ambientale o un pericolo concreto per la pubblica incolumità: è sufficiente l'appiccare il fuoco a rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata.

  • D.lgs. 152/2006 art. 183 (definizioni, comma 3 e lett. bb/ e bb) — richiamo al deposito temporaneo)

    I requisiti del deposito temporaneo (es. separazione per categorie, produzione in sito, durata non superiore a un anno) devono essere dimostrati dall'interessato; l'onere probatorio grava sulla difesa se si invoca la natura favorevole del deposito temporaneo.

  • D.lgs. 152/2006 art. 182 comma 6‑bis

    Le deroghe per piccoli cumuli di materiale vegetale non si estendono automaticamente a materiale eterogeneo e imballaggi: la qualificazione va fatta in base alla natura del materiale effettivamente rinvenuto.

  • D.lgs. 152/2006 art. 185 e art. 185‑bis

    Richiamati nel quadro normativo sulle operazioni di gestione e deposito dei rifiuti; la Corte evidenzia il ruolo delle previsioni normative sul termine massimo e le modalità di deposito per distinguere il deposito temporaneo dal deposito incontrollato.

  • Codice penale art. 424

    La norma richiede, diversamente dall'art. 256‑bis, che l'atto ponga in pericolo di incendio (pericolo di incendio) per la punibilità: la differenza normativa conferma che l'art. 256‑bis non richiede il rischio di incendio per la pubblica incolumità.

  • Codice penale art. 423 comma 2

    La Corte ha ritenuto non pertinente il confronto tra l'art. 256‑bis e l'art. 423 c.p.: quest'ultimo richiede caratteristiche di evento incendioso di vaste proporzioni non equiparabili alla combustione illecita di rifiuti.

  • Codice penale art. 131‑bis

    La causa di non punibilità per particolare tenuità richiede una valutazione complessa e cumulativa degli indici (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno/ pericolo) e la non abitualità; la Corte ha ritenuto negativo il giudizio su tali componenti e ha escluso l'applicazione della norma.

  • Codice penale art. 133

    Richiamato come criterio per valutare la gravità (criteri di quantificazione della pena e della gravità dell'offesa) ai fini del giudizio di particolare tenuità; utilizzato dalla Corte per negare la tenuità.

  • Codice di procedura penale art. 606 comma 1 lett. b)

    Richiamato per spiegare i limiti della censura in cassazione: il motivo deve prospettare la violazione di legge o un vizio di motivazione specifico e non una mera diversa valutazione del fatto; molte censure sono state ritenute valutazioni in fatto non sindacabili in Cassazione.

  • Norma sulla sospensione della prescrizione (richiamo a art. 159 nel testo applicabile ratione temporis e L. 29/6/2017 n. 103)

    La Corte ha applicato la disciplina sulla sospensione dei termini di prescrizione (periodi di sospensione legati al deposito della motivazione e ad altri eventi processuali), ritenendo che la prescrizione non fosse maturata alla data attuale in considerazione delle sospensioni intervenute.

Massime di principio

  • Quando si invoca la natura di "deposito temporaneo" dei rifiuti l'onere di prova grava sull'interessato: è necessario dimostrare separazione per categorie, collegamento certo tra rifiuto e attività produttiva del sito e che la permanenza non eccede i limiti temporali previsti.
  • Il deposito incontrollato può avere natura permanente: la prescrizione decorre fino a quando non viene rimosso o smaltito il materiale (e può coincidere con la data del sequestro), quindi attenzione ai calcoli dei termini prescrizionali e alle sospensioni processuali.
  • Per il reato di combustione illecita di rifiuti (art. 256‑bis) non è richiesta la prova di un pericolo concreto per la pubblica incolumità né la dimostrazione di un danno ambientale: l'appiccare il fuoco a rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato è sufficiente.
  • La qualificazione giuridica delle condotte di gestione/raggruppamento/abbruciamento dipende dalla natura effettiva dei materiali rinvenuti (eterogenei vs. vegetali), non da costruzioni astratte: le deroghe per piccoli cumuli vegetali non si estendono automaticamente a rifiuti eterogenei o imballaggi.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131‑bis) richiede una valutazione cumulativa e favorevole di tutti gli indici previsti (modalità della condotta, colpevolezza, entità del danno) e l'accertamento della non abitualità: la mera esecuzione di azioni ripristinative non garantisce automaticamente il beneficio.
  • In cassazione non è sufficiente proporre una diversa lettura dei fatti o valorizzare selettivamente deposizioni: bisogna indicare specifici vizi di diritto o di motivazione (illogicità manifesta, travisamento della prova) per far valere la censura.
  • La valutazione del silenzio dell'imputato deve essere contestualizzata e l'eventuale censura richiede che si mostri l'incidenza che l'eliminazione di tale elemento avrebbe sulla decisione; in assenza di ciò la censura è generica e inammissibile.
  • I rifiuti gestiti tramite ritiro occasionale da terzi devono risultare da documentazione (registro carico/scarico o altra prova) per poter considerare legittimo il deposito temporaneo: la mancanza di tracciabilità indebolisce la linea difensiva.

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