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Ordinanza

Ordinanza n. 100/2026 - Bologna, Sezione 2

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, - dell’atto prot. n. 3239 del 16.02.2026, avente ad oggetto “DINIEGO DELLA SCIA 4310/DI E ARCHIVIAZIONE DEL PROCEDIMENTO. OZZANO DELL’EMILIA, VIA IDICE, 57. DATI CATASTALI: F. 61, M. 154. RICHIEDENTI: RAVANELLI IVAN, CAVINA LORENA”, nella parte in cui conferma i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza edilizia in riferimento al Fabbricato A (principale); - di ogni altro atto ad esso presupposto e/o connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto, ivi inclusa, ove occorrer possa, la comunicazione prot. 16760 del 25.08.2025 recante i motivi ex art. 10 bis L. 241/1990 ostativi all’accoglimento dell’istanza.

Giustizia amministrativa202600508

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. IIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego della SCIA e archiviazione del procedimento, limitatamente alla conferma dei motivi ostativi relativi al Fabbricato A

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l’atto comunale di diniego della SCIA e archiviazione del procedimento, chiedendone cautelarmente la sospensione, nonché gli atti presupposti e connessi, inclusa la comunicazione dei motivi ostativi ex art. 10-bis l. 241/1990. Dal testo non risultano specificamente esposte le singole censure di legittimità; il giudice rileva tuttavia che esse sono prima facie infondate alla luce delle plurime motivazioni addotte dall’amministrazione. In particolare, l’autorimessa oggetto della richiesta di mutamento d’uso sarebbe stata realizzata in deroga alle disposizioni degli strumenti urbanistici, sulla base della specifica disciplina di settore richiamata nel provvedimento, con conseguente non modificabilità della destinazione d’uso.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare, ritenendo insussistenti i presupposti per la sospensione dell’efficacia dell’atto impugnato. Il fumus boni iuris è stato escluso perché le censure risultano prima facie infondate, in considerazione delle plurime motivazioni amministrative e, soprattutto, della ritenuta non modificabilità della destinazione d’uso dell’autorimessa realizzata in deroga agli strumenti urbanistici. Le spese della fase cautelare sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo i presupposti della tutela cautelare nel processo amministrativo; il TAR l’ha respinta ritenendo prima facie infondate le censure.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza è stata indicata tra gli atti presupposti impugnati; il testo non espone una specifica statuizione autonoma sulla sua applicazione.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la sospensione dell’efficacia di un diniego amministrativo deve essere negata quando le censure risultino prima facie infondate alla luce delle motivazioni poste dall’amministrazione a fondamento dell’atto.
  • Un manufatto realizzato in deroga agli strumenti urbanistici, secondo una disciplina speciale che ne stabilisca la destinazione, non può essere assoggettato a un mutamento di destinazione d’uso incompatibile con tale disciplina, salvo diversa previsione normativa.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziQualificazione degli interventiTutela cautelare
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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