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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37756/2021 del 01/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (creditore)

La controversia

La vicenda origina da un'esecuzione forzata mobiliare promossa in base a un decreto ingiuntivo esecutivo. La parte debitrice propose opposizione, deducendo vizi dell'atto esecutivo; il tribunale dichiarò l'opposizione inammissibile per tardività e ritenne comunque proseguibile l'esecuzione. In cassazione furono articolati due motivi: con il primo si dedusse la violazione della competenza funzionale del giudice dell'esecuzione, sostenendo che il tribunale, pronunciando sull'opposizione formale, avesse deciso su una statuizione riservata al giudice dell'esecuzione; con il secondo si dedusse la violazione dell'art. 617 c.p.c., assumendo che l'opposizione fosse stata proposta contro l'istanza di vendita e non contro il pignoramento, e che il precetto fosse divenuto inefficace per decorso del termine di cui all'art. 481 c.p.c.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso complessivamente inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile perché non decisivo rispetto alla ratio decidendi, che era la tardività dell'opposizione. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché non si confrontava con la motivazione della sentenza impugnata: il tribunale aveva infatti affermato che l'opposizione agli atti esecutivi, e il relativo termine, vanno riferiti ai singoli atti e che il vizio denunciato era già conoscibile al momento del pignoramento, sicché era ormai precluso per mancata opposizione tempestiva. La Corte ha inoltre condannato la ricorrente alle spese e ha dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 617 c.p.c.

    Regola l'opposizione agli atti esecutivi; il termine e la censura devono riferirsi al singolo atto che si assume viziato, e il motivo di ricorso deve confrontarsi con la ratio decidendi fondata sulla tardività dell'opposizione.

  • art. 481 c.p.c.

    È richiamato come termine di efficacia del precetto, invocato dalla parte ricorrente per sostenere la sopravvenuta inefficacia dell'atto presupposto.

  • art. 380 bis c.p.c.

    Richiamato per la proposta del relatore nel procedimento camerale non partecipato.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Viene applicato per dare atto, in caso di esito sfavorevole del ricorso, dell'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, il termine di decadenza va riferito al singolo atto esecutivo che si assume viziato, e il vizio deve essere fatto valere tempestivamente quando è conoscibile.
  • In sede di legittimità, il motivo di ricorso è inammissibile se non si confronta con la concreta ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • La deduzione di una pretesa violazione della competenza funzionale del giudice è inconferente quando la decisione di merito sia stata fondata su una autonoma ragione di inammissibilità o tardività.
  • Chi impugna un atto esecutivo deve specificare con precisione quale atto contesti e in che modo il vizio incida su quell'atto; allegazioni generiche o eterogenee non superano la declaratoria di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieOpposizioni esecutiveImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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