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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35865/2025 del 03/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo della somma di euro 9.700,00 disposto dal GIP di Venezia ai sensi degli artt. 321, comma 2, c.p.p. e 240-bis c.p.; il ricorrente ha dedotto (i) nullità/inefficacia del provvedimento per violazione dei termini connessi al trasferimento di competenza (convalida originaria da GIP di Verona, poi incompetente, e successiva convalida a Venezia dopo termini ritenuti dalla difesa non rispettati); (ii) vizio di motivazione e insufficienza del fumus commissi delicti, con particolare riferimento alla mancata valutazione della documentazione che proverebbe la lecita provenienza del danaro (attività di compravendita veicoli con fatturato idoneo a giustificare le somme) e alla genericità della contestazione; (iii) errata interpretazione delle intercettazioni che non proverebbero l'affiliazione alla cosca.

La decisione

La Corte ha ritenuto inammissibile l'eccezione sulla sopravvenuta inefficacia del provvedimento di sequestro (osservando che la norma applicabile è l'art. 27 c.p. e che il termine di venti giorni previsto è stato rispettato). Tuttavia la Corte ha accolto il ricorso in relazione al vizio di motivazione: ha rilevato che il Tribunale del riesame ha motivato come se si trattasse di confisca per equivalente mentre il provvedimento del GIP si era fondato sulla confisca "allargata" ex artt. 321, comma 2 c.p.p. e 240-bis c.p.; inoltre la valutazione sulla documentazione giustificativa delle somme è stata apodittica e incompleta. Per tali ragioni la motivazione è stata ritenuta meramente apparente e l'ordinanza annullata; la Corte ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio davanti al Tribunale di Venezia - sezione per il riesame, che dovrà rivalutare, liberamente nel merito, la sussistenza dei presupposti del sequestro finalizzato alla confisca c.d. allargata.

Norme richiamate

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che consente il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per i beni ritenuti riconducibili a delitto; usata dal GIP come riferimento per il provvedimento che la Corte ha detto essere collegato alla confisca allargata.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma penale relativa alla confisca per equivalente (c.d. confisca allargata) per i profitti di reato: la misura cautelare reale era stata disposta dal GIP con riferimento a questa disposizione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di associazione mafiosa; la contestazione dell'appartenenza dell'indagato alla consorteria ha costituito il centro dell'accertamento sul fumus commissi delicti.

  • art. 27 cod. pen.

    Richiamato dalla Corte in relazione al trasferimento di competenza e ai termini per l'adozione di provvedimenti cautelari: la Corte ha ritenuto applicabile il termine di venti giorni dall'emissione del provvedimento dichiarativo d'incompetenza e che tale termine era stato rispettato.

  • Giurisprudenza citata - Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023 (Mannolo)

    Richiama il principio che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi di motivazione radicali; usato per delimitare la possibilità di sindacato di legittimità.

  • Giurisprudenza citata - Sez. 6, n. 6598 del 10/01/2013 (Gabriele)

    Affermato il principio secondo cui è ammissibile il ricorso quando la motivazione è del tutto assente o meramente apparente; la Corte ha applicato questo criterio per ritenere il vizio di motivazione nel caso concreto.

  • Giurisprudenza citata - Sez. 2, n. 36464 del 21/07/2015

    Pronuncia sulla portata dei poteri del tribunale del riesame in materia di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente; il Tribunale del riesame l'aveva richiamata, ma la Cassazione ha osservato che la natura giuridica del sequestro disposta dal GIP era diversa, rendendo necessario un esame motivazionale più accurato.

Massime di principio

  • L'eccezione di perenzione/inefficacia di un provvedimento cautelare a causa di trasferimento di competenza deve essere sollevata davanti al giudice che ha emesso il provvedimento e non tramite richiesta di riesame; l'art. 27 c.p. disciplina i termini in caso di dichiarazione di incompetenza e prevede il termine di 20 giorni per il giudice competente.
  • In Cassazione le ordinanze in materia di sequestro possono essere impugnate solo per vizio di legge o per motivazione radicalmente carente: una motivazione meramente apparente autorizza l'annullamento e il rinvio.
  • Quando un giudice di merito modifica o interpreta diversamente il presupposto giuridico del sequestro (es. confisca per equivalente vs confisca allargata), deve dare motivazioni chiare e specifiche che spieghino il passaggio e valutino le allegazioni difensive sulla provenienza lecita dei beni.
  • La difesa che invoca la lecita provenienza delle somme sequestrate deve fornire documentazione chiara, pertinente e verificabile (contabilità, fatturato, movimenti bancari, contratti) perché il giudice valuti la fondatezza dell'allegazione; d'altro canto il giudice deve evitare argomentazioni apodittiche e deve confrontare concretamente le prove fornite.
  • Le intercettazioni vanno interpretate nel loro contesto e il giudice deve spiegare il nesso probatorio tra contenuti intercettati e l'affiliazione o il ruolo attribuito all'indagato; mere citazioni senza relazione logica sono insufficienti.
  • In caso di motivazione insufficiente del tribunale del riesame la conseguenza tipica è l'annullamento con rinvio per nuovo esame, con possibilità per il giudice di merito di confermare o revocare la misura se fornisce motivazione adeguata.
  • Per la difesa strategica: sollevare in modo tempestivo e specifico violazioni procedurali davanti al giudice competente, produrre prova documentale dettagliata sulla provenienza lecita e contestare puntualmente il valore probatorio delle intercettazioni.

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