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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35815/2025 del 03/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di condanna in appello in relazione a sei motivi principali: 1) presunta illegittima rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale oltre il quantum devolutum; 2) uso di mere congetture invece di indizi fondati per affermare la capacità di erezione e la disponibilità del telefono; 3) travisamento della prova e mancato confronto con tabulati telefonici che dimostrerebbero l'assenza dell'imputato dal luogo del fatto (alibi); 4) carenza di motivazione sulla riqualificazione riguardante il capo C); 5) vizio di diritto sul capo D) relativo alla competenza e al trattamento sanzionatorio in ragione della riforma (d.lgs. n. 274/2000) e sulla procedibilità; 6) mancata estinzione del reato ai sensi dell'art. 162-ter cod. pen. nonostante atti riparatori (assegno di euro 5.000).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso nella parte relativa al capo B) (violenza sessuale) per vizio di motivazione e travisamento della prova, rilevando che la Corte d'appello non ha affrontato né confutato adeguatamente la prova documentale (tabulati telefonici e documentazione medica) che poteva escludere la presenza dell'imputato nel luogo e nel periodo del fatto. Pertanto la sentenza impugnata è annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio sul capo B). Per il resto il ricorso è dichiarato inammissibile: restano irrevocabilmente accertate le responsabilità per i reati contestati ai capi A), C) e D) e tali accertamenti saranno tenuti presenti nel nuovo giudizio ai fini della determinazione della pena complessiva. Le censure relative a competenza del Giudice di pace e all'art. 162-ter sono respinte.

Norme richiamate

  • art. 609-bis cod. pen.

    reato contestato al capo B) (violenza sessuale)

    norma base sul reato di violenza sessuale; usata quale contestazione principale per il capo B); la Corte ha ritenuto necessario un esame probatorio rigoroso e un'adeguata motivazione 'rafforzata' per riformare un'assoluzione in condanna

  • art. 609-ter cod. pen.

    citato nella rubricazione dei capi di imputazione

    prevede circostanze aggravanti della violenza sessuale; la presenza di aggravanti incide sulla gravità dell'imputazione ma non è al centro del vizio di motivazione rilevato

  • art. 609-septies cod. pen.

    citato nella rubricazione dei capi di imputazione

    ulteriore norma aggravante collegata alla violenza sessuale, richiamata nella contestazione di capo B)

  • art. 612-bis cod. pen.

    reato riconosciuto al capo A) (riqualificazione del reato)

    norma sul reato di atti persecutori (stalking); la condanna relativa a questo capo è stata confermata e dichiarata irrevocabile

  • art. 612-ter cod. pen.

    citato tra le imputazioni (capo E) assolto in primo grado)

    norma richiamata nella rubrica; nell'affare è risultata assolta in primo grado e non decisiva per il ricorso trattato

  • art. 582 cod. pen.

    contestato al capo D) relativo alle lesioni

    norma sulle lesioni personali: la Corte ha confermato che, quando ricorre una circostanza aggravante, il reato è procedibile d'ufficio e non di competenza del Giudice di pace

  • art. 585 cod. pen.

    collegato alle lesioni personali aggravate

    disciplina le lesioni personali aggravate; la giurisprudenza richiamata esclude l'applicabilità del trattamento sanzionatorio più lieve del d.lgs. n. 274/2000 quando sussistono aggravanti

  • art. 576, n. 5.1 e art. 577, n. 1 cod. pen.

    circostanze aggravanti richiamate per i capi C) e D)

    circostanze che hanno determinato la procedibilità d'ufficio delle lesioni e l'attribuzione della competenza al Tribunale, rendendo inapplicabile la competenza del Giudice di pace

  • d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (art. 52, comma 2, lett. b. e art. 63)

    richiamato dalla difesa in relazione alla competenza e al trattamento sanzionatorio

    disciplinava l'ambito di competenza del Giudice di pace per alcuni reati (sanzioni più favorevoli); la Corte di Cassazione ha confermato che questa disciplina non si applica quando le lesioni sono aggravate ai sensi dell'art. 585

  • art. 603 cod. proc. pen. (commi 1, 3, 3-bis)

    richiamato in tema di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello

    stabilisce i poteri del giudice di appello di disporre riassunzione di prove dichiarative; la Corte precisa che, se l'appello del PM indica le ragioni per rivalutare le prove declarative, il giudice di appello può officiosamente disporre la rinnovazione, ma deve osservare il principio del contraddittorio e la necessità di motivare adeguatamente il ribaltamento

  • art. 178 lett. c) e art. 180 cod. proc. pen.

    richiamati in tema di nullità processuali

    norme sulle nullità: la violazione del contraddittorio nell'appello può comportare nullità di ordine generale non assoluta che incide sul diritto di difesa

  • art. 162-ter cod. pen.

    richiesta la dichiarazione di estinzione del reato per condotte riparative

    prevede l'estinzione del reato per condotte riparatorie integrali ma solo per reati procedibili a querela soggetta a remissione; non applicabile se il reato è procedibile d'ufficio per aggravanti

  • art. 533 cod. proc. pen.

    richiamato per il principio del 'oltre ogni ragionevole dubbio'

    stabilisce lo standard probatorio necessario per la condanna; la Corte ha richiamato tale principio sottolineando la necessità di motivazione rafforzata in caso di riforma dell'assoluzione

  • art. 624 cod. proc. pen.

    citato in relazione all'irrevocabilità dell'accertamento di responsabilità

    riferimento alla regola sull'irrevocabilità degli accertamenti di responsabilità per le parti della sentenza non riformate e dichiarate inammissibili

Massime di principio

  • Quando l'appello del Pubblico Ministero chiede la rinnovazione di prove dichiarative, il giudice d'appello può disporne l'assunzione anche d'ufficio, ma deve rispettare il principio del contraddittorio e motivare specificamente ogni valutazione che ribalta un'assoluzione
  • La riforma in appello di una sentenza assolutoria richiede una motivazione 'rafforzata': il giudice d'appello deve confutare puntualmente le ragioni dell'assoluzione e confrontarsi con le prove e le memorie difensive più rilevanti
  • Un travisamento della prova sussiste se la motivazione si fonda su informazioni non riscontrabili nel processo o omette la valutazione di prove decisive (es. tabulati telefonici o documentazione medica); tale vizio può essere decisivo ai fini della cassazione
  • Gli elementi documentali che costituiscono un alibi (es. tabulati telefonici, cartella clinica) devono essere esplicitamente valutati dal giudice e, se non confutati, possono escludere la responsabilità penale
  • Per le lesioni personali, la presenza di circostanze aggravanti previste dalla legge rende il reato procedibile d'ufficio e sottrae la competenza al Giudice di pace, anche se il giudice di merito riconosce attenuanti che ne bilanciano gli effetti ai fini della pena
  • L'art. 162-ter cod. pen. (estinzione per riparazione integrale) si applica solo ai reati soggetti a querela remittente; non è applicabile ai reati procedibili d'ufficio per la presenza di aggravanti
  • In sede di cassazione, censure aspecifiche o non confrontate con la motivazione di merito sono inammissibili o infondate: il ricorso deve indicare con precisione il vizio e il suo incisivo effetto sulla decisione impugnata

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