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Sentenza

Sentenza del 15/09/2023 n. 37826 - Corte di Cassazione

IVA - Omesso versamento - Mancata riscossione dei crediti - Sussistenza del reato.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Contestata la commissione del reato di omesso versamento IVA per importi relativi agli anni 2013 (Euro 327.873,00) e 2014 (Euro 326.173,00). Il ricorrente ha dedotto che il mancato incasso delle fatture da parte dei clienti e la conseguente crisi di liquidità non possono integrare il dolo richiesto dall'art. 10-ter D.Lgs. n. 74/2000 e ha chiesto, in via subordinata, la dichiarazione di incostituzionalità della norma nella parte in cui non richiede l'effettivo incasso delle somme fatturate.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha confermato il principio giurisprudenziale secondo cui il mancato incasso dei crediti non esclude il dolo per l'omesso versamento dell'IVA, essendo il mancato pagamento dei clienti rischio ordinario d'impresa. Per escludere la colpevolezza è richiesto che l'imprenditore dimostri di aver adottato tutte le iniziative idonee per provvedere al pagamento dell'imposta, anche attingendo al patrimonio personale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 10-ter, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    L'obbligo di versamento dell'IVA prescinde dall'effettiva riscossione delle somme fatturate; il reato si configura anche quando il mancato pagamento dei clienti rientra nel normale rischio d'impresa. Per l'elemento soggettivo è sufficiente il dolo generico, anche nella forma del dolo eventuale. L'esclusione della colpevolezza per cause di forza maggiore richiede fatti non imputabili all'imprenditore e l'impossibilità, per cause indipendenti dalla sua volontà, di porvi rimedio; la crisi di liquidità è irrilevante salvo dimostrazione che siano state adottate tutte le iniziative per reperire le risorse, anche attingendo al patrimonio personale.

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Limita i motivi di ricorso alla Cassazione ai fini della motivazione, qui richiamato dal ricorrente per sostenere i limiti del riesame.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per l'applicazione della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende a seguito dell'inammissibilità del ricorso.

  • Costituzione (art. 3, art. 27, art. 117, comma 2) e Protocollo n. 4 CEDU

    Richiamate dal ricorrente per una questione di costituzionalità; la Corte ha ritenuto la questione generica e inammissibile, e comunque non pertinente perché i debiti fiscali derivano dalla legge e non sono assimilabili ai soli debiti contrattuali.

Massime di principio

  • Il mancato incasso dei crediti dai clienti non esclude di per sé il reato di omesso versamento dell'IVA: si tratta di rischio ordinario d'impresa.
  • Per escludere il dolo e la colpevolezza a causa di crisi di liquidità, l'imprenditore deve dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee e tempestive per reperire le somme dovute, compreso l'utilizzo del patrimonio personale.
  • L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico (anche eventuale): rileva la consapevolezza dell'illiceità della condotta omissiva, non le ragioni economiche che hanno determinato la scelta di non versare.
  • La semplice difficoltà finanziaria o l'inadempimento di clienti non costituiscono automaticamente causa di forza maggiore; occorre prova di fatti assolutamente indipendenti dalla volontà e dal controllo dell'imprenditore.
  • In caso di contenzioso simile, è strategico documentare tutte le iniziative poste in essere per reperire fondi (azioni di recupero crediti, richieste di finanziamento, atti di disposizione patrimoniale, storni contabili giustificati) per tentare di escludere la responsabilità penale.

Testo integrale

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