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Sentenza

Sentenza n. 775/2026 - Latina, Sezione 1

per l’annullamento della delibera del Consiglio comuna di Roccasecca n. 33 del 5 dicembre 2016, pubblicata sull’albo pretorio a partire dal successivo giorno 15, avente ad oggetto la tutela dell’ambiente e del territorio e l’esecuzione di iniziative concrete in ossequio al principio di precauzione sancito dall’art. 174, comma 2, TCE, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.

Giustizia amministrativa201700593

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: delibera del Consiglio comunale di Roccasecca che vietava sul territorio comunale l'installazione e la permanenza di impianti anche solo potenzialmente insalubri o nocivi per la salute e l'ambiente

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (gestore di discarica)

Prevale il privato

La controversia

La società ricorrente ha impugnato la delibera consiliare, inizialmente mediante ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e poi, a seguito dell'opposizione del Comune, mediante trasposizione del giudizio davanti al TAR. Ha dedotto, in primo luogo, il difetto assoluto di attribuzione e l'incompetenza del Comune a vietare la localizzazione e la permanenza di una discarica autorizzata dalla Regione, in violazione degli artt. 196 e 198 del d.lgs. n. 152/2006, della legge regionale Lazio n. 27/1998 e dell'art. 10 del d.lgs. n. 36/2003. Ha inoltre dedotto la violazione dei principi di legalità, tipicità e nominatività degli atti amministrativi, sostenendo che la delibera avesse introdotto un divieto immediatamente efficace non previsto dall'ordinamento e che fosse viziata da sviamento. Sono state prospettate anche la contraddittorietà con il piano regionale dei rifiuti, con gli atti regionali di localizzazione e con la conferenza di servizi relativa alla nuova autorizzazione integrata ambientale; la violazione della disciplina sulle industrie insalubri; l'illegittima adozione di un divieto generalizzato esteso all'intero territorio comunale o a una parte preponderante di esso; la violazione delle regole sul procedimento di variante urbanistica; l'insufficienza dell'istruttoria a sostegno del richiamo al principio di precauzione; nonché il difetto di motivazione per l'inclusione nel divieto della produzione di energia elettrica da biogas.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso ritenendo manifestamente fondato e assorbente il primo motivo. La discarica era stata realizzata e gestita sulla base di provvedimenti adottati da autorità diverse dal Comune, dapprima nell'ambito della gestione commissariale dell'emergenza rifiuti e successivamente mediante il procedimento regionale previsto dall'art. 208 del d.lgs. n. 152/2006. Tale procedimento attribuisce alla Regione la competenza esclusiva sulla decisione finale relativa alla realizzazione e gestione degli impianti di smaltimento e recupero, con un provvedimento che sostituisce visti, pareri, autorizzazioni e concessioni degli altri enti e può costituire variante urbanistica. Il ruolo del Comune è quello di interlocutore procedimentale, cui è consentito rappresentare il proprio dissenso nella conferenza di servizi ed eventualmente impugnare l'esito del procedimento, ma non adottare autonomamente un divieto diretto a impedire il funzionamento dell'impianto regionale autorizzato. La competenza regionale risulta confermata anche dalla normativa regionale sulle discariche e dalla disciplina dell'autorizzazione integrata ambientale, comprensiva della localizzazione e dei successivi controlli. Il Comune, pertanto, ha esercitato un potere inibitorio non attribuitogli da alcuna norma, con conseguente nullità della delibera per difetto assoluto di attribuzione ai sensi dell'art. 21-septies della legge n. 241/1990. Tutte le ulteriori censure sono state assorbite. Il Comune è stato condannato al pagamento di 3.000 euro di spese di lite, oltre accessori e rifusione del contributo unificato; le spese tra la società e la Regione sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 208 d.lgs. n. 152/2006

    l'approvazione, da parte della Regione, delle conclusioni della conferenza di servizi istruttoria convocata per l'esame di tali progetti "sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori"

    Nel procedimento per la realizzazione e gestione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, la decisione finale spetta alla Regione e il provvedimento regionale assorbe e sostituisce le manifestazioni decisorie degli altri enti, il cui ruolo è ridotto a quello di interlocutori procedimentali.

  • art. 21-septies l. n. 241/1990

    La delibera comunale è nulla per difetto assoluto di attribuzione, poiché il Comune ha esercitato un potere inibitorio non previsto da alcuna norma nei confronti di una discarica autorizzata dalla Regione.

  • art. 4, comma 1, lett. h), l. reg. Lazio n. 27/1998

    Attribuisce in via esclusiva alla Regione l'approvazione dei progetti di discarica e il rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione e all'esercizio delle attività di smaltimento.

  • art. 10 d.lgs. n. 36/2003

    Intesta alla Regione il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale per gli impianti di discarica, comprendente anche il profilo della localizzazione.

  • art. 29-decies, comma 3, d.lgs. n. 152/2006

    Attribuisce all'autorità competente regionale i controlli sull'esecuzione di quanto previsto e programmato dall'autorizzazione integrata ambientale.

  • art. 191 TFUE

    È richiamato quale fondamento del principio di precauzione, ma le relative censure non sono state esaminate perché assorbite dall'accertamento del difetto assoluto di attribuzione.

  • art. 3-ter d.lgs. n. 152/2006

    È richiamato in relazione al principio di precauzione; la questione è stata assorbita per effetto dell'accoglimento del motivo relativo alla carenza assoluta di potere comunale.

Massime di principio

  • Nel procedimento previsto dall'art. 208 del d.lgs. n. 152/2006 per la realizzazione e gestione di impianti di smaltimento o recupero dei rifiuti, la competenza decisoria finale appartiene alla Regione; l'approvazione regionale sostituisce i pareri, le autorizzazioni e le concessioni degli enti comunali e provinciali e può comportare variante allo strumento urbanistico.
  • Il Comune interessato dalla localizzazione di una discarica autorizzata a livello regionale conserva la possibilità di partecipare al procedimento, rappresentare il proprio dissenso nella conferenza di servizi e impugnare l'atto regionale conclusivo, ma non può adottare autonomamente un divieto generalizzato di installazione o permanenza dell'impianto sul proprio territorio.
  • L'adozione da parte di un Comune di un provvedimento inibitorio diretto a impedire il funzionamento di una discarica regolarmente autorizzata dalla Regione integra difetto assoluto di attribuzione e determina la nullità dell'atto ai sensi dell'art. 21-septies della legge n. 241/1990.
  • La competenza regionale sull'approvazione dei progetti di discarica, sul rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale e sui controlli successivi impedisce al Comune di sostituire con un divieto generale il procedimento autorizzatorio regionale, anche quando il divieto sia motivato dal principio di precauzione.

Come è indicizzato

MaterieRifiutiAIA, AUA e autorizzazioni ambientaliRegioni e rapporti tra livelli di governoConferenza di servizi
RamiAmbienteEnti locali e organizzazione amministrativaProcedimento amministrativo
IstitutiNullità del provvedimentoPrincipio di legalità e tipicitàPrincipi di precauzione e prevenzioneRiparto di giurisdizione

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