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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33984/2022 del 15/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della determinazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida fissata in un anno dalla Corte d'appello di Firenze. Lo Spennacchi contestava che la durata fosse sproporzionata rispetto al trattamento sanzionatorio principale (otto mesi di reclusione con sospensione della pena) e al minimo edittale previsto dall'art. 222 c.d.s., lamentando carenza di motivazione e violazione di legge (richiamando anche i criteri di cui all'art. 133 c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha rilevato che, per i fatti anteriori alla legge n. 41/2016, il limite massimo per la sospensione è di quattro anni e che la misura di un anno si colloca ampiamente al di sotto della linea mediana della cornice edittale; pertanto, quando il giudice fissa la sanzione amministrativa accessoria ben sotto la media edittale, non è richiesto un approfondito onere motivazionale ma è sufficiente un giudizio sintetico di adeguatezza o equità, come effettuato dalla Corte territoriale. Ha inoltre precisato che la determinazione della durata della sospensione va compiuta con riferimento ai parametri dell'art. 218, comma 2, c.d.s., autonomi rispetto ai criteri di determinazione della pena principale (art. 133 c.p.), e che non può farsi insorgere un'incosistenza tra sanzione penale e sanzione amministrativa accessoria. Infine il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 222 Codice della Strada

    Fissa la cornice edittale per la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente; la Corte ha richiamato il limite massimo di quattro anni applicabile ai fatti anteriori alla legge n. 41/2016 e ha ritenuto che la durata di un anno si collochi al di sotto della linea mediana della predetta cornice.

  • art. 218, comma 2, Codice della Strada

    Indica i criteri/parametri specifici cui il giudice deve fare riferimento per determinare la durata della sospensione della patente; la Corte ha affermato che la motivazione sulla durata deve richiamare questi parametri e non i criteri di cui all'art. 133 c.p.

  • art. 133 Codice Penale

    Richiamato dal ricorrente come criterio di determinazione del trattamento sanzionatorio principale; la Corte ha precisato che i criteri di cui all'art. 133 c.p. non sono direttamente applicabili alla determinazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, la quale segue parametri autonomi.

Massime di principio

  • Se la sospensione della patente è fissata dal giudice ampiamente al di sotto della linea mediana della cornice edittale prevista dalla norma, è sufficiente una motivazione sintetica (giudizio di adeguatezza o equità) e non è richiesto un approfondito e dettagliato bilanciamento argomentativo.
  • La durata della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente va determinata con riferimento ai parametri specifici dell'art. 218, comma 2, c.d.s.; tali parametri sono autonomi rispetto ai criteri di determinazione della pena principale (art. 133 c.p.). Non è quindi obbligatorio che la sospensione segua la stessa proporzione della pena penale.
  • Per fatti anteriori alla legge n. 41/2016, il limite massimo della sospensione è di quattro anni; la verifica della proporzione deve quindi essere fatta rispetto alla cornice edittale vigente all'epoca del fatto.
  • Chi impugna la durata della sospensione deve dimostrare l'assenza di qualsiasi motivazione o un manifesto eccesso; la mera differenza tra entità della pena principale e durata della sospensione non è di per sé sufficiente a dichiarare la sproporzione.
  • La decisione del giudice di merito che riduce la sanzione amministrativa rispetto al grado precedente fornisce argomentazione favorevole alla sua adeguatezza e può rendere meno fondate le doglianze sull'eccesso della misura.

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