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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9682/2024 del 06/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello (rito abbreviato) che li aveva ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (sodalizio capeggiato da Iavarone Raffaele) e di molteplici episodi di acquisto, detenzione a fini di spaccio e cessione di cocaina e hashish. Le censure principali riguardavano: vizio di motivazione e travisamento della prova (in particolare sull'interpretazione delle intercettazioni), carenza di riscontri sulle qualità e quantità delle sostanze contestate (necessità di diversa qualificazione ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990 commi 1, 4 o 5), errori nell'identificazione degli imputati, omissione o errata valutazione di elementi a favore (es. riconoscimento della massima estensione delle circostanze attenuanti per confessioni tardive), e la richiesta di annullamento o derubricazione di specifici capi di imputazione.

La decisione

La Suprema Corte ha dichiarato la maggior parte dei ricorsi inammissibili e ha confermato le condanne per molti imputati. Tuttavia ha accolto parzialmente il ricorso di Oisfi Hicham limitatamente al capo 18) (cessione/detenzione la cui natura/qualità della sostanza non risultava sufficientemente provata) e ha annullato con rinvio la relativa parte di sentenza alla Corte d'appello di Napoli per nuovo esame; tale annullamento è stato esteso, per effetto estensivo, anche ai coimputati Romano Aniello e Pierno Giuseppe nei limiti della questione non esclusivamente personale. Altri ricorsi (es. su riduzione per circostanze attenuanti, su travisamento di quantità, su valutazioni di intercettazioni) sono stati ritenuti inammissibili o infondati: la Corte ha ribadito la possibilità di fondare responsabilità anche su intercettazioni criptiche se la motivazione è logica e adeguatamente argomentata e se esistono riscontri; ha inoltre precisato che la mancata concessione della massima riduzione per le attenuanti non è automaticamente viziata se correttamente motivata. Per i ricorrenti i cui ricorsi sono stati dichiarati inammissibili è stata disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e, in vari casi, il pagamento di una somma equitativa (es. euro 3.000) alla Cassa delle ammende per colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 73

    La Corte ha richiamato che la qualificazione del reato (detenzione per uso personale vs detenzione ai fini di spaccio vs cessione) richiede valutazione rigorosa; se la qualità o la quantità non risultano provate la fattispecie può essere riqualificata da comma 1 a comma 4 o 5 e la Corte d'appello deve motivare puntualmente tale scelta

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    art. 74 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) comma 3 citato

    La Corte ha valutato la sussistenza dell'associazione dedita al narcotraffico sulla base delle intercettazioni, osservazioni e sequestri, con distinzione di ruoli (capo, braccio destro, fornitori, cedenti)

  • Codice di procedura penale, art. 192

    Richiede che la motivazione espliciti come le intercettazioni e le prove indirette siano state interpretate; la Corte ha ritenuto che la motivazione fosse congrua quando il giudice di merito ha collegato il tenore delle conversazioni al contesto fattuale

  • Codice di procedura penale, art. 587

    Permette l'estensione in Cassazione dell'annullamento disposto per motivo non esclusivamente personale di un ricorrente anche ai coimputati non ricorrenti o che non abbiano censurato quel punto; la Corte ha applicato questo principio estendendo l'annullamento per la qualificazione del fatto ad altri imputati

  • Costituzione della Repubblica Italiana, art. 27

    Richiama i criteri di individualizzazione della pena: la Corte ha ritenuto legittimo il giudizio di merito di non concedere la massima riduzione delle attenuanti se sussistono elementi ostativi (tardività confessione, ruolo di partecipe, limitata rilevanza del contributo)

Massime di principio

  • Le intercettazioni, anche se criptiche, possono costituire prova sufficiente di partecipazione a traffici di stupefacenti se il giudice di merito fornisce motivazione logica e coerente che collega linguaggio, contesto, concordanze temporali e altri riscontri (SMS, movimenti di utenze, sequestri, ammissioni).
  • Quando la natura o la quantità della sostanza non risultano provate in modo univoco dalle indagini, il giudice deve valutare la possibile riqualificazione tra i commi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990 (commi 1, 4 o 5) e, in caso di dubbio, la cassazione può annullare con rinvio per nuovo esame.
  • Le dichiarazioni ammissive o confessioni e le dichiarazioni di coimputati possono essere utili riscontri, ma non devono costituire l'unico elemento decisivo a favore della condanna senza adeguata corrobrazione dal compendio probatorio.
  • Il riconoscimento della massima estensione delle circostanze attenuanti non è automatico; il giudice deve motivare la non concessione anche alla luce del ruolo degli imputati, della tempestività delle confessioni e delle esigenze di individualizzazione della pena.
  • La Corte di Cassazione è limitata nel sindacare il merito: non è ammessa una semplice rivalutazione delle prove già valutate dal giudice di merito, salvo errori di motivazione o travisamenti della prova evidenziabili come incompatibili con il compendio probatorio.
  • L'annullamento di una parte della sentenza per motivo non esclusivamente personale può estendersi ai coimputati (art. 587 c.p.p.), ragion per cui una censura efficace proposta da un imputato può beneficiare altri coinvolti nella stessa fattispecie, ma solo nei limiti e nelle parti interessate.

Testo integrale

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