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Cassazione Penale, Ordinanza n. 16602/2025 del 05/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Tre imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Firenze che, pur rideterminando il trattamento sanzionatorio, ha confermato la loro condanna per il reato di furto in abitazione aggravato. Con il primo motivo comune hanno dedotto violazione di legge sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come tentativo e non come reato consumato, contestando quindi la configurabilità della consumazione. Con il secondo motivo comune hanno denunciato vizio di motivazione per il mancato ricorso alle pene sostitutive, ritenendo erroneo il diniego espresso dal giudice di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla tentata consumazione del reato, osservando che il giudice di merito si era conformato al consolidato criterio secondo cui il furto è consumato quando l'agente acquisisce, anche solo per breve tempo, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla pena sostitutiva, rilevando che la censura non coglieva un vero vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606 c.p.p., perché la sentenza impugnata aveva motivato il diniego sulla non idoneità delle pene sostitutive alla rieducazione dei ricorrenti. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • artt. 624-bis c.p.

    È la norma incriminatrice oggetto della conferma di condanna in appello; la sentenza presuppone la punibilità del fatto contestato come consumato e non tentato.

  • art. 625, n. 5 c.p.

    È richiamata come circostanza aggravante contestata e confermata nel giudizio di merito.

  • art. 606 c.p.p.

    Il vizio di motivazione è censurabile solo se emerge dal contrasto logico-argomentativo della sentenza con massime di esperienza o con le altre affermazioni del provvedimento; nella specie la doglianza è stata ritenuta manifestamente infondata.

  • art. 606 c.p.p.

    La motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta immune dal vizio denunciato, poiché il diniego delle pene sostitutive era sorretto da una ragione esplicita e coerente.

Massime di principio

  • Nel furto, la consumazione si verifica quando l'agente consegue la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della cosa sottratta, anche se per un tempo brevissimo; in tale ipotesi non è configurabile il mero tentativo.
  • Una censura di violazione di legge che si limiti a riproporre questioni già esaminate e disattese dal giudice di merito, senza confrontarsi in modo serio con la motivazione della sentenza impugnata, è manifestamente infondata.
  • Il vizio di motivazione deducibile in cassazione richiede un effettivo scarto logico tra la motivazione e le risultanze del provvedimento o le massime di अनुभवienza; non basta contestare la valutazione del giudice di merito in termini di mera preferenza interpretativa.
  • Il diniego delle pene sostitutive è legittimo se il giudice motiva, anche sinteticamente, sulla loro inidoneità rispetto alla finalità rieducativa del condannato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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