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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19027/2023 del 05/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un cittadino straniero ha impugnato davanti al giudice di pace il decreto prefettizio di espulsione dal territorio dello Stato e l'ordine della Questura di lasciare il territorio nazionale, deducendo in cassazione, con un motivo formalmente ricondotto all'art. 360, n. 3 c.p.c., la violazione dell'obbligo di traduzione degli atti di espulsione in una lingua comprensibile all'espellendo. Secondo il ricorrente, il provvedimento non sarebbe stato validamente tradotto nella lingua conosciuta, perché mancava una motivazione concreta sull'impossibilità di tradurlo in arabo e perché l'affermazione della conoscenza dell'inglese sarebbe stata ricavata da un semplice modulo, senza un effettivo accertamento.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la traduzione degli atti in lingua conosciuta dallo straniero serve a garantire conoscibilità e difesa, ma che nel caso concreto il giudice di pace aveva accertato, senza contestazione efficace, che l'interessato aveva dichiarato e sottoscritto di conoscere sia l'arabo sia l'inglese. Da ciò la Corte ha tratto la conseguenza che l'inglese non doveva essere considerato lingua veicolare nel caso specifico, ma lingua conosciuta dal destinatario, con conseguente infondatezza delle doglianze. Inoltre, il ricorso non si confrontava con tale accertamento decisivo, risultando quindi eccentrico e inammissibile. Nessuna statuizione sulle spese per mancata attività difensiva dell'intimato. Disposto anche l'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3 c.p.c.

    Motivo unico ex art. 360 n. 3 cpc

    Il ricorrente ha qualificato la censura come violazione di legge; la Corte ha tuttavia ritenuto che il motivo non si confrontasse con la ratio decidendi del provvedimento impugnato.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato

    In caso di declaratoria di inammissibilità, la Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13

    L'ulteriore importo è parametrato al contributo unificato dovuto per il ricorso principale.

Massime di principio

  • Nella materia dell'espulsione dello straniero, la traduzione degli atti in lingua conosciuta dall'interessato è funzionale a garantire la piena conoscibilità del provvedimento e l'effettivo esercizio del diritto di difesa.
  • Se lo straniero dichiara e sottoscrive di conoscere determinate lingue, tali lingue devono essere considerate conosciute ai fini dell'obbligo di traduzione; non opera in via automatica il ricorso alle lingue veicolari.
  • Solo quando sia comprovata l'impossibilità o la difficoltà di reperire un traduttore per la lingua dichiarata conosciuta è consentito ricorrere a una lingua veicolare, e l'onere di provare tale difficoltà grava sull'amministrazione.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando non si confronta con l'accertamento decisivo posto a base della decisione impugnata e sviluppa censure eccentriche rispetto alla ratio decidendi.
  • In presenza di declaratoria di inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per l'ulteriore contributo unificato nei casi previsti dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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