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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16897/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del tribunale di Foggia che aveva rigettato la sua istanza di sospensione o revoca dell'ingiunzione a demolire un'opera abusiva, deducendo che la demolizione dovrebbe essere sospesa in considerazione della lunga durata e dell'esistenza di procedimenti amministrativi di "sdemanializzazione" e di possibile sanatoria (richiamando la normativa regionale n. 7/98 e il regolamento regionale n. 4/2020). Ha richiamato l'esistenza di usi civici sull'area, di una recente intimazione della Regione Puglia al Comune di Lesina per la nomina di un perito demaniale e la propria richiesta di affrancazione/alienazione dell'area, sostenendo che, una volta accertata la sdemanializzazione, l'opera potrebbe essere sanabile ex d.P.R. 380/2001 e d.l. 29.5.24 n. 69 in combinato con il regolamento regionale n. 4/2020, giustificando così la sospensione dell'ordine di demolizione.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione (l'immobile era stato acquisito al patrimonio comunale, per cui il ricorrente non ha interesse attuale a impedire la demolizione). In via secondaria la Corte osserva che il ricorso è infondato sul merito: le procedure amministrative di sdemanializzazione e di presunta sanatoria sono ancora pendenti e di esito incerto, e comunque l'opera insiste nell'area del Parco Nazionale del Gargano sottoposta a vincolo paesaggistico, rendendola inidonea alla sanatoria edilizia. Per questi motivi la revoca/sospensione dell'ordine di demolizione non era giustificata. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di euro tremila alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico edilizia), art. 31

    La revoca o sospensione dell'ordine di demolizione dopo il passaggio in giudicato richiede che il giudice dell'esecuzione accerti la sussistenza di elementi che rendano plausibilmente prossima l'adozione da parte dell'autorità amministrativa del provvedimento favorevole (es. sanatoria). Non è sufficiente la mera pendenza di atti amministrativi incerti.

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 36

    Le opere realizzate in aree vincolate (paesaggisticamente) non ottengono efficacia sanante dal rilascio postumo del permesso di costruire in assenza dell'autorizzazione paesaggistica; tale circostanza è stata ritenuta impediente alla sanabilità dell'opera in esame.

  • D.L. 29.5.2024, n. 69

    Richiamato dal ricorrente come fonte che potrebbe consentire sanatorie subordinate a verifiche demaniali; la Corte rileva però che l'eventuale disciplina di sanatoria collegata alla sdemanializzazione è applicabile solo se sussistono le condizioni di fatto e di diritto e che qui tali condizioni non risultano né certe né favorevoli.

  • Legge regionale n. 7/1998 e Regolamento regionale n. 4/2020 (Regione Puglia)

    Richiamate dal ricorrente per sostenere la rilevanza dei tempi e delle procedure di sdemanializzazione; la Corte osserva che tali procedure sono di competenza amministrativa e che la mera pendenza degli atti regionali/municipali non integra di per sé motivo idoneo a sospendere la demolizione, soprattutto se l'opera è in area vincolata e l'assetto proprietario è mutato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'onere delle spese a carico del ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata con riguardo alla valutazione sul distacco di colpa del ricorrente; la Corte ha comunque disposto, in via equitativa, il versamento alla Cassa delle Ammende pur ritenendo assente il dolo nella presentazione del ricorso.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 7399 del 13/11/2019 (Rv. 278090 - 01)

    Principio secondo cui, dopo l'acquisizione dell'opera abusiva al patrimonio comunale e in mancanza di deliberazione comunale per il mantenimento, il condannato perde interesse sostanziale a proporre istanze che non siano dirette all'esecuzione spontanea della demolizione.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 43878 del 30/09/2004 (Rv. 230308 – 01)

    Affermato il principio che l'ordine di demolizione può essere revocato solo se sussistono già determinazioni amministrative incompatibili con l'abbattimento; la mera pendenza di procedure future non è sufficiente.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 9145 del 01/07/2015 (dep. 04/03/2016) (Rv. 266763 – 01)

    Richiama il principio secondo cui la presentazione di una istanza di sanatoria dopo il passaggio in giudicato richiede, per sospendere la demolizione, che il giudice dell'esecuzione accerti una plausibile prossimità dell'accoglimento amministrativo.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 5750 del 02/02/2023 (Rv. 284314 – 01)

    Conferma che il rilascio postumo del permesso di costruire non sanifica opere realizzate in area vincolata in assenza dell'autorizzazione paesaggistica; applicato per escludere la sanabilità dell'opera in esame.

Massime di principio

  • Perché un ricorso per la sospensione o revoca di un ordine di demolizione sia ammissibile occorre che il ricorrente abbia un interesse attuale e concreto: se l'immobile è stato acquisito al patrimonio comunale, il ricorrente generalmente perde la legittimazione a impugnare.
  • La mera pendenza di procedimenti amministrativi di sdemanializzazione o di sanatoria non è sufficiente a giustificare la sospensione dell'ordine di demolizione; il giudice dell'esecuzione deve poter rilevare elementi che rendano plausibilmente prossimo un esito favorevole all'istante.
  • Le opere realizzate in aree sottoposte a vincoli paesaggistici o in parchi nazionali sono spesso insuscettibili di sanatoria: l'assenza di autorizzazione paesaggistica impedisce l'effetto sanante anche rispetto al profilo urbanistico.
  • Le procedure di sdemanializzazione e di accertamento degli usi civici sono di competenza dell'amministrazione e i relativi tempi non trasferiscono automaticamente un diritto dell'interessato a impedire l'esecuzione di un provvedimento sanzionatorio penale-amministrativo.
  • Chi propone ricorso deve dimostrare non solo l'esistenza di atti amministrativi pendenti, ma anche la concreta probabilità e prossimità di un provvedimento amministrativo favorevole; in mancanza, il giudice dell'esecuzione respingerà la richiesta.
  • In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e, a titolo equitativo, al versamento alla Cassa delle Ammende se previsto dalle regole applicabili.

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