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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3340/2023 del 25/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia del 26/01/2021 che aveva dichiarato non doversi procedere per estinzione del reato per prescrizione e aveva revocato le statuizioni civili favorevoli alla parte offesa. Il ricorrente denunciava: (i) violazione degli artt. 595 e 51 c.p., sostenendo che la scriminante del diritto di critica poteva operare solo per fatti veri e che la Guardia di Finanza non sarebbe stata competente a conoscere presunti illeciti disciplinari dell'avvocato; (ii) illogicità della motivazione perché dall'istruttoria sarebbe emerso che l'esposto dell'imputato era stato portato a conoscenza di più persone.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accertato che l'imputato è deceduto il 1 agosto 2022, successivamente alla proposizione del ricorso. Per questo motivo ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, enunciando nel dispositivo la causa di estinzione del reato per morte dell'imputato (art. 129, comma 2, c.p.p.). Pertanto è stato disposto l'annullamento della sentenza ma non è stata pronunciata alcuna decisione nel merito sul reato né sulle statuizioni civili, essendo esaurito il rapporto processuale.

Norme richiamate

  • art. 595 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di diffamazione; nel ricorso è stato invocato in relazione alla necessità che i fatti comunicati fossero veritieri per poter configurare una scriminante, ma la Corte non è entrata nel merito per la successiva estinzione del reato per morte.

  • art. 51 cod. pen.

    Disposizione sulla scriminante (causa di giustificazione) come il diritto di critica/legittimo esercizio di un diritto; il ricorrente ha sostenuto che la critica avrebbe dovuto essere sorretta dalla verità dei fatti e dalla competenza del soggetto che li ha resi noti, tema rilevante ai fini della configurabilità della scriminante ma non deciso a causa dell'estinzione del reato.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Prevede l'estinzione del reato per morte dell'imputato e le conseguenze processuali; la Corte ha applicato tale norma per disporre l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il rapporto processuale si è esaurito e non è possibile pronunciare proscioglimenti sul merito.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato dopo la proposizione di un ricorso in Cassazione determina, di regola, l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione del reato, con esaurimento del rapporto processuale e impedimento di pronunce sul merito.
  • Se si contesta la legittimità della 'scriminante' del diritto di critica, occorre dimostrare la verità dei fatti e la legittimità della diffusione (competenza del soggetto che riceve la segnalazione); tali profili sono decisivi sul piano del merito ma possono rimanere non esaminati se sopravvengono cause estintive (es. morte).
  • La divulgazione dell'esposto a più persone può aggravare la valutazione della diffamazione, ma la qualificazione dipende dall'analisi concreta dei fatti e dalla finalità della comunicazione (se rivolta a autorità competenti può assumere carattere difensivo/giustificato).
  • Quando il procedimento penale si estingue per cause sopravvenute (morte, prescrizione già accertata), la parte civile che intende ottenere riparazione deve valutare tempestivamente azioni civili in sede civile, perché il processo penale potrebbe non produrre una decisione sostanziale favorevole.
  • In casi simili è utile conservare tutte le prove documentali della comunicazione (a chi è stata inviata, contenuto, data) e agire rapidamente, poiché eventi processuali sopravvenuti possono precludere l'accertamento giudiziale del diritto al risarcimento in sede penale.

Testo integrale

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