Sentenza n. 1643/2026 - Salerno, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Comunicazione comunale di inefficacia della SCIA del 6 novembre 2025 per la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 999,69 kWp, nonché nota comunale di richiesta del nulla-osta all’Autorità di Bacino
Esito
Favorevole al ricorrente (impresa proponente)
Prevale il privato
La controversia
La società ha impugnato la comunicazione del 21 gennaio 2026 con cui il Comune ha dichiarato inefficace la SCIA presentata il 6 novembre 2025 per un impianto fotovoltaico da 999,69 kWp, chiedendo anche l’accertamento del consolidamento degli effetti della SCIA o della formazione di un titolo tacito. Ha dedotto: 1) violazione dell’art. 6 d.lgs. 28/2011 e dell’art. 19 l. 241/1990, perché il potere inibitorio sarebbe stato esercitato oltre il termine di trenta giorni; 2) violazione dell’art. 3 in relazione all’art. 19 l. 241/1990 e difetto di motivazione e istruttoria, poiché il Comune si sarebbe limitato ad affermare che esistevano altre aree idonee senza esaminare la relazione integrativa e le tavole progettuali; 3) violazione dell’art. 49 delle norme di attuazione del PSAI e travisamento del requisito dell’impianto “non altrimenti localizzabile”; 4) violazione dell’art. 10-bis l. 241/1990 e delle garanzie partecipative. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità per asserita inapplicabilità della procedura, non essendo stata dimostrata la funzionalizzazione dell’impianto a una CER; l’Autorità di Bacino ha sostenuto di non aver adottato atti lesivi e che la decisione finale spettava autonomamente al Comune.
La decisione
Il TAR ha respinto l’eccezione comunale di inammissibilità: l’asserita mancanza di prova della funzionalizzazione dell’impianto a una CER non era stata posta a fondamento dell’atto impugnato e non poteva essere introdotta in giudizio come motivazione postuma. Ha respinto il primo motivo: nel caso trovava applicazione l’art. 8, commi 6 e 7, d.lgs. 190/2024, poiché il Comune aveva attivato, con richiesta motivata, l’acquisizione dell’atto di assenso dell’Autorità di Bacino. Il termine di quarantacinque giorni era sospeso dal 20 novembre al 30 dicembre 2025; detratti i giorni di sospensione, tra la presentazione della SCIA e la comunicazione del 21 gennaio 2026 erano trascorsi 36 giorni utili, sicché l’intervento comunale era tempestivo. Ha accolto congiuntamente il secondo e il terzo motivo: la comunicazione affermava soltanto che nel territorio comunale vi erano altre aree idonee, senza individuarle né spiegare perché fossero idonee rispetto all’impianto e senza confrontarsi con le risultanze progettuali, comprese le tavole 23 e 26. La valutazione sul requisito dell’opera “non altrimenti localizzabile” richiedeva invece una motivazione e un’istruttoria adeguate, trattandosi di valutazione tecnico-discrezionale. Il ricorso è stato accolto e l’atto impugnato annullato; la sentenza non esamina autonomamente il quarto motivo. Spese compensate, con rimborso del contributo unificato alla ricorrente a carico del Comune.
Norme richiamate
art. 8, commi 6 e 7, d.lgs. 190/2024
Qualora, ai fini della realizzazione degli interventi di cui al comma 1, siano necessari uno o più atti di assenso di cui al comma 4, lettera e), che rientrino nella competenza comunale, il comune li adotta entro il termine di quarantacinque giorni dalla presentazione del progetto, decorso il quale senza che sia stato comunicato al soggetto proponente un provvedimento espresso di diniego, il titolo abilitativo si intende perfezionato senza prescrizioni.
Quando è necessario acquisire un atto di assenso non allegato al progetto, il titolo è condizionato all’acquisizione comunale e opera il termine di quarantacinque giorni, sospendibile nei casi e con le modalità previste dal comma 6. Nel caso concreto, la richiesta motivata all’Autorità di Bacino ha determinato la sospensione del termine dal 20 novembre al 30 dicembre 2025.
Al decorso del termine di legge di trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione, non si determina, infatti, il perfezionamento di una fattispecie legale tipica che, sul piano della produzione degli effetti, rende l’inerzia equivalente ad un vero e proprio provvedimento di accoglimento, come avviene per la fattispecie del silenzio assenso, bensì, più semplicemente, si determina l’effetto di rendere una determinata attività privata lecita, secondo il meccanismo proprio della SCIA;
La PAS disciplinata dall’art. 6 d.lgs. 28/2011 è ricondotta al modello della SCIA: il decorso del termine non forma un provvedimento tacito di accoglimento, ma rende lecita l’attività privata, ferme le regole sui poteri di controllo e autotutela. Nel caso deciso, il termine applicabile era tuttavia quello previsto dall’art. 8 d.lgs. 190/2024.
ai sensi dell’art. 3 comma 1, l. 7 agosto 1990 n. 241 l’atto amministrativo deve recare l’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che ne hanno determinato l’adozione in relazione alle risultanze dell’istruttoria, con la conseguenza che sussiste il difetto di motivazione quando non è possibile ricostruire il percorso logico giuridico seguito dall’Autorità emanante e sono indecifrabili le ragioni sottese alla determinazione assunta
La motivazione deve consentire di ricostruire le ragioni di fatto e di diritto della decisione in rapporto all’istruttoria. È insufficiente la comunicazione che afferma l’esistenza di aree alternative senza indicarle o spiegare la valutazione che conduce a tale conclusione.
art. 49 delle Norme di attuazione del PSAI
vieppiù necessarie in considerazione della natura tecnico-discrezionale della valutazione richiesta dall’art. 49 delle N.A. del PAI del concetto di “opera non altrimenti localizzabile”.
La valutazione della non altrimenti localizzabilità dell’opera è tecnico-discrezionale e deve essere sorretta da un’istruttoria e da una motivazione che rendano verificabili le ragioni per cui le aree alternative sarebbero idonee.
Massime di principio
- La PAS per impianti alimentati da fonti rinnovabili, nel quadro normativo applicabile, è riconducibile al modello della SCIA: il decorso del termine non produce un provvedimento tacito di accoglimento, ma rende lecita l’attività secondo il regime proprio della segnalazione.
- Quando la realizzazione dell’intervento richiede un atto di assenso non allegato al progetto e il Comune ne avvia motivatamente l’acquisizione, trova applicazione il termine di quarantacinque giorni previsto dall’art. 8, comma 7, d.lgs. 190/2024, suscettibile di sospensione secondo il comma 6; il computo del termine va effettuato escludendo il periodo di sospensione.
- L’amministrazione non può integrare in giudizio la motivazione dell’atto impugnato introducendo ragioni che non vi figurano; l’asserita inapplicabilità della procedura, se non posta a fondamento del provvedimento, costituisce motivazione postuma inammissibile.
- La valutazione del requisito dell’opera “non altrimenti localizzabile” richiede un’istruttoria e una motivazione adeguate: non è sufficiente affermare genericamente che esistono altre aree idonee, senza individuarle e senza confrontare tale conclusione con la documentazione progettuale.
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