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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38557/2025 del 28/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in cassazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'appello avverso la decisione del GIP di non sostituire la custodia cautelare in carcere (applicata il 15.04.2025) con gli arresti domiciliari. Il ricorso denunciava manifesta illogicità della motivazione perché, secondo il ricorrente, il Tribunale avrebbe indebitamente valorizzato un precedente giudizio di insufficienza della misura autocustodiale espresso dal Tribunale del riesame e fatti cautelari pregressi (anche con riferimento a un procedimento per associazione ex art. 74 DPR n. 309/90). Inoltre si contestava come illogica la valutazione della gravità della violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari, atteso che l'allontanamento dall'abitazione sarebbe stato determinato dall'aggressione subita dal ricorrente da parte della convivente (segnalata con comunicazione di notizia di reato del 14.04.2025) e che la sera dell'11.04.2025 lo stesso Shati aveva richiesto l'intervento delle forze dell'ordine.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso per infondatezza. Ha ritenuto che, sebbene incongruo il richiamo al giudizio di inadeguatezza formulato nel riesame, non fosse censurabile la valutazione della gravità della violazione della misura autocustodiale che aveva già dato luogo a un aggravamento della misura (provvedimento non impugnato dal ricorrente). La Corte ha ritenuto priva di riscontro la deduzione sulle ragioni dell'allontanamento e ha rilevato l'assenza di prova dell'impossibilità assoluta di ulteriore convivenza. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e la Corte ha disposto gli adempimenti di cancelleria previsti dall'art. 94, comma 1-ter, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 74

    Richiamata come riferimento a un precedente procedimento cautelare (associazione per delitti in materia di stupefacenti). La Corte ha considerato che fatti cautelari pregressi possono essere valutati, ma la loro evocazione non rende automaticamente illogica la decisione impugnata se la valutazione della gravità della violazione attuale è rimasta fondata e non impugnata.

  • Disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale, art. 94, comma 1-ter

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione della Corte (obblighi amministrativi e comunicazioni conseguenti al provvedimento di rigetto). La Corte ha disposto l'adempimento di tali incombenze.

Massime di principio

  • In Cassazione le valutazioni di fatto e di gravità delle violazioni delle misure cautelari (e il conseguente giudizio di inaffidabilità) sono, di regola, incensurabili salvo che emergano vizi di logicità, incoerenza o contrasto con elementi probatori concreti.
  • Il richiamo a precedenti decisioni cautelari (es. giudizio di inadeguatezza nel riesame) non annulla automaticamente la legittimità di una successiva statuizione: ciò che conta è la valutazione concreta delle violazioni accertate e l'eventuale aggravamento non impugnato.
  • Spetta al ricorrente dimostrare in modo concreto e probatorio le giustificazioni addotte per le violazioni delle prescrizioni (per esempio l'impossibilità assoluta di continuare la convivenza); mere deduzioni generiche sono insufficienti.
  • Se un aggravamento della misura cautelare non è stato impugnato nei gradi precedenti, la sua valutazione di fatto risulta difficilmente rivedibile in sede di legittimità.
  • La parte soccombente è normalmente condannata alle spese: chi impugna senza successo rischia la condanna alle spese processuali e l'attivazione degli adempimenti amministrativi previsti dalle norme di attuazione del codice di procedura penale.

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