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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05304/2025 del 10/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente impugnava in cassazione l'ordinanza del tribunale che, in sede esecutiva, aveva respinto l'istanza volta a ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due gruppi di reati già definiti con distinte sentenze. Secondo l'istanza, i fatti avrebbero dovuto essere ricondotti a un medesimo disegno criminoso. Le condanne richiamate riguardavano, da un lato, danneggiamento aggravato, furto aggravato ed evasione; dall'altro, furto pluriaggravato e danneggiamento aggravato in concorso. La Corte rileva che le doglianze erano formulate come deduzione di un asserito difetto di motivazione, ma in realtà tendevano a ottenere una nuova valutazione del merito; inoltre il ricorrente non indicava elementi concreti e specifici idonei a dimostrare l'unicità del progetto criminoso, limitandosi a richiamare la vicinanza temporale e l'analogia tra i titoli di reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondate le censure perché contrastanti con la giurisprudenza consolidata in tema di continuazione e perché dirette, in sostanza, a sollecitare una rivalutazione del fatto non consentita in sede di legittimità. Ha quindi confermato il diniego del vincolo della continuazione disposto dal tribunale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    richiamato implicitamente quale disciplina del reato continuato e del medesimo disegno criminoso, la cui esistenza richiede una preventiva programmazione unitaria dei reati almeno nella loro linea essenziale

  • art. 616 c.p.p.

    base della condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Per il riconoscimento della continuazione non basta la mera contiguità temporale tra i reati né l'identità o analogia dei titoli di reato; occorre che emergano elementi specifici e concreti dai quali desumere una preventiva programmazione unitaria delle violazioni.
  • La unicità del disegno criminoso si distingue dalla mera omogeneità del movente o della spinta criminosa: il fatto che i reati siano stati commessi per identico fine di lucro o di profitto non è, di per sé, sufficiente a integrare il vincolo della continuazione.
  • L'istante che chieda il riconoscimento del reato continuato ha un onere di allegazione rigoroso: deve indicare dati sintomatici puntuali idonei a dimostrare l'esistenza del medesimo disegno criminoso.
  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova valutazione del merito o del fatto sotto la veste di censura motivazionale quando la decisione impugnata sia sorretta da argomentazione logica e puntuale.
  • La diversa modalità esecutiva dei reati, la loro commissione in concorso solo in alcuni episodi e la distanza temporale non minima tra gli addebiti possono essere elementi ostativi al riconoscimento della continuazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativiPena e commisurazione
RamiProcesso penaleEsecuzione penaleParte generale
IstitutiContinuazioneOnere della prova

Testo integrale

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