Cassazione Penale, Ordinanza n. 05270/2025 del 10/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, rilevando che il termine per impugnare era già decorso quando il ricorso è stato proposto. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non emergendo elementi idonei ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Bari del 23 giugno 2023. Dal testo emerge che l'unico profilo esaminato dalla Corte di cassazione riguarda la tempestività dell'impugnazione: il ricorso è stato presentato il 28 dicembre 2023, mentre il termine per impugnare era scaduto l'8 novembre 2023. La Corte ha quindi rilevato d'ufficio la tardività del ricorso e, conseguentemente, la sua inammissibilità dichiarabile de plano. Non risultano nel testo altri motivi di ricorso o questioni di merito.
Norme richiamate
consente la declaratoria immediata di inammissibilità del ricorso quando la tardività risulti ictu oculi dal fascicolo, senza necessità di contraddittorio o di ulteriori approfondimenti.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione proposto oltre il termine di legge è inammissibile e può essere dichiarato de plano quando la tardività sia immediatamente verificabile.
- In caso di inammissibilità del ricorso, segue la condanna alle spese processuali; inoltre, salvo che risultino elementi idonei ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, il ricorrente può essere condannato al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
- La verifica preliminare della tempestività dell'impugnazione precede ogni esame del merito e, se negativa, assorbe ogni ulteriore motivo di ricorso.
Come è indicizzato
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