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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18240/2022 del 06/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha disposto il sequestro preventivo di euro 930.000,00 ritenuto profitto del reato (ipotesi di bancarotta patrimoniale e reati connessi). La ricorrente ha dedotto: 1) carenza o apparente motivazione sul periculum in mora (art.125 c.p.p.); 2) mancanza di motivazione circa l'effettiva esistenza del profitto e l'incertezza temporale dei movimenti sui conti; 3) errata applicazione delle norme sul sequestro finalizzato alla confisca diretta (sostiene che le somme sono state accreditate successivamente e non avrebbero nesso di pertinenzialità, configurando un illecito tentativo di confisca per equivalente); 4) illegittima immediata esecutività del sequestro ai sensi degli artt.310 e 322-bis c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato e ha confermato l'ordinanza di sequestro. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse dato motivazione adeguata e logica sia sul fumus commissi delicti sia sul periculum in mora (dispersione del profitto per pluralità di canali e durata temporale delle condotte). Ha affermato la possibilità di sequestro finalizzato alla confisca diretta anche per beni o somme trasformate o transitanti attraverso società controllate quando sussista un nesso causale e soggettiva riconducibilità al reo; ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite secondo cui la natura fungibile del denaro consente la confisca diretta anche se somme lecite si trovano nel patrimonio dell'indagato. Il motivo relativo all'esecutività è stato dichiarato inammissibile per difetto d'interesse. Condanna della ricorrente alle spese processuali (art.616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Base normativa del sequestro preventivo finalizzato alla confisca; utilizzato per sottrarre somme ritenute profitto del reato. La Corte ha ritenuto legittimo il suo utilizzo anche per somme indirettamente derivate dal reato.

  • art. 125, cod. proc. pen.

    Richiesta dalla ricorrente per censurare la motivazione sul periculum in mora. La Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del riesame fosse adeguata e non apparente.

  • art. 240, cod. pen.

    Norma sul profitto del reato; la Corte ha applicato una interpretazione estensiva collegata alla giurisprudenza di legittimità, considerando profitto anche le trasformazioni indirette del denaro illecito.

  • art. 322-ter cod. pen. (giurisprudenza collegata)

    Riferimento giurisprudenziale alla disciplina della confisca diretta: la Corte ha richiamato l'indirizzo che include nel profitto anche beni acquistati con denaro illecito quando sussista nesso causale e riconducibilità soggettiva.

  • art. 310, cod. proc. pen.

    Norma sulle misure cautelari personali cui la difesa voleva estendere la previsione sull'esecutività alle misure reali; la Corte ha ritenuto il motivo inammissibile per difetto di interesse.

  • art. 322-bis, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa in relazione all'immediata esecutività del provvedimento; la Corte non ha accolto il rilievo per difetto di interesse processuale.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che ha consentito la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

  • Sez. U., n. 10280 del 25/10/2007 (Miragliotta)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per affermare che il profitto del reato comprende anche beni acquistati con denaro illecito quando sussista nesso causale e soggettiva attribuibilità.

  • Sez. U., n. 10561 del 30/01/2014 (Gubert)

    Affermata la nozione ampia di profitto per reati tributari e la possibilità di confisca diretta di beni risultanti da trasformazione del denaro illecito.

  • Sez. U., n. 42415 del 27/05/2021

    Principio secondo cui la confisca del denaro profitto del reato deve essere qualificata come diretta anche se il denaro sia fungibile e la singola somma abbia origine apparente lecita.

Massime di principio

  • Per le misure cautelari reali il tribunale del riesame non è tenuto a una motivazione 'rafforzata' come nel giudizio di assoluzione; è sufficiente motivazione logica e basata su concreti elementi indiziari.
  • Il 'fumus' del reato e il periculum in mora possono essere desunti dalla durata e modalità delle condotte, dalla pluralità dei canali di trasferimento e dal concreto rischio di dispersione del profitto illecito.
  • La nozione di 'profitto del reato' comprende anche le utilità indirette o mediate e le trasformazioni del denaro illecito (beni acquistati, investimenti), purché sussista un nesso causale e la riconducibilità soggettiva.
  • La fungibilità del denaro giustifica, secondo la giurisprudenza di legittimità, la confisca diretta di somme presenti nel patrimonio dell'indagato anche se alcune tranche sono di apparente origine lecita o sono affluite successivamente.
  • Per contrastare un sequestro in casi simili conviene documentare con precisione la tracciabilità delle somme, dimostrare l'origine lecita e la mancanza del nesso causale; occorre però muoversi tempestivamente perché il periculum può rendere il sequestro immediatamente esecutivo.
  • I giudizi sul nesso di pertinenzialità richiedono elementi indiziari chiari: la difesa deve puntualizzare tempistiche dei movimenti, intestazioni, destinazione dei fondi e prova di reinvestimenti leciti per contestare la riconducibilità al profitto del reato.
  • Se il sequestro è già diventato esecutivo, la contestazione della provvisorietà dell'esecutività può risultare priva di interesse salvo dimostrare un danno concreto e immediato derivante dall'esecuzione.

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