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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22004/2024 del 31/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del 23/11/2023 che aveva confermato le misure cautelari (carcere per Domenico, arresti domiciliari per Demetrio) per il reato di estorsione pluriaggravata con riferimento anche all'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p.. I motivi principali: (1) omessa valutazione e vizio di motivazione per non aver considerato la memoria difensiva e dichiarazioni (art.192 c.p.p.); (2) contestazione dei gravi indizi in merito alla descrizione della minaccia e alla sussistenza delle aggravanti (art.628, comma 3, nn.1 e 3 c.p., e art.416-bis.1 c.p.); (3) mancata assunzione/valutazione di prove decisive e insufficiente valutazione degli elementi favorevoli alla personalità e vita post-fatto (tempo trascorso, assenza di altre condotte criminali e mancato legame con consorterie), con conseguente contestazione dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari e del pericolo di inquinamento probatorio (art.274 lett. a) e c) c.p.p.); (4) censura dell'uso esclusivo delle dichiarazioni di collaboratori e della persona offesa per provare l'aggravante mafiosa.

La decisione

La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi che miravano a rimettere in discussione la valutazione del merito sui gravi indizi (ricostruzione fattuale e valutazione delle dichiarazioni), confermando che tali censure sono insindacabili in Cassazione salvo violazioni di legge o manifesta illogicità. Tuttavia la Corte ha accolto i rilievi relativi alle esigenze cautelari nei profili di concretezza e attualità: ha ritenuto che il Tribunale non ha compiuto un'adeguata valutazione di elementi concreti idonei a confutare la presunzione di pericolosità (in particolare mancata considerazione completa della mancanza di appartenenza a consorterie, della cessazione dei rapporti dal 2020 e dell'assenza di ulteriori condotte criminali) e ha motivato in modo apodittico il pericolo di inquinamento probatorio. Di conseguenza la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alle esigenze cautelari e ha disposto il rinvio al Tribunale di Reggio Calabria per un nuovo esame su tali profili. Ha inoltre ordinato che una copia del provvedimento sia trasmessa al Direttore dell'Istituto penitenziario per quanto riguarda Polimeno Domenico, in quanto la pronuncia non comporta automatica rimessione in libertà.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Usata come aggravante per l'agevolazione e per le modalità mafiose; la Corte territoriale aveva ritenuto configurata sia l'agevolazione (somme destinate alla cosca) sia la modalità mafiosa (evocazione della cosca) come riscontro ai fatti contestati

  • art. 628, comma 3, nn. 1 e 3 cod. pen.

    Richiamata in relazione alle aggravanti applicate al reato di estorsione (più persone riunite e modalità particolari); la motivazione di merito aveva ritenuto sussistente l'aggravante della pluralità di persone

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti per contestare l'omessa considerazione della memoria difensiva; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito ha comunque valutato gli elementi difensivi, pur dandone una diversa valutazione

  • art. 274, lett. a) e lett. c) cod. proc. pen.

    Rilevanti per il pericolo di inquinamento probatorio (lett. a) e per i requisiti delle misure cautelari (lett. c)); la Corte ha ricordato che il pericolo di inquinamento deve essere concreto e fondato su elementi concreti, non su enunciazioni apodittiche

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di presunzione relativa di pericolosità sociale: la Corte ha sottolineato l'obbligo del giudice di verificare gli elementi che possano superare tale presunzione (tempo trascorso, rescissione dai legami criminali, assenza di comportamenti successivi)

  • art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di trasmissione al Direttore dell'Istituto penitenziario di copia del provvedimento quando la decisione non comporta automatica rimessione in libertà del detenuto; la Corte ha disposto tale trasmissione per Domenico

Massime di principio

  • La Cassazione non è sede per rimettere in discussione valutazioni di merito sui fatti o sull'attendibilità delle fonti: censure che propongono una diversa lettura degli elementi probatori sono inammissibili salvo violazione di legge o manifesta illogicità della motivazione
  • Per disporre o confermare misure cautelari il giudice deve valutare concretamente e attualmente le esigenze cautelari; non è sufficiente appellarsi alla sola gravità del fatto o a presunzioni astratte: vanno presi in considerazione elementi come tempo trascorso, comportamento post-fatto e reale legame con strutture criminali
  • Il pericolo di inquinamento probatorio richiesto dall'art.274 cod. proc. pen. deve essere fondato su indicatori concreti e riconoscibili secondo il criterio dell'id quod plerumque accidit; affermazioni apodittiche non sono sufficienti
  • L'aggravante di tipo mafioso (art.416-bis.1) può essere fondata su dichiarazioni di collaboratori se corroborata da altri riscontri (dichiarazioni della persona offesa, risultanze investigative e contesto fattuale), ma la sua applicazione richiede una motivazione specifica
  • In presenza di elementi tali da mettere in discussione l'attualità delle esigenze cautelari il giudice di merito deve esplicitamente confrontarsi con tali argomenti; il mancato esame porta all'annullamento parziale e al rinvio per nuovo esame

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