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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38757/2023 del 22/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva confermato la condanna di Tarquinio per reati fallimentari commessi in qualità di amministratore e legale rappresentante della ITES GENERAL CONTRACTOR S.R.L. (fallita il 7/10/2015). I motivi censurano: 1) violazione di legge e mutazione del fatto per aver ritenuto l'aggravamento del dissesto su un arco temporale più ampio (contestualmente il ricorrente sosteneva che le perdite fossero decrescenti e che il dissesto originasse invece negli anni 2006/2007); 2) vizio di riconduzione dell'elemento soggettivo nel capo B) (contestata la qualificazione dolosa della mancata consegna della documentazione contabile, che sarebbe invece colposa/«mera svista»); 3) doglianze sulla sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 219 comma 1 R.D. 267/1942, sulla proporzione della pena e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi, complessivamente, o generici e non specifici o manifestamente infondati: in particolare ha condiviso la ricostruzione della Corte territoriale circa la progressiva e consistente esposizione debitoria (passivo di circa 11 milioni di euro alla data del fallimento), l'omessa prova in ordine ai bilanci invocati dal ricorrente e la corretta valutazione del dolo e dell'aggravamento del dissesto. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; nulla è stato disposto sulle spese della parte civile (conclusioni tardive).

Norme richiamate

  • R.D. 16 marzo 1942 n. 267 (legge fallimentare) - art. 217 comma 1 n.4

    Norma richiamata nell'imputazione per i delitti connessi al dissesto; la Corte ha ritenuto sussistente l'aggravamento del dissesto in un arco temporale esteso e collegato alla gestione e all'omessa ottemperanza agli obblighi erariali

  • R.D. 16 marzo 1942 n. 267 - art. 219 comma 1

    Aggravante contestata al ricorrente; la Corte ha ritenuto che la consapevolezza dello stato di decozione e la progressiva dissoluzione della garanzia patrimoniale giustificassero l'applicazione dell'aggravante

  • R.D. 16 marzo 1942 n. 267 - art. 224, art. 220, art. 16, art. 49

    Norme richiamate per i vari capi d'imputazione (omessa tenuta o consegna di documenti contabili, responsabilità dell'amministratore); la Corte ha ritenuto provati gli elementi costitutivi, compreso il dolo per la mancata collaborazione con la curatela

  • Codice di procedura penale - art. 606 comma 1 lett. b) e lett. c)

    Regole di ammissibilità dei motivi di cassazione: la Corte ha motivato l'inammissibilità di molte doglianze perché generiche, non specifiche e ripropositive delle argomentazioni già esaminate in appello

  • Disposizioni di attuazione cod. proc. pen. - art. 173

    Limiti alla esposizione dei motivi (richiamati per l'ammissibilità e la specificità delle deduzioni in cassazione)

  • Decreto-Legge 23 ottobre 2020 n.137 - art. 23 comma 8

    Norma richiamata in relazione al trattamento cartolare del procedimento e ai termini per le conclusioni della parte civile; la Corte ha osservato il rispetto delle regole procedurali

  • Decreto-Legge 30 dicembre 2021 n. 228 - art. 16 comma 1 (convertito in L. 25/02/2022 n.15)

    Richiamato in relazione alla disciplina del procedimento trattato in forma cartolare

  • Codice di procedura penale - art. 616

    Prevede le conseguenze della declaratoria di inammissibilità del ricorso; applicata con condanna del ricorrente alle spese e alla somma a favore della Cassa delle ammende

  • Codice penale - artt. 132 e 133

    Principi di fissazione della pena e del potere discrezionale del giudice di merito nella determinazione della pena base e nell'applicazione delle circostanze; la Corte ha ritenuto corretta la motivazione in ordine alla dosimetria

Massime di principio

  • In cassazione i motivi devono essere specifici e strettamente collegati alla ratio decidendi della sentenza impugnata; argomentazioni generiche o che ripetono quanto già deciso in sede d'appello rischiano l'inammissibilità.
  • La contestazione della 'mutazione del fatto' richiede una valutazione puntuale dell'imputazione rispetto alla ricostruzione giudiziaria: se l'imputazione è formulata su un arco temporale esteso, il giudice può valutare elementi anche fuori da un singolo triennio se ciò è coerente con la contestazione originaria.
  • Per le condotte contestate a carico dell'amministratore fallimentare, la sussistenza del dolo può essere desunta dalla consapevolezza dello stato di decozione e dalla condotta omissiva reiterata (mancata collaborazione, mancata adempienza agli obblighi erariali); la mera allegazione di una 'svista' dev'essere provata concretamente.
  • La scelta sulla sussistenza di aggravanti e sulla quantificazione della pena rientra ampiamente nella discrezionalità del giudice di merito; in cassazione è possibile censurare la motivazione solo se viziata da manifesta illogicità o contraddittorietà.
  • Chi impugna in cassazione deve produrre e allegare integralmente i documenti (es. bilanci e note integrative) che assume decisivi per la difesa: l'omessa produzione rende inammissibili o infondati i rilievi sulla valutazione probatoria.
  • La mancata consegna di documentazione alla curatela, unita al mancato riscontro a convocazioni formali, costituisce elemento significativo per ritenere la condotta dolosa e non semplicemente colposa, soprattutto se incide sulla possibilità di ricostruire l'attivo e il passivo societario.

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