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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40378/2023 del 04/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Fioramonte Antonio impugna in Cassazione l'ordinanza del 11/11/2022 (Tribunale del Riesame di Milano) che aveva confermato l'ordinanza del Gip che aveva rigettato la richiesta di revoca della misura dell'obbligo di presentazione quotidiana alla P.G. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione lamentando l'assenza di esigenze cautelari concrete e attuali che giustifichino il mantenimento della misura.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile: il gravame investe esclusivamente la valutazione circa la sussistenza delle esigenze cautelari, materie incentrate su valutazioni di fatto non suscettibili di sindacato di legittimità in Cassazione in assenza di profili di diritto o nuovi fatti. Il tribunale del riesame aveva motivato il rigetto sottolineando l'assenza di fatti nuovi, la rilevanza del decorso del tempo già considerata e la concreta e attuale pericolosità di reiterazione del reato, avvalorata dalla contestazione del "metodo mafioso" e dal ruolo del ricorrente nelle intimidazioni. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato aspecifico e inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    La contestazione del "metodo mafioso" (art. 416-bis) valorizza la gravità del contesto criminoso e rende più fondata la valutazione della concretezza e attualità del pericolo di reiterazione, giustificando il mantenimento di misure cautelari anche meno afflittive.

  • art. 275 co. 3 c.p.p.

    Secondo la motivazione richiamata, la normativa consente di presumere il pericolo di reiterazione in presenza di contestazione del metodo mafioso; tale presunzione è stata ritenuta rilevante nella valutazione complessiva delle esigenze cautelari.

  • art. 23 co. 8 D.L. n. 137/2020

    Richiamata come disciplina che consente il trattamento del ricorso con contraddittorio scritto; qui viene richiamata la procedura seguita piuttosto che come principio di merito.

Massime di principio

  • La Cassazione tende a dichiarare inammissibili i ricorsi che impugnano esclusivamente valutazioni di fatto (es. esigenze cautelari) senza indicare profili di diritto o nuovi elementi idonei a rimettere in discussione la decisione del giudice del merito.
  • Il semplice decorso del tempo non è di per sé sufficiente a contrastare la valutazione originaria sulle esigenze cautelari se il tempo e gli eventi intercorsi erano già conosciuti al momento dell'adozione della misura.
  • La contestazione della modalità "metodo mafioso" (art. 416-bis) incide sulla valutazione del pericolo di reiterazione e può giustificare il mantenimento di misure cautelari anche quando queste siano limitative meno severe, in quanto rileva la gravità del quadro criminoso.
  • In sede di impugnazione è necessario offrire elementi nuovi o specifici argomenti giuridici che mettano in crisi la motivazione del giudice di merito; la mera reiterazione di doglianze già svolte è aspecifica e inefficace.
  • Le decisioni dei giudici del riesame devono essere specificamente contrastate: il difensore deve confrontarsi punto per punto con le argomentazioni motivate del tribunale per evitare l'inammissibilità per genericità.
  • Ricorsi manifestamente inammissibili o aspecifici possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (es. somme alla cassa delle ammende).

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