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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12631/2025 del 01/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando quindi la condanna già pronunciata nei gradi di merito. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Tivoli a due anni e quattro mesi di reclusione e 600 euro di multa. Con il primo motivo ha denunciato violazione di legge e contraddittorietà della motivazione chiedendo la derubricazione del fatto nel tentativo di furto in abitazione, sostenendo che il reato non fosse consumato ma solo tentato. Con il secondo motivo ha dedotto vizio di motivazione in relazione alla mancata riforma della decisione sul trattamento sanzionatorio e al diniego delle attenuanti generiche. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo non specifico perché meramente reiterativo delle censure già respinte in appello e comunque infondato, poiché dai fatti accertati risultava che l'imputato aveva conseguito, sia pure per breve tempo, la piena ed effettiva disponibilità della refurtiva, con conseguente consumazione del reato. Ha inoltre giudicato il secondo motivo inammissibile e manifestamente infondato, osservando che la pena irrogata era inferiore alla media edittale e che la motivazione del diniego delle attenuanti generiche era sufficiente, essendo stato valorizzato un elemento ostativo ritenuto decisivo.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamato per la richiesta di qualificare il fatto come tentativo; la Corte ha escluso la configurabilità del tentativo perché la refurtiva era stata già acquisita in disponibilità autonoma dell'agente, sia pure per breve tempo.

  • art. 624-bis c.p.

    Norma evocata dal ricorrente per la derubricazione del fatto; la Corte ha ritenuto che il reato fosse consumato e non tentato.

  • art. 133 c.p.

    Richiamato in tema di determinazione della pena: quando la pena è inferiore alla media edittale, è sufficiente una motivazione sintetica che dia conto del criterio di adeguatezza, senza necessità di una motivazione analitica.

  • art. 62-bis c.p.

    Norma implicata dalla doglianza sul diniego delle attenuanti generiche; la Corte ha ribadito che il giudice può fondare il diniego su elementi decisivi o rilevanti, senza dover prendere in esame tutti quelli prospettati dalle parti.

  • art. 616 c.p.p.

    Base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il motivo di ricorso per cassazione è inammissibile quando si risolve nella pedissequa reiterazione delle doglianze già dedotte in appello e prive di una critica argomentata alla sentenza impugnata.
  • Il furto è consumato, e non tentato, quando l'agente consegue la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della cosa sottratta, anche se per un tempo breve.
  • La censura sulla quantificazione della pena è difficilmente accoglibile quando la sanzione è stata determinata in misura inferiore alla media edittale, potendo bastare un richiamo al criterio di adeguatezza che implicitamente comprenda gli elementi dell'art. 133 c.p.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimamente motivato quando il giudice individui uno o più elementi decisivi o comunque rilevanti, senza essere tenuto a confutare analiticamente tutti i dati favorevoli allegati dalla difesa.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiTentativoOnere della prova

Testo integrale

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