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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26236/2025 del 17/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, aveva dichiarato estinti per prescrizione due capi di imputazione e aveva confermato la condanna per la detenzione di sostanza stupefacente destinata allo spaccio, rideterminando la pena. Con un unico motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che mancassero elementi certi per affermare la destinazione a terzi della droga rinvenuta, e che la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto integrato il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo non fosse deducibile in sede di legittimità perché non si confrontava criticamente con la motivazione della sentenza impugnata, ma riproponeva censure già esaminate e disattese dal giudice di merito in modo generico. Ha inoltre osservato che la Corte di appello aveva correttamente valorizzato plurimi indici sintomatici della destinazione allo spaccio: eterogeneità della sostanza (marijuana e hashish), quantità corrispondente a 18,63 dosi medie droganti, modalità di occultamento nell'auto, rinvenimento di 160 euro in tagli minuti. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    La detenzione di stupefacenti può integrare il reato anche quando la finalità di spaccio sia desunta da una valutazione complessiva di dati oggettivi e soggettivi, non essendo sufficiente la mera prospettazione dell'uso personale in assenza di elementi concreti a sostegno.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    La destinazione della sostanza va accertata in concreto sulla base di tutti gli indici del caso, e non solo del dato quantitativo o del superamento delle soglie tabellari.

  • art. 73-bis, comma primo, lett. a), d.P.R. 309/1990

    Il superamento del limite tabellare non crea una presunzione automatica di destinazione a uso non personale, ma costituisce un elemento indiziario da valutare insieme agli altri dati fattuali.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese processuali e, in assenza di colpa nella causa di inammissibilità, anche alla sanzione pecuniaria; nel caso concreto la Corte ha escluso l'assenza di colpa.

  • Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000

    È richiamata per il principio secondo cui, in caso di inammissibilità non ascrivibile a assenza di colpa del ricorrente, può essere applicata la sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • In tema di detenzione di stupefacenti, la destinazione allo spaccio non deve essere provata con un solo indice, ma può essere desunta dalla valutazione globale di quantità, qualità, modalità di custodia e ulteriori circostanze concrete.
  • Il solo superamento del dato tabellare o ponderale non basta a fondare automaticamente la destinazione a uso non personale, ma può concorrere con altri elementi a sorreggere l'affermazione di responsabilità.
  • La mera allegazione dell'uso personale, se non corroborata da elementi specifici e se smentita da dati fattuali incompatibili con il consumo individuale, non è sufficiente a scardinare la motivazione di merito.
  • In sede di legittimità non è ammissibile una censura che si limiti a riprodurre argomentazioni già esaminate e disattese dal giudice di merito senza un confronto puntuale con la motivazione impugnata.
  • La detenzione di denaro in banconote di piccolo taglio, in un contesto di occultamento della droga e di quantitativo significativo, può costituire un ulteriore indizio della finalità di cessione a terzi.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

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