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Sentenza

Sentenza n. 85/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

per l’accertamento del silenzio-inadempimento serbato del Comune di Antonimina sull’istanza del 9.10.2024 contenente l'invito a voler adottare il provvedimento di acquisizione sanante dei 18/63 dei terreni di proprietà del ricorrente ovvero a provvedere alla restituzione degli stessi; per la condanna del Comune di Antonimina a provvedere su detta istanza avviando e concludendo il procedimento con atto espresso, anche previa nomina di un commissario ad acta, del quale viene chiesta l’individuazione;

Giustizia amministrativa202500656

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio Calabria, Sez. staccataSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: Silenzio-inadempimento del Comune sull’istanza del 9 ottobre 2024 volta all’acquisizione sanante dei terreni ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001 oppure alla loro restituzione

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha dedotto la violazione dell’art. 2 l. 241/1990 e dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, lamentando che il Comune non avesse riscontrato l’istanza con cui aveva chiesto di determinarsi sulla sorte di terreni di sua proprietà, già interessati nel 2005 da una procedura espropriativa per la realizzazione di una scuola media, ma occupati senza che risultasse adottato un valido ed efficace decreto di esproprio. Il ricorrente sosteneva che l’amministrazione fosse tenuta a scegliere tra l’adozione di un provvedimento di acquisizione sanante e la restituzione dei beni. Il Comune ha eccepito l’assenza di prova della proprietà e, conseguentemente, il difetto di una situazione soggettiva qualificata e dell’interesse a ricorrere, sostenendo inoltre che nel rito sul silenzio non potessero essere introdotti nuovi elementi documentali non presentati in sede amministrativa.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e ha dichiarato illegittimo il silenzio-inadempimento del Comune. Ha ritenuto che, a fronte di una formale istanza privata, l’amministrazione debba comunque concludere il procedimento con un provvedimento espresso, anche qualora ritenga la domanda irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, salvo il caso limite della palese pretestuosità. Nel caso concreto, l’istanza non era pretestuosa: il ricorrente aveva allegato la propria qualità di proprietario, aveva già ottenuto dal Comune l’accesso agli atti della procedura espropriativa e aveva quindi manifestato un interesse diretto, concreto e attuale. Le incertezze documentali sulla titolarità dominicale riguardavano il merito della pretesa e non escludevano l’obbligo di provvedere; il Comune avrebbe dovuto svolgere gli opportuni accertamenti istruttori in sede amministrativa. Il giudice ha ordinato al Comune di avviare e concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro 60 giorni dalla notificazione della sentenza, lasciando impregiudicate le valutazioni sul contenuto finale della decisione. La nomina del commissario ad acta è stata riservata all’eventuale successiva istanza in caso di ulteriore inadempimento. Il Comune è stato condannato alle spese processuali, liquidate in euro 1.000, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 2 l. 241/1990

    seppure con motivazione in forma semplificata con un sintetico riferimento al punto di fatto e di diritto ritenuto risolutivo

    Impone alla pubblica amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, anche quando l’istanza sia manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, salvo la palese pretestuosità della richiesta.

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    Costituisce il riferimento normativo della richiesta del privato di acquisizione sanante dei beni occupati senza valido titolo; l’amministrazione deve comunque determinarsi espressamente sulla richiesta, senza che il giudice del silenzio anticipi l’esito della valutazione sostanziale.

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    Consentono di ottenere l’accertamento dell’illegittimità del silenzio-inadempimento e la condanna dell’amministrazione a provvedere quando sia decorso il termine per la conclusione del procedimento.

  • art. 97 Cost.

    I principi di buon andamento e correttezza dell’azione amministrativa concorrono a fondare l’obbligo di dare riscontro espresso alle istanze private quando sussistano esigenze di giustizia, equità e certezza dei rapporti.

Massime di principio

  • A fronte di una formale istanza del privato, la pubblica amministrazione è tenuta a concludere il procedimento con un provvedimento espresso anche quando ritenga la domanda irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata; l’obbligo viene meno soltanto in presenza di una richiesta manifestamente pretestuosa.
  • Nel giudizio avverso il silenzio, l’interesse a ricorrere sussiste quando l’amministrazione sia rimasta inerte rispetto a un obbligo di provvedere, anche se tale obbligo deriva dai principi generali di correttezza, buon andamento e buona fede e non da una specifica disposizione attributiva del potere di iniziativa del privato.
  • Le incertezze documentali sulla titolarità del diritto fatto valere dal richiedente attengono, di regola, alla fondatezza sostanziale dell’istanza e non escludono l’obbligo dell’amministrazione di pronunciarsi; tali incertezze devono essere affrontate mediante l’istruttoria procedimentale.
  • Nel rito sul silenzio il giudice può ordinare all’amministrazione di avviare e concludere il procedimento entro un termine, ma non può sostituirsi all’amministrazione nelle valutazioni discrezionali relative all’accoglimento o al rigetto della pretesa sostanziale.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteTermini del procedimento e silenzioGiudizio di ottemperanza
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneBuona fede e correttezza della PALegittimazione e interesse a ricorrereDifetto di istruttoria

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