Cassazione Penale, Sentenza n. 5046/2024 del 05/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Franco Franceschi impugna l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva rigettato le istanze per l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Deduce due motivi: (1) vizio di notifica dell'ordinanza al difensore di fiducia (notifica effettuata a soggetto diverso, con diverso codice fiscale e PEC); (2) violazione di legge e vizio di motivazione per presunta errata applicazione dell'art. 94 d.P.R. 309/1990 e per non aver valorizzato il percorso terapeutico del Ser.D, l'assenza di segnalazioni di interruzione del trattamento, il cambiamento di condotta e l'assoluzione in un procedimento precedente, sostenendo che il Tribunale abbia formulato un giudizio di pericolosità difforme dalla relazione dell'UEPE e non abbia adottato prescrizioni rigide che avrebbero potuto consentire l'ammissione alle misure alternative.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha accertato che la notifica non era stata fatta al difensore nominato e che tale vizio è fondato, ma ha osservato che il difetto di notifica avrebbe potuto incidere solo sul decorso dei termini d'impugnazione e non sul merito della decisione. Sul secondo motivo ha ritenuto legittima e congrua la valutazione del Tribunale di sorveglianza: la decisione di rigetto si fonda su una pluralità di elementi negativi (pregressi specifici, pendenze per reati aggravati, misure di prevenzione anteriori, assenza di riflessione critica), che giustificano un giudizio prognostico negativo circa l'idoneità delle misure alternative. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso infondato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Riferimento alle fattispecie di vizio dedotte in cassazione; la Cassazione applica i criteri di sindacato previsti per i motivi di impugnazione in sede di legittimità
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato per i limiti di sintesi nella motivazione del ricorso in Cassazione (riassumere i motivi entro i limiti strettamente necessari)
art. 94 d.P.R. 09/10/1990, n. 309
Norma pertinente alla valutazione dei percorsi terapeutici correlati ai reati di stupefacenti; la Corte ritiene che il Tribunale abbia correttamente valutato l'insufficienza del programma terapeutico intramurario e l'assenza di una riflessione critica del condannato, quindi non ha ravvisato errata applicazione della norma
Massime di principio
- Il vizio di notifica della decisione al difensore nominato è rilevante principalmente con riguardo ai termini di impugnazione; non incide automaticamente sul merito del provvedimento se non è provato un pregiudizio procedurale sostanziale
- La valutazione sulle misure alternative alla detenzione è rimessa in larga misura al potere discrezionale del giudice di merito; la Cassazione sindaca la legittimità e la logicità della motivazione, non la determinazione di merito in concreto
- Un parere favorevole dell'UEPE o la partecipazione a un programma terapeutico non sono vincolanti: il giudice può comunque ritenere insufficiente il percorso se mancano elementi di concreta rieducazione o di introspezione
- Numerosi precedenti penali, pendenze per reati gravi o aggravati (es. con metodo mafioso) e precedenti misure di prevenzione possono giustificare un giudizio prognostico negativo sulla recidiva e l'esclusione delle misure alternative
- Per ottenere misure alternative occorrono elementi positivi concreti che depongano a favore di un favorevole esito della prova; in assenza di tali elementi, il giudice può richiedere un percorso comunitario/terapeutico strutturato
- In situazioni simili, la difesa dovrebbe documentare compiutamente il percorso terapeutico, l'assenza di segnalazioni negative, eventuali provvedimenti favorevoli intervenuti e proporre prescrizioni rigorose che possano essere previste per limitare il rischio di recidiva
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