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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33819/2025 del 15/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che, in sede di appello cautelare proposto dal Pubblico ministero, aveva annullato l'ulteriore attenuazione della misura disposta dal Tribunale di Crotone e aveva ripristinato la misura degli arresti domiciliari. Luigi Nisticò, indagato per partecipazione ad associazione mafiosa e associazione semplice finalizzata a truffe aggravata dall'agevolazione della cosca Megna, deduceva che il Tribunale non aveva adeguatamente valutato il decorso del tempo (fatti del 2018; restrizione dal 7/6/2023; arresti domiciliari dal 13/7/2023), il rispetto delle prescrizioni e l'assenza di violazioni durante la restrizione, il ridimensionamento indiziario emerso dal riesame, la sua età (settantenne) e le condizioni di salute precarie, e che tali elementi avrebbero dovuto comprovare l'affievolimento delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Ritiene inammissibile l'introduzione, in sede di impugnazione cautelare, di elementi non previamente dedotti davanti al giudice del gravame; inoltre afferma che il mero decorso del tempo e il rispetto delle prescrizioni (il cosiddetto "tempo silente") non sono, da soli, idonei a superare la presunzione di esistenza delle esigenze cautelari prevista dall'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., quando è contestata l'aggravante relativa a reati di tipo mafioso (art. 416 e 416-bis). Per superare la presunzione occorrono elementi concreti e specifici (es. recesso dall'associazione, esaurimento dell'attività associativa, collaborazione, trasferimento territoriale). Conseguentemente il rigetto comporta la conferma dell'orientamento che aveva portato al ripristino degli arresti domiciliari e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Esiste una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari; tale presunzione può essere superata solo fornendo elementi oggettivi e significativi che dimostrino l'assenza di tali esigenze, non il solo decorso del tempo

  • art. 416 cod. pen.

    Riferimento al delitto di associazione per delinquere; la contestazione di appartenenza ad associazione radicata sul territorio aumenta la portata cautelare e richiede elementi concreti per ritenere affievolite le esigenze cautelari

  • art. 416-bis.1 cod. pen. (riferimento all'aggravante/methodo mafioso)

    Per i reati con aggravante di tipo mafioso la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari è particolarmente robusta; il superamento richiede prova del recesso o della cessazione dell'attività associativa o altri elementi concreti che attestino l'irreversibile allontanamento dall'attività del sodalizio

Massime di principio

  • In appello cautelare non si possono introdurre nuovi motivi o fatti non già discussi davanti al giudice del gravame; tali elementi vanno proposti con la procedura appropriata (es. istanza di revoca) e documentati preventivamente
  • Per reati con aggravante di tipo mafioso (art. 416-bis e connessi) il mero decorso del tempo e il rispetto delle prescrizioni non sono, di per sé, sufficienti a dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari (nessun automatismo)
  • Per ottenere l'allentamento di misure cautelari in casi di associazione mafiosa è necessario fornire elementi concreti e specifici: recesso dall'associazione, cessazione dell'attività del sodalizio, collaborazione con la giustizia, trasferimento in diversa area territoriale, o altri fatti obiettivi riconoscibili dagli atti
  • Età avanzata e condizioni di salute possono contribuire alla valutazione, ma non sostituiscono la necessità di elementi che dimostrino l'assenza delle esigenze cautelari, e vanno adeguatamente documentate e discusse nei precedenti gradi
  • Se si intende proporre argomentazioni nuove a supporto dell'affievolimento delle esigenze cautelari, predisporre e depositare documentazione probatoria specifica e richiedere l'istruttoria o l'istanza di revoca davanti all'autorità competente prima dell'appello cautelare

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