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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15720/2025 del 22/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Denunciava violazione dell'art. 275, comma 3 (come modificato dalla L. 16/4/2015 n. 47), degli artt. 274 e 299 c.p.p. e vizi di motivazione in ordine all'attualità e concretezza delle esigenze cautelari, nonché alla proporzionalità e adeguatezza della misura. La difesa ha sostenuto che vi era un elemento di novità nella nuova istanza (indicazione di luogo di esecuzione degli arresti domiciliari al di fuori del contesto territoriale dove si sarebbero svolti i fatti, in particolare Sommariva del Bosco, CN), la cessazione dei rapporti con la famiglia Bandiera, il ridimensionamento dell'accusa (assoluzione per associazione) e l'assenza di prova della collaborazione con altri soggetti (es. Franco Moscato), circostanze che avrebbero reso superabile la presunzione di esclusiva adeguatezza della custodia cautelare in carcere e avrebbero consentito l'applicazione degli arresti domiciliari.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia legittimamente confermato la valutazione di inidoneità di misure alternative alla detenzione, avendo accertato l'assenza della "prognosi di affidabilità" necessaria per qualunque misura attenuata. Il provvedimento ha valorizzato elementi concreti: le condotte documentate del ricorrente, i rapporti illeciti avuti in indagine con soggetti posti in misura alternativa (es. componenti della famiglia Bandiera e altri), il monitoraggio telefonico che dimostrava canali di approvvigionamento multipli e la continuità e rilevanza quantitativa dell'attività di spaccio. La Corte ha inoltre osservato che la riduzione o modifica dell'imputazione e la proposta di esecuzione in luogo diverso non sono sufficienti di per sé a scalfire la presunzione di inadeguatezza degli arresti domiciliari, quando sussistano concrete e documentate ragioni di inaffidabilità dell'imputato. Di conseguenza il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen. (come modificato dalla legge 16 aprile 2015 n. 47)

    Il giudice ha applicato la presunzione relativa di inidoneità delle misure cautelari alternative alla detenzione per talune fattispecie; la Corte ha ritenuto che tale presunzione non fosse stata superata dalla difesa, poiché la documentata personalità e i contatti illeciti dell'imputato rendono impossibile la prognosi di affidabilità necessaria per gli arresti domiciliari, ovunque eseguiti.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa tra le norme processuali contestate (riguarda profili procedurali in materia cautelare/impugnazioni); la Corte non ha ritenuto sussistere alcuna violazione formale che mandi in crisi la motivazione del giudice di merito.

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Citato tra le norme invocate dalla difesa; il giudice della Corte non ha rilevato vizi sull'applicazione procedurale di questa norma nel procedimento impugnato.

  • artt. 73 e 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Le contestazioni riguardano delitti in materia di stupefacenti per i quali è stata disposta e mantenuta la misura cautelare. Il fatto che alcune imputazioni siano state ridimensionate o che vi siano state assoluzioni non ha, di per sé, reso superflua la valutazione concreta della pericolosità e della continuità dell'attività illecita.

  • art. 416 bis.1 c.p.

    Presenza di aggravanti/elementi di organizzazione criminale che rafforzano la gravità della situazione cautelare; il mantenimento della custodia si fonda anche sulla rilevanza di questi profili rispetto alla pericolosità del ricorrente.

  • art. 378 c.p.

    Norma richiamata in relazione a specifici capi di imputazione; la Corte ha considerato che i capi di responsabilità accertati contribuiscono alla valutazione complessiva della pericolosità e della inaffidabilità cautelare del soggetto.

Massime di principio

  • La mera indicazione di un luogo di esecuzione degli arresti domiciliari al di fuori del territorio dove sono maturati i fatti non è automaticamente idonea a superare la presunzione di inadeguatezza delle misure alternative: il giudice valuta la "prognosi di affidabilità" complessiva dell'imputato.
  • La riduzione dell'imputazione (es. assolta l'associazione ma condannato per reati di spaccio) non elimina automaticamente le esigenze cautelari: conta la natura, la continuità e la rilevanza quantitativa dell'attività illecita accertata.
  • I precedenti comportamenti processuali e investigativi (rapporti con persone sottoposte a misure non detentive, conversazioni intercettate, dati di traffico telefonico) possono dimostrare concretamente l'inidoneità di misure diverse dalla detenzione, anche se corredate da prescrizioni stringenti.
  • Un precedente rigetto non impugnato di analoga istanza (provvedimento non impugnato) può essere richiamato e fatto proprio dal giudice, ma ciò che conta è soprattutto l'assenza di nuovi elementi sostanziali e convincente prova della affidabilità.
  • Spetta alla difesa l'onere di fornire elementi nuovi e rilevanti che alterino la valutazione della pericolosità (ad es. documenti, prove di cessazione effettiva dei contatti illeciti, garanzie concrete e verificabili), non limitandosi a censure formali o a argomentazioni di carattere generale.
  • La nozione di pericolo di reiterazione va intesa come rischio di reiterazione di reati della stessa specie, non necessariamente dello stesso fatto; pertanto il giudice può valutare il rischio in termini astratti e in base alla personalità e alle modalità di agire dell'imputato.

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