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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33544/2022 del 12/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso censura l'ordinanza del GUP che aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero ritenendo dovesse procedersi con citazione diretta a giudizio per il reato di cui all'art. 5 d. lgs. 74/2000. La Procura ha sostenuto che, alla data dell'esercizio dell'azione penale (richiesta di rinvio a giudizio del 5 maggio 2021), la modifica normativa intervenuta (legge n.157/2019) aveva elevato il massimo edittale oltre i 4 anni (pena da 2 a 5 anni), rendendo obbligatoria la richiesta di rinvio a giudizio ex artt. 416 e 550 c.p.p. e non la citazione diretta. Pertanto la restituzione degli atti era abnorme e determinava stasi e pregiudizio del diritto di azione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha qualificato come abnorme l'ordinanza del GUP che aveva disposto la restituzione degli atti per citazione diretta, ha annullato l'ordinanza impugnata senza rinvio e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Napoli Nord. La Corte ha richiamato il principio del tempus regit actum per le norme processuali (art. 550 c.p.p.), statuendo che al momento della richiesta di rinvio a giudizio la nuova cornice edittale (massimo superiore a 4 anni) era già operante, imponendo la procedura del rinvio a giudizio.

Norme richiamate

  • art. 5 d. lgs. 74/2000

    Individua il reato contestato; la modifica successive delle sanzioni per tale fattispecie ha inciso sulla procedura da seguire.

  • art. 33 sexies c.p.p.

    Norma richiamata dal GUP per disporre la restituzione degli atti al P.M.; la Corte ha ritenuto abnorme l'uso di questo istituto quando doglianza e normativa richiedevano il rinvio a giudizio.

  • art. 416 c.p.p.

    Disciplina la richiesta di rinvio a giudizio dal Pubblico Ministero; la Corte ha affermato che, per la fattispecie, era necessaria la procedura di rinvio a giudizio ex art. 416.

  • art. 550 c.p.p.

    Norma processuale che regola l'adozione della citazione diretta o del rinvio a giudizio in relazione al trattamento sanzionatorio; la Corte ha precisato che, essendo norma processuale, si applica il principio tempus regit actum.

  • art. 173, comma 1, disp. att., c.p.p.

    Richiamato come limite alla motivazione del ricorso in cassazione (brevi limiti per la motivazione), in quanto la Procura ha introdotto il ricorso nei limiti strettamente necessari.

  • art. 2 c.p.

    Richiamato in quanto rilevante per la distinzione tra norme sostanziali e processuali; la Corte ha escluso l'applicazione del principio di retroattività delle norme sostanziali qui invocato, trattandosi invece di norma processuale.

Massime di principio

  • Se la modifica normativa riguarda regole processuali (non sostanziali), per stabilire quale norma applicare conta il momento in cui si esercita l'azione penale (principio 'tempus regit actum').
  • Quando la nuova cornice edittale innalza il massimo della pena oltre i 4 anni, il procedimento non è più suscettibile di citazione diretta e va seguita la procedura di rinvio a giudizio (art. 416 e 550 c.p.p.).
  • È abnorme e impugnabile l'ordinanza del GUP che, investita di una richiesta di rinvio a giudizio, disponga la restituzione degli atti al P.M. per citazione diretta se tale scelta è contraria alla legge: ciò produce stasi del procedimento e pregiudizio dei diritti difensivi.
  • In caso di dubbio sulla natura (processuale o sostanziale) della norma intervenuta, la Corte tende a ricondurre all'applicazione del principio 'tempus regit actum' per le norme processuali; quindi valutare sempre se la modifica incide sul procedimento o sul contenuto del reato.
  • La Procura può ricorrere in Cassazione contro provvedimenti abnormi del GUP che impediscono l'esercizio corretto dell'azione penale; la Corte può annullare senza rinvio e rimandare gli atti al giudice di merito competente.

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