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Sentenza

Sentenza n. 6/2026 - Catania, Sezione 2

per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio-inadempimento serbato sull’istanza presentata in data 1 agosto 2025, volta ad ottenere un provvedimento espresso in ordine all’eventuale utilizzazione della graduatoria del 23 febbraio 2021, relativa al Distretto di Messina, concernente il concorso per il reclutamento di 400 unità di personale non dirigenziale, profilo Direttore, nonché per la conseguente condanna dell’Amministrazione a provvedere.

Giustizia amministrativa202501909

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. IISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento sull'istanza del 1 agosto 2025 diretta a ottenere un provvedimento espresso sull'eventuale utilizzazione di una graduatoria concorsuale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (candidata idonea)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente, idonea al diciannovesimo posto nella graduatoria definitiva del 23 febbraio 2021 relativa al Distretto della Corte d'Appello di Messina, concernente il concorso per il reclutamento di 400 unità di personale non dirigenziale con profilo di Direttore, ha dedotto l'illegittimità del silenzio serbato dal Ministero della Giustizia sull'istanza del 1 agosto 2025. Ha rappresentato che la graduatoria era stata utilizzata solo parzialmente, nonostante la previsione ministeriale di utilizzo integrale delle graduatorie, la proroga delle facoltà assunzionali disposta dal d.l. n. 202/2024, convertito nella l. n. 15/2025, e l'esistenza di posti vacanti presso uffici giudiziari del Distretto di Messina. Ha quindi fatto valere il proprio interesse all'adozione di un provvedimento espresso, favorevole o sfavorevole, sull'eventuale utilizzazione della graduatoria e ha proposto l'azione avverso il silenzio-inadempimento.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo illegittima l'inerzia del Ministero. Ai sensi dell'art. 2 l. n. 241/1990, quando il privato presenta un'istanza riconducibile all'esercizio di una funzione amministrativa, l'amministrazione deve concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso entro un termine certo. L'obbligo di provvedere consiste nell'adozione di una decisione, non nell'accoglimento dell'istanza, e sussiste anche quando la domanda sia manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata. Il giudizio sul silenzio non riguardava la fondatezza sostanziale dell'eventuale utilizzazione della graduatoria, ma esclusivamente l'obbligo del Ministero di definire espressamente il procedimento. Il TAR ha accertato l'illegittimità del silenzio, ordinato al Ministero della Giustizia di adottare entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza un provvedimento espresso e motivato sull'istanza, e condannato l'amministrazione alle spese di giudizio, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori se dovuti, nonché al rimborso del contributo unificato se versato.

Norme richiamate

  • art. 2 l. n. 241/1990

    La Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento espresso, entro un termine certo, ogniqualvolta sia stata presentata un’istanza riconducibile all’esercizio di una funzione amministrativa.

    L'obbligo di provvedere sussiste anche quando l'istanza sia manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata; esso impone l'adozione di un provvedimento espresso, non necessariamente favorevole.

  • art. 31 c.p.a.

    Prevede l'azione avverso il silenzio-inadempimento; la posizione del privato che chiede l'adozione di un provvedimento espresso è tutelabile davanti al giudice amministrativo quale interesse legittimo.

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il rito dell'azione avverso il silenzio e consente al giudice di ordinare all'amministrazione di provvedere entro un termine determinato.

  • d.l. n. 202/2024, convertito nella l. n. 15/2025

    La ricorrente ne ha invocato la proroga delle facoltà assunzionali quale elemento a sostegno dell'istanza di utilizzazione della graduatoria; il TAR non ha deciso la fondatezza sostanziale di tale pretesa.

Massime di principio

  • Quando un privato presenta un'istanza riconducibile all'esercizio di una funzione amministrativa, l'amministrazione è tenuta a concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso entro un termine certo, anche se ritiene l'istanza irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata.
  • L'obbligo di provvedere non equivale all'obbligo di accogliere l'istanza: nel giudizio avverso il silenzio il giudice può imporre l'adozione di una decisione espressa e motivata, senza anticipare la valutazione sostanziale spettante all'amministrazione.
  • La richiesta di un provvedimento amministrativo espresso configura una posizione di interesse legittimo e consente l'esperimento dell'azione avverso il silenzio-inadempimento ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a.
  • Nel giudizio contro il silenzio, l'oggetto immediato è la violazione dell'obbligo di conclusione del procedimento, non la fondatezza della pretesa sostanziale che il privato intende far valere; l'amministrazione deve comunque esplicitare le ragioni dell'eventuale diniego.

Come è indicizzato

MaterieTermini del procedimento e silenzioGiudizio di ottemperanza
RamiProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoEffetto conformativo e riedizione del potere

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