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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45876/2023 del 14/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Lecce del 23/11/2022 che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva ridotto la pena a 6 mesi di reclusione per ciascuno riconoscendone la responsabilità per il reato di rissa (art. 588 c.p.). I motivi, diversi per ciascun imputato, lamentano in generale: carenza e contraddittorietà della motivazione (artt. 546 e 125 c.p.p.); errata valutazione o insufficienza di prove e travisamento probatorio (art. 192 c.p.p.); richiesta di riconoscimento di concorso anomalo (art. 116 c.p.), attenuanti specifiche (art. 114 co.1 c.p., attenuanti generiche art. 62-bis c.p.), applicabilità dell'istituto della particolare tenuità (art. 131-bis c.p.), prescrizione del reato (calcolo termini e sospensioni), e la mancata considerazione di circostanze personali e fattuali (es. assenza fisica, comportamenti in difesa, travolgimento nella confusione). Alcuni ricorrenti lamentano anche il richiamo non puntuale nelle motivazioni a posizioni di coimputati senza adeguata valutazione personale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi: li ha ritenuti generici, aspecifici o meramente reiterativi di censure già affrontate e adeguatamente motivate dalla Corte territoriale, senza che i ricorrenti avessero svolto un concreto 'dialogo' critico con la motivazione impugnata. In particolare sono stati respinti i profili di travisamento probatorio, le pretese di riconoscimento del concorso anomalo, delle attenuanti generiche o di particolare tenuità, e l'eccezione di prescrizione (ritenuta infondata nei termini calcolati dalla Corte). Per legge i ricorrenti sono stati condannati alle spese di procedimento e, per responsabilità colposa nella proposizione dei ricorsi, al versamento in favore della cassa delle ammende di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Un ricorso per Cassazione deve contenere censure specifiche e non meramente generiche o reiterative: è necessario confrontarsi punto per punto con la motivazione impugnata.
  • Per contestare la motivazione di merito è indispensabile indicare le omissioni o le contraddizioni precise e dimostrare come queste avrebbero inciso sulla decisione; richiami vaghi agli artt. 546 o 125 c.p.p. sono inidonei.
  • Le questioni probatorie (art. 192 c.p.p.) vanno dedotte con riferimento a specifici errori di valutazione o travisamento concretamente dimostrabili, non con enunciazioni generiche di 'mancanza di prova'.
  • Il riconoscimento di attenuanti (art. 114 o art. 62-bis) richiede elementi di segno positivo e ulteriori oltre l'incensuratezza; va documentato come tali elementi sussistano nel caso concreto.
  • La particolare tenuità del fatto (art. 131-bis) non si presume: occorre dimostrare la non gravità, episodicità e il limitato disvalore dell'evento, tenendo conto della dinamica concretamente accertata.
  • Le eccezioni di prescrizione devono essere calcolate in modo preciso, documentando le sospensioni e i termini applicabili; un calcolo approssimativo o contraddittorio è destinato a essere respinto.
  • Non è censurabile di per sé il richiamo, da parte del giudice, a elementi comuni o alle dichiarazioni di altri coimputati se ciò risulta congruo rispetto alla ricostruzione complessiva e se la posizione individuale è comunque trattata.
  • Se si propone ricorso sulla base di elementi nuovi o differenti rispetto all'appello, occorre che tali elementi siano formalmente e sostanzialmente ammessi nei limiti previsti per la Cassazione; altrimenti il ricorso è inammissibile.

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