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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39998/2022 del 21/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato in appello per il reato di tentata estorsione per avere inviato all'avv. Davide De Pasquale una lettera minatoria con la richiesta di restituzione di euro 40.000 e minacce rivolte anche ai familiari del legale. Con il ricorso per cassazione il difensore ha dedotto: insufficiente prova della paternità della lettera (non sarebbero probanti né il linguaggio sgrammaticato né l'indicazione del nome su busta e intestazione); contestazione della genuinità di una e-mail del 14/06/2016 allegata dalla persona offesa (si sosteneva fosse falsa); travisamento della prova circa gli allegati alla raccomandata; mancato approfondimento dell'attendibilità della persona offesa; e richiesta di riqualificazione del fatto nella fattispecie più lieve (art. 393 cod. pen.) sostenendo che il comportamento sarebbe stato esercizio di un diritto per ottenere la restituzione di somme.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse fornito motivazione adeguata, ricostruendo elementi indiziari convergenti circa la riconducibilità della lettera al ricorrente (mittente indicato sulla busta, autoidentificazione nella missiva, riferimenti a fatti concreti coerenti con il processo come versamento di 5.000 euro, vendita di beni, analogia di linguaggio). Quanto alla presunta falsità della e-mail del 14/06/2016, la Corte ha rilevato che il confronto con la e-mail allegata dalla persona offesa mostrava identità dei testi salvo la locuzione "più euro 35.000", circostanza non efficacemente contestata né allegata in modo autosufficiente nel ricorso; pertanto la doglianza è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza dell'atto. Sulla richiesta di riqualificazione su art. 393 cod. pen. è stato osservato che i giudici di merito hanno accertato l'insussistenza del credito di 35.000 euro, rendendo infondata la riqualificazione. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • D.L. n. 137 del 2020, art. 23 comma 8

    Consente la celebrazione del procedimento con contraddittorio scritto; richiamato per la modalità con cui si è svolto il procedimento in Cassazione

  • art. 56 e 629 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione alla doglianza sulla violazione di legge e vizio di motivazione rispetto alla qualificazione e prova del reato (nel testo del ricorso come riferimento alla normativa procedurale rilevante)

  • art. 606 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.

    Richiesto per sostenere che la Corte di Cassazione può essere giudice anche del fatto quando si deduce un 'error in procedendo' e, in tal caso, può accedere all'esame diretto degli atti

  • art. 165 bis comma 2 disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede che copia degli atti specificamente indicati dal ricorrente sia inserita in separato fascicolo dalla cancelleria; tuttavia non elimina l'onere del ricorrente di indicare puntualmente gli atti da inserire e il principio di autosufficienza del ricorso

  • art. 360, n. 5 (principio di autosufficienza richiamato)

    Principio per cui il ricorso deve essere autosufficiente e allegare o indicare con precisione gli atti che si assumono travisati; la Cassazione non può in generale riesaminare gli atti che il ricorrente non abbia diligentemente indicato o allegato

  • art. 393 cod. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente per chiedere la riqualificazione della condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte ha escluso tale riqualificazione avendo i giudici di merito accertato l'insussistenza del credito dedotto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e alla somma da versare alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per comminare euro 3.000,00

Massime di principio

  • In Cassazione il ricorrente deve rispettare il principio di autosufficienza: le censure che implichino l'esame di documenti o confronti probatori devono indicare puntualmente e allegare gli atti rilevanti o richiederne l'inserimento nel fascicolo, altrimenti sono inammissibili.
  • La Corte di legittimità non sostituisce la valutazione di merito: non può rivalutare la capacità dimostrativa delle prove se non sono indicati vizi manifesti e decisivi della motivazione dei giudici di merito.
  • Elementi indiziari convergenti (mittente sulla busta, autoidentificazione nella lettera, riscontri fattuali e analogia di linguaggio) possono essere ritenuti sufficienti per attribuire la paternità di una missiva anche in assenza di allegati originari, se la motivazione di merito li illustra compiutamente.
  • La richiesta di riqualificazione della fattispecie (p.es. da estorsione a esercizio arbitrario di un diritto) è priva di prospettiva se il giudice di merito ha già accertato l'assenza della pretesa sostanziale che giustificherebbe la condotta.
  • Se il ricorrente contesta la genuinità di una prova documentale decisiva, deve indicare esattamente in che cosa consista il travisamento e allegare i documenti necessari per consentire alla Cassazione di valutare la doglianza; la mera genericità è causa di inammissibilità.

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