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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33840/2025 del 15/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per sospetta partecipazione alla associazione mafiosa 'ndrangheta (art. 416-bis c.p.). L'imputazione specifica riguarda il ruolo nella cosca denominata "Gallace" e comportamenti di supporto alla latitanza e alla gestione di vicende criminose (ammanco di stupefacente e procurata inosservanza della pena). Il ricorrente ha articolato tre motivi: 1) contestazione della prova della esistenza e dell'operatività della cosca nel periodo di riferimento e della utilizzabilità, nei confronti del ricorrente, delle sentenze precedenti che avevano accertato la cosca; 2) carenza di elementi che dimostrino un concreto contributo personale di Sorgiovanni all'associazione, contestando l'inerenza degli atti (supporto alla latitanza, gestione dell'ammanco) al vincolo associativo mafioso; 3) illogicità della valutazione del pericolo di recidiva e della necessità della custodia cautelare, atteso che le condotte si sarebbero esaurite con l'arresto dei soggetti coinvolti e non vi sarebbero stati ulteriori contatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto fondato l'uso, ai fini cautelari, degli accertamenti penali irrevocabili pregressi (applicazione dell'art. 238-bis c.p.p.) per dimostrare il radicamento territoriale e la persistenza della mafia "Gallace" e ha confermato che il Tribunale ha adeguatamente motivato la continuità operativa del sodalizio. Ha considerato inammissibili per genericità le censure sull'assenza di contributo personale e sulla valutazione del pericolo di recidiva, poiché il Tribunale ha illustrato con precisione il coinvolgimento del ricorrente nella rete di supporto al latitante e l'interesse del gruppo a mantenere la propria operatività. La Corte ha quindi confermato la misura custodiale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    disciplina del delitto di associazione di tipo mafioso

    La sentenza conferma che la sussistenza dei caratteri specializzanti (potere di intimidazione, metodo mafioso, radicamento territoriale) può essere attestata anche sulla base di precedenti accertamenti irrevocabili quando ricorra continuità o sfruttamento della fama criminale pregressa

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    utilizzazione di fatti accertati in precedenti procedimenti

    Applicato per consentire l'impiego, ai fini della grave indiziatività, degli accertamenti contenuti in sentenze irrevocabili che hanno già definito l'esistenza della cosca; ciò permette di provare il radicamento e la persistenza dell'associazione senza ripetere integralmente gli accertamenti

  • art. 187 cod. proc. pen.

    Richiamato come base per usare fatti storici accertati in altri procedimenti laddove pertinenti alla prova di nuovi fatti

  • art. 192 cod. proc. pen.

    garanzie del diritto di difesa in relazione all'uso di prove precedenti

    Evidenziato che l'utilizzabilità erga omnes del fatto accertato non pregiudica il diritto di difesa, che resta garantito dalle limitazioni previste dall'art. 192 c.p.p.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    criteri per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza

    La Corte ha ritenuto che la valutazione dei gravi indizi appartiene al giudice del merito e che il Tribunale ha fornito argomentazione congrua e non manifestamente illogica

  • art. 274 cod. proc. pen.

    esigenze cautelari e pericolo di reiterazione

    Il Tribunale ha motivato l'esistenza di concrete esigenze cautelari (pericolo di recidiva, mantenimento della rete criminale) che giustificano la custodia in carcere; la Cassazione ha confermato la correttezza del ragionamento

Massime di principio

  • Gli accertamenti irrevocabili contenuti in precedenti sentenze possono essere utilizzati, ai sensi dell'art. 238-bis c.p.p., per provare il radicamento e la persistenza di una associazione mafiosa anche rispetto a soggetti nuovi o estranei ai procedimenti originari, quando sussista continuità fattuale o sfruttamento della "fama" mafiosa pregressa
  • Per contestare con successo la qualificazione associativa è necessario non solo negare fatti isolati, ma dimostrare specificamente l'assenza di collegamenti strutturali, di continuità territoriale o di utilizzo del metodo mafioso; censure generiche sulla valutazione del merito sono inammissibili in Cassazione
  • La verifica dei gravi indizi e delle esigenze cautelari è, in prima battuta, competenza del giudice di merito; la Suprema Corte interviene solo per vizi di legge, mancanza o manifesta illogicità della motivazione
  • Il contributo personale all'associazione deve essere dimostrato nei suoi elementi concreti (ruolo, iniziative, rapporti fiduciari, utilità al sodalizio); episodi di supporto alla latitanza o di coordinamento possono qualificarsi come apporto associativo quando mirano a mantenere o ripristinare la capacità operativa del gruppo
  • Il decorso del tempo attenua la rilevanza di taluni fatti, ma non è decisivo quando l'indagato abbia una "statura criminale" e rapporti stretti con i vertici dell'organizzazione, dal momento che il pericolo di recidiva può essere valutato in relazione al ruolo e alla rete di protezione mantenuta

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