Cassazione Penale, Sentenza n. 25539/2022 del 04/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza del riesame che aveva respinto l'appello contro il rigetto, da parte del GIP, dell'istanza di revoca o sostituzione della misura di custodia cautelare in carcere applicata a Macri' per il reato di tentata estorsione aggravata (artt. 629 e 416 bis.1 c.p.). La difesa deduceva violazione di legge e vizio di motivazione perché erano sopravvenuti elementi (provvedimento del riesame sui coindagati, nuove dichiarazioni della persona offesa notificate successivamente e documenti volti a contestarne l'attendibilità) tali da incidere sulla gravita indiziaria e sulla tenuta del quadro probatorio originario.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, spiegando che il Tribunale del riesame non ha dato una motivazione concreta e adeguata: ha formulato affermazioni assertive e non ha valutato nel merito gli elementi sopravvenuti indicati e allegati dalla difesa, limitandosi a rilevare una presunta "disparità di trattamento" e a dichiarare genericamente l'assenza di elementi idonei a incidere sulle esigenze cautelari. Per carenza motivazionale e omessa valutazione delle novita probatorie, l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio al Tribunale di Catanzaro, Sezione Distrettuale della Liberta, per nuovo esame; assegnati adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter.
Norme richiamate
Indica il reato di estorsione (nel caso, tentata) che costituisce il fatto per cui e' stata applicata la misura cautelare; la decisione confronta la gravita indiziaria relativa a tale fattispecie.
Richiamato come aggravante/elemento collegato alla contestazione (afferente a fattispecie associative aggravate); rilevanza ai fini della valutazione della gravita indiziaria e delle esigenze cautelari.
Norma processuale richiamata nella censura sulla motivazione e sull'istruttoria in sede di riesame/impugnazione; utilizzata per contestare il vizio di motivazione del provvedimento impugnato.
Richiamata nell'ambito delle censure processuali relative all'istruttoria difensiva e alla valutazione delle prove e dichiarazioni sopravvenute; concerne profili procedurali di acquisizione e valutazione probatoria.
Rilevante in relazione alla decisione di riesame delle misure cautelari e ai criteri che il giudice deve seguire nel motivare la conservazione o la modifica della misura.
art. 94, comma 1-ter
Norma relativa agli adempimenti di cancelleria a seguito della sentenza; la corte dispone l'inoltro e gli adempimenti amministrativi consequenziali al provvedimento di annullamento e rinvio.
Massime di principio
- Il giudice del riesame e' tenuto a valutare e motivare esplicitamente qualsiasi elemento sopravvenuto che la difesa allega ai fini della revoca o sostituzione della misura cautelare; motivazioni generiche o assertive sono insufficienti.
- La presenza di atti o dichiarazioni sopravvenute che incidono sulla credibilita delle persone offese o sulla valutazione delle dichiarazioni dei testi puo' ridurre la gravita indiziaria e deve essere concretamente confrontata dal giudice.
- La difesa deve indicare con precisione in che modo i nuovi elementi modificano il quadro indiziario; il giudice deve rispondere puntualmente a tali argomentazioni, valutando sia la sussistenza delle esigenze cautelari sia la consistenza della gravita indiziaria.
- La semplice affermazione di "assenza di elementi idonei" senza analisi puntuale costituisce vizio di motivazione che puo' determinare l'annullamento del provvedimento e il rinvio per nuovo esame.
- In caso di decisione carente sulla novita probatoria, la Corte di legittimita puo' disporre l'annullamento con rinvio anziche' decidere nel merito, per garantire il corretto contraddittorio e la valutazione di tutte le prove.
Testo integrale
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