Cassazione Penale, Sentenza n. 21078/2023 del 17/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
L'imputato ha impugnato la sentenza per violazione della legge penale sostenendo che il fatto ascritto al capo C) era stato erroneamente qualificato come estorsione (art. 629 c.p.) mentre, alla luce della ricostruzione fattuale condivisa dai giudici di merito, dove la vittima fu costretta con violenza e minacce e completamente sottomessa, la condotta doveva essere qualificata come rapina pluriaggravata (art. 628 c.p.). La rilevanza della questione riguarda anche la disparità delle pene pecuniarie tra le due fattispecie.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, sulla base della ricostruzione fattuale pacifica operata dai giudici di merito (uso di violenza e minacce, annullamento della volontà della vittima e impossessamento del bancomat), il capo C) va riqualificato da estorsione a rapina pluriaggravata in concorso (artt. 110, 628, terzo comma, nn. 1 e 3-quater, 61 n.5 c.p.). Di conseguenza la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha rideterminato la pena: anni cinque di reclusione ed euro 2.333 di multa (pena pecuniaria ridotta ex art. 620 c.p.p. e per il rito abbreviato), lasciando inalterata la pena detentiva già prevista. La riqualificazione è stata effettuata anche ai fini della rideterminazione della multa, ridotta rispetto a quella prevista per l'estorsione.
Norme richiamate
Norma sulla rapina pluriaggravata: la Corte ha applicato la fattispecie della rapina quando la volontà della vittima risulta completamente annullata dalla violenza/minaccia, configurando un atto privo di volontà.
Norma sull'estorsione aggravata: richiede che la consegna della cosa sia collegata a un atto di volontà della vittima, seppur fortemente menomata; qui la Corte ha ritenuto che mancasse tale elemento.
Concorso di persone nel reato: applicata per ritenere la responsabilità in concorso degli imputati.
art. 609, comma 2, cod. proc. pen.
Consente alla Corte di Cassazione di valutare la riqualificazione giuridica in favore dell'imputato anche se non proposta in appello, quando non sono necessari accertamenti di fatto ulteriori.
art. 620, comma 1, cod. proc. pen.
lett. l) (interpretazione giurisprudenziale)
Autorizza la Cassazione a rideterminare direttamente la pena pecuniaria quando procede all'annullamento limitatamente al trattamento sanzionatorio, applicando i criteri già delineati dalla giurisprudenza di legittimità.
Giurisprudenza consolidata (Sez. U. n. 8 del 1954; Sez. 2 n. 15564 del 08/04/2021 e altre)
Dottrina giurisprudenziale sui criteri di distinzione tra rapina ed estorsione: la rapina sussiste quando la violenza/minaccia annulla totalmente la libertà di autodeterminazione della vittima; l'estorsione quando permane una, seppur gravemente menomata, capacità di scelta.
Massime di principio
- La distinzione centrale tra rapina ed estorsione è il grado di annullamento della volontà della vittima: rapina = annullamento totale; estorsione = presenza di una residuale capacità di scelta.
- La qualificazione errata del fatto può incidere in modo significativo sulle sanzioni pecuniarie: l'imputato ha interesse a impugnare anche per ottenere la riqualificazione in fattispecie meno grave.
- La Corte di Cassazione può procedere a riqualificazione in senso più favorevole all'imputato anche se non sollevata in appello, quando la ricostruzione fattuale è pacifica e non richiede nuovi accertamenti (art. 609 co.2 c.p.p.).
- In caso di annullamento limitato al trattamento sanzionatorio la Cassazione può direttamente rideterminare la pena pecuniaria secondo i criteri di legge e giurisprudenza (art. 620 c.p.p.), compiendo gli aumenti o riduzioni dovuti (es. continuazione, rito abbreviato).
- Per valutare casi analoghi, raccogliere e documentare elementi diretti a dimostrare se la vittima abbia subìto una costrizione totale (testimonianze su violenza fisica, impossibilità di reagire, imposizione immediata di condotte) o solo una pressione che lasciava margini di scelta.
- Quando si contesta la qualificazione del reato, è utile concentrarsi sul profilo della libertà di determinazione della vittima e sulle modalità temporali e concrete della condotta (se la consegna è frutto di atto volontario anche se coartato, o di impossessamento senza volontà).
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