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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27621/2025 del 28/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva l'affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354, lamentando che non era stata valutata la sua personalità successivamente al fatto e la disponibilità di un'attività lavorativa. Il Tribunale di sorveglianza aveva rifiutato la stessa istanza rilevando l'assenza di nuovi elementi di valutazione e la recente applicazione della detenzione domiciliare (ordinanza del 5 dicembre 2024), per cui non sussisteva la necessaria progressività per estendere le misure alternative.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per non aver contrastato la valutazione sul carattere discrezionale della progressività nell'applicazione delle misure alternative e per essersi limitato a riproporre elementi già esaminati in un arco temporale molto breve. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende della somma di euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.)

    Norma che prevede l'affidamento in prova al servizio sociale come misura alternativa alla detenzione; la Corte ha richiamato che l'applicazione di misure alternative richiede una valutazione progressiva e che una recente applicazione di detenzione domiciliare può rendere prematura la concessione di una misura più ampia senza nuovi elementi.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze per i ricorsi inammissibili o manifestamente infondati; applicato per giustificare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in presenza di colpa, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

  • Corte Cost., sentenza n. 186 del 2000

    Richiamata in relazione al criterio per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; in assenza di elementi che escludano la colpa, la Corte ha confermato la possibilità di imporre il versamento alla Cassa delle ammende.

  • Cass. Sez. 1, n. 27264 del 14/01/2015 (Sicari, Rv. 264037)

    Giurisprudenza richiamata per il principio della necessaria gradualità nell'applicazione delle misure alternative e per il carattere discrezionale della valutazione sull'evoluzione del percorso di trattamento del condannato.

Massime di principio

  • La concessione di misure alternative alla detenzione richiede una progressività logica: una recente applicazione di una misura alternativa meno ampia può rendere prematura la concessione di una misura più estesa se non emergono elementi nuovi.
  • Il giudizio sulla idoneità delle misure alternative è discrezionale e riguarda la valutazione dell'evoluzione del percorso di trattamento; il ricorrente deve produrre elementi concreti e nuovi per mettere in crisi tale valutazione.
  • In presenza di un precedente provvedimento favorevole emesso da poco, è necessario dimostrare fatti sopravvenuti (es. periodo significativo di buona condotta in regime alternativo, stabile inserimento lavorativo, programmi di recupero completati) per ottenere un ampliamento della misura alternativa.
  • I ricorsi che si limitano a riproporre istanze già esaminate senza nuovi elementi rischiano l'inammissibilità e la condanna alle spese; la Corte può anche disporre il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende se non risultano elementi che escludano la colpa.
  • Per aumentare le probabilità di successo, il difensore deve documentare con prove aggiornate la modificazione della situazione del condannato (lavoro stabile, percorsi terapeutici, periodo significativo sotto misura alternativa) e confrontare esplicitamente la decisione impugnata con la valutazione precedente.

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